Revochiamo le concessioni petrolifere su giacimenti italiani

Tanto tuono che piovve…forse spinti dalle proteste di interi settori produttivi alcune associazioni datoriali hanno deciso di fare quello che tutte le associazioni (non solo dei datori di lavoro ma anche dei lavoratori) dovrebbero fare: nel nostro caso Confimi Industrie Bari Bat e Foggia ha preso carta e penna e ha scritto all’Arera per chiedere di revocare le concessioni petrolifere su giacimenti petroliferi italiani ed utilizzare quel petrolio per fornire alle categorie produttive (autotrasportatori, contadini, pescatori, artigiani rappresentanti ambulanti, mezzi di trasporto pubblico) carburante a prezzo di costo in funzione di rilancio dell’economia e di calmieramento dell’inflazione da costi…Questa è una vera notizia che i giornaloni non vi daranno mai.Tanto tempo fa un grande italiano, Mattei, pensò di offrire ai detentori mediorientali di giacimenti di petrolio una porzione rilevante del ricavato da quei pozzi per ottenere le concessioni ad estrarre petrolio.

 Era ovvio: il giacimento era del proprietario della terra che quindi andava pagato per estrarre del petrolio che era parte della sua proprietà.

  Questa cosa accade anche oggi in tutto il mondo tranne che in Basilicata ove si estrae il petrolio pagando una concessione al governo di Roma senza riconoscere nulla ai lucani e ai meridionali. Poi si vende il prodotto realizzato con quel petrolio agli stessi lucani calcolando il prezzo dei carburanti raffinati come se il petrolio fosse stato comperato alla borsa di Londra o New York… Cosa che non è mai accaduto. Tutto sotto gli occhi di governi super spendaccioni che hanno la faccia tosta di mandarti accertamenti tributari per poche migliaia di euro mentre regalano milioni di barili di greggio agli amici di chissà chi! 

 Per dirla in altro modo: ai mediorientali si offrono fiumi di soldi mentre ai meridionali italiani si toglie il petrolio e basta!

 Tutto ciò produce inflazione e tumulti di piazza che i TG ci raccontano in diretta televisiva cui nessuno trova risposte credibili!!! inoltre l’economia si ferma e la credibilità delle Istituzioni crolla.

Forse conviene ascoltare la voce dell’economia reale e non solo quella delle lobby: la prima è saggia mentre le seconde senza l’aiuto dello stato scomparirebbero in una giornata! come il caso Lheman insegna.

 Di seguito la copia della nota inviata all’Arera che non mancherà di cambiare molto nello scenario nazionale…

In ordine al clima collaborativo da Voi avviato con l’intera economia reale e in risposta alle inusitate e impressionanti manifestazioni in corso, ci permettiamo di ri-presentare e sottolineare quanto da noi propostoVi con nota dello scorso 26 agosto, per caldeggiare la revoca immediata delle concessioni petrolifere per lo sfruttamento dei giacimenti italiani e dedicare il raffinato riveniente dal petrolio italiano alle categorie produttive maggiormente dipendenti dai carburanti,  in modo da fermare l’ascesa dei prezzi a tutto danno del consumo finale.
È necessario che il raffinato prodotto dal petrolio nazionale (diesel e benzina) che non paghiamo ai prezzi internazionali venga offerto alle categorie produttive a prezzo fisso di un euro per litro in modo da fermare la dinamica inflattiva generale e rilanciare i consumi e l’economia tutta.
Ovviamente le compagnie petrolifere garantiranno la estrazione, la raffinazione e la distribuzione garantendosene la retribuzione a costi concordati con lo Stato. Ci permettiamo di pubblicamente proporVi tale provvisoria misura da sottoporre al governo per rappresentare il disagio delle imprese nostre associate che lamentano vigorosamente ad un tempo aumenti di costi (inflattivi) e riduzioni della domanda (deflattiva) che non si vede come si possano fronteggiare in altro modo.
Con viva speranza di vedere accolta tale nostra rispettosa richiesta porgiamo i nostri più distinti saluti.


News dal Network

Promo