Riflettevo non c’è veramente ormai più limite al peggio, quale l’opportunità: un post dottorando di Fisica dell’Università di Bologna, che ricordo è Alma Mater Studiorum considerata la più antica università in continua attività del mondo occidentale fondata nell’anno 1088.
Il giovane ricercatore, che nella sua posizione può anche svolgere attività di supporto alla docenza, esercitazioni ecc agli studenti, in seguito agli scontri registrati sabato, in centro a Bologna, tra manifestanti e forze dell’ordine ha postato sul suo profilo social il messaggio che qui testualmente riporto scusandomi:
“Se i poliziotti non vogliono più prendersi un estintore sulla nuca possono semprecambiare lavoro. Nessuno li ha costretti a scegliere un mestiere da figli di puttana.”
Resto veramente di sasso, allibito, è un maggiorenne, non è un maranza, un disadattato, non è incappucciato o indossa passamontagna è una persona laureata che ha sostenuto e superato un concorso per dottorato nella più nobile università italiana, e allora tutto ciò che è stato scritto, sui disordini, tutto il disagio, la difficoltà, l’emarginazione, ecc.
Ritengo che non ci sia quasi nulla da aggiungere, questo è già quasi un docente universitario, svolge funzioni di insegnamento educazione e istruzione…
Ma dove stiamo andando?
Un esempio: un padre fa sacrifici insieme alla famiglia per mandare mio figlio all’università: tasse, spese, vitto, casa, libri e viene a conoscenza che il figlio si ritrova discente di una persona che ha questi pensieri, queste idee, questo credo, queste tendenza…
Vabbè sono veramente arrabbiato per usare un eufemismo.
Spero che qualche solerte magistrato, oltre ad essere impegnato a richiedere il cospicuo aumento (1 miliardo dividere per i circa 10 Mila tra giudici e magistrati) o ad offendere anche lui da uomo della legge via social, abbia lo sprone professionale di intervenire, di solito basta “l’informazione di reato” – tecnicamente chiamata notizia di reato o notitia criminis – almeno che io sappia, e loro ci hanno anche abituati anche agli automatici quanto immediati “atti dovuti“.
Perché il messaggio in questione, non offre nessun dubbio, non è critica – seppur aspra o dissenso politico – ma bensì contiene e risponde a “tutti” i requisiti per essere collocato in un gravissimo reato di opinione (o reato di espressione) che sono fattispecie penali che puniscono, a prescindere dal fatto che provochino e si verifichi un danno materiale concreto, o fisico immediato.
Puniscono espressioni ritenute pericolose per lo Stato, le sue istituzioni o l’ordine pubblico come:
- il vilipendio,
- l’apologia,
- la propaganda sovversiva.
Sono a tutela di valori ‘sovraindividuali‘ e si differenziano e si distinguono dai reati contro l’onore: come la diffamazione o l’ingiuria, i quali tutelano l’interesse privato e la reputazione di persone specifiche.
Nel sistema italiano sono riconducibili:
VILIPENDIO: Nel diritto penale italiano, il vilipendio consiste in manifestazioni pubbliche (verbali o scritte) di disprezzo, derisione o contumelia rivolte contro le istituzioni dello Stato (Repubblica, Forze Armate, Parlamento, Bandiera), la religione o i defunti.
I principali reati di vilipendio previsti dal Codice Penale sono:
1. Vilipendio contro il Presidente della Repubblica.
2. Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle Forze Armate, vilipendere pubblicamente la Repubblica, le assemblee legislative (Parlamento), il Governo, la Corte Costituzionale, l’ordine giudiziario o le Forze Armate dello Stato e della Liberazione.
3. Vilipendio alla bandiera o ad altri emblemi dello Stato.
Il vilipendio può essere verbale: espressioni ingiuriose verso la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato, o materiale: distruzione, dispersione, deterioramento o imbrattamento intenzionale, è importante evidenziare che questi reati che avvengono frequentemente durante le manifestazioni prevedono la reclusione fino a 2 anni.
Il reato di vilipendio delle Forze Armate dello Stato include l’Esercito, l’Aeronautica, la Marina, l’Arma dei Carabinieri, e la Polizia di Stato.
La condotta consiste nel manifestare pubblicamente disprezzo, dileggio o nel “tenere a vile” l’istituzione, privandola di ogni valore etico, sociale o politico.
Ben diverso dalla libertà di manifestazione del pensiero (in Italia tutelata dall’art. 21 della Costituzione) che è appunto un diritto costituzionale, il vilipendio mira a negare ogni valore etico e sociale all’entità colpita per indurre al disprezzo.
4. Vilipendio della religione Offendere pubblicamente una religione (confessioni religiose e ministri) mediante vilipendio di chi la professa o di cose che formano oggetto di culto, prevede la reclusione fino a 2 anni in caso di danneggiamento di cose o luoghi di culto.
5. Vilipendio di cadavere o tombeVilipendio di tombe, sepolcri o cadaveri, prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni (che può salire fino a 6 anni per azioni particolarmente gravi o brutali).
APOLOGIA DI REATO: Esaltazione o giustificazione pubblica di un fatto (delitto) o di un autore di reato (delinquente) tale da provocare un pericolo concreto di nuove illecite condotte.
PROPAGANDA E L’ISTIGAZIONE:Manifestazioni di pensiero sovversive o a sovvertire violentemente gli ordinamento democratico e sociale o a incitare alla commissione di reati.
Leggendo messaggi, post social invece ho osservato che, ormai spessissimo, quando non sono vuoti di contenuto e privi di valori, poveri di cultura e di spirito, sono maleducati, prepotenti, arroganti, si tratta di un vero Far West, si sparano parole, insulti, offese, parolacce, volgarità, trivialità, scurrilità e turpiloquio come proiettili sempre in canna, senza nessun freno e limite, contro tutto e tutti.
Decoro, educazione, rispetto parole sempre più sconosciute, se mai sono appartenute al loro vocabolario ma, sotto tutto vera e propria cattiveria in tutte le combinazioni e modalità, un magma ribollente che non aspetta altro che di essere riversato fuori.
Concludo con una precisazione che a molti risulta ancora poco chiara o sconosciuta, la “condotta“, riferita a insulti, offese, ingiurie, calunnie dal codice italiano si considera “pubblica” anche attraverso post e contenuti diffusi su piattaforme social come Facebook o Instagram, ecc, per cui passibile di tutte le eventuali implicazioni e conseguenze.
Buona riflessione.Roberto Kudlicka
