Con la relazione di Giancarlo Giorgetti, il ministro della Economia e delle Finanze del Governo Meloni, si chiude la kermesse di Cernobbio 2026.
La giornata è stata memorabile perché ha fatto un duplice regalo, inaspettato, alla Meloni.
Il primo regalo, dagli Usa, dove la giornalista palestinese Rula Jebreal ha, finalmente, scoperto le carte avendo riservato a Hakeem Jeffries, capo della minoranza democratica del Congresso americano, entrambi ospiti di The left Hook, un podcast progressista statunitense, l’appellativo di “Scimmia dell’Apaic” (Apaic è una lobby pro Israele), accusandola di essere finanziata dallo Stato sionista.
La polemica è subito scattata; non sono servite le scuse della giornalista che sosteneva di non avere avuto alcuna intenzione razzista. Il Congressional Black Caucus (l’organizzazione politica del Congresso, fondata nel 1971, composta da legislatori afroamericani, si batte per i diritti delle comunità emarginate) ha commentato lapidario: “non esiste un modo non razzista per chiamare scimmia un uomo di colore”.
Il secondo regalo, proprio dal Forum Teha–Ambrosetti di Cernobbio a tutti ben noto come prestigioso luogo d’incontro di banchieri, imprenditori, manager, rappresentanti delle istituzioni, leader politici. Lì, a chiusura della Convention, si usa effettuare un sondaggio elettronico di valutazione dell’operato del Governo e di gradimento delle iniziative della opposizione.
Il voto va da 1 a 9. E’ successo che, nella attuale 52° edizione del Forum, ben il 68,3% ha assegnato al Governo un voto positivo (dal 6 al 9); il 10% ha assegnato il voto 5; E’ un risultato sorprendente soprattutto quando si tiene conto che siamo alla fine della legislatura. Ancora più sorprendente, però, risulta la distribuzione dei voti positivi.
Infatti, il dato più significativo è la distribuzione dei consensi. Il voto 6 è stato selezionato dal 8,3% della platea; il voto 7 dal 33,3%; il voto 8 dal 20%; il voto 9 dal 6,7%: per un totale di 68,3%. La gobba della curva è collocata fra il 7% e l’8%. Il mondo produttivo, dunque, mostra un livello di fiducia al Governo di grande rilevanza.
Non c’è dubbio che questi sondaggi vanno presi con molta cura: si dice “con le pinze”. Tuttavia, qualcosa sembra che vogliano dire soprattutto quando si raffrontano ai sondaggi relativi alla opposizione.
Infatti, l‘83% della platea assegna alle iniziative della opposizione un voto negativo (da 1 a 4).
Nello specifico, il 23,7% seleziona il voto 1; il 18,6% il voto 2; il 25,4% il voto 3; il 15,3% il voto 4: per un totale dell’83%.
Qui, non c’è una gobba ma due picchi sull’1 e sul 3.
L’anno scorso, il 2025, quell’ 83% negativo era sotto di 10 punti, al 73%.
Il massiccio spostamento in negativo si è registrato nell’area di valutazione positiva (svuotata dal 13,6% al 6,8%) con una concentrazione verso il voto 1 (passato dal 11,9% al 23,7%). Una debacle in un anno.
Con tutta la prudenza del caso, non possiamo non convenire che i due sondaggi sono coerenti. E, poiché non si è trattato di un SI/NO ma è stata usata la tecnica del voto, essi sembrano offrire un significato politico:
una inattesa, per le proporzioni, promozione per il Governo; una sonora bocciatura per l’opposizione. La bocciatura, da sonora, diventa tragica visto che Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Matteo Renzi avevano da poco, dal palco, criticato aspramente le politihe del Governo e avevano indicato le proprie ricette per governare.
La scelta di effettuare un sondaggio di gradimento politico, per il Governo e per l’opposizione, con la tecnica del voto, è un’arma di marketing micidiale in mano al Forum. In questo caso, un governo di sinistra è stato bocciato prima ancora che il “campo largo” abbia cominciato la sua competizine.
La soddisfazione della Meloni, anche se non si hanno ancora riscontri, deve proprio essere palpabile.
Anche, perché il suo fiuto politico, che molto stimiamo, ha avuto ragione.
L’impressione, infatti, è che non sia stato premiato quanto fatto, ma soprattutto come sia stato fatto. L’avere scelto un comportamento parsimonioso nei piani finanziari ha scongiurato l’abituale spreco di risorse. Il che ha dato credibilità all’Italia che, da cicala è diventata formica, nella opinione internazionale. Ma ci sono altri due fondamentali fattori di credibilità. Il primo è l’aver mantenuto la barra dritta, in assoluta coerenza, in tutte le situazione nazionali e internazionali; il secondo è l’aver voluto trasmettere il prepotente segnale di stabilità: cioè quello che consente di attuare strategie, di lungo periodo. Su questo secondo punto, la Meloni ha voluto calcare la mano con la manifestazione a Bari, sulla celebrazione della stabilità del Governo più duraturo della Storia repubblicana.
Tutto sta a mostrare che ha avuto ragione.
L’Italia, da cicala è diventata formica: la caratteristica della formica è, guarda caso, l’affidabilità non il compromesso.
Tutto ciò si traduce in un rinnovato clima di fiducia del mondo economico. Da Forum è emerso anche che il 72% delle imprese intervistate prevede un 2026 in crescita; il 59,6% ritiene d’essere competitiva.
Il Global Attractiveness Index, indice Ambrosetti che misura l’attrattività e la competitività economica di 146 Paesi a livello globale, migliora da un rating di 60,8 a 62,1 e precede Austria, Spagna e Belgio.
Vuoi vedere che l’Italia non è immobile come propaganda coralmente il “campo largo”? E non è nemmeno isolata e impoverita?
Vuoi vedere che in fondo al tunnel si incomincia a intravedere la debole luce di una candela?
Non bisogna credere ciecamente al Forum di Cernobbio … però, una spia c’è!
ANTONIO VOX
