Dimensionamento scolastico in Puglia: Accorpamenti senza garanzie e risorse certe rischiano di compromettere il funzionamento delle scuole

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per le prospettive di riorganizzazione della rete scolastica pugliese relative all’anno 2027/2028 e ritiene fondata la richiesta di moratoria avanzata unitariamente dalle organizzazioni sindacali e dalle rappresentanze della dirigenza scolastica. Le ipotesi di accorpamento e scorporo attualmente al centro del confronto evidenziano criticità che non possono essere ricondotte a semplici questioni amministrative, poiché investono direttamente la capacità delle istituzioni scolastiche di assicurare continuità didattica, stabilità organizzativa e adeguata presenza sul territorio.

Le situazioni segnalate a Foggia e Trani, dove alcune operazioni prospettate determinerebbero istituti con oltre 1.400 e 1.300 studenti, rappresentano un elemento di particolare preoccupazione. Il problema non riguarda esclusivamente la dimensione numerica delle scuole, ma la sostenibilità di strutture amministrative chiamate a gestire un numero crescente di plessi, personale, procedure e responsabilità. Concentrare queste funzioni senza una corrispondente disponibilità di risorse e strumenti organizzativi rischia di produrre un’efficienza soltanto apparente, trasferendo sulle dirigenze, sulle segreterie e sul personale scolastico le conseguenze di decisioni assunte prevalentemente sulla base di parametri quantitativi.

Ancora più delicata appare la questione del metodo. Le contestazioni relative ai tempi delle decisioni, al coinvolgimento delle comunità scolastiche e alla difformità delle soluzioni territoriali richiedono risposte documentate. Una programmazione amministrativa di tale portata deve essere accompagnata da valutazioni preventive sui costi effettivi, sugli effetti occupazionali, sulla gestione dei finanziamenti già assegnati e sulle conseguenze per le famiglie. In mancanza di una comparazione trasparente tra le diverse alternative, il rischio è che la riorganizzazione venga considerata necessaria prima ancora di averne dimostrato la convenienza e la sostenibilità.

Il CNDDU ritiene inoltre necessario superare una contraddizione che caratterizza il dibattito sul dimensionamento. Il calo demografico viene frequentemente assunto come ragione per ridurre il numero delle autonomie scolastiche, mentre dovrebbe rappresentare anche un’occasione per migliorare concretamente le condizioni dell’insegnamento. La diminuzione della popolazione studentesca potrebbe consentire una diversa distribuzione degli alunni nelle classi, un rafforzamento dell’offerta educativa e una maggiore attenzione ai territori nei quali la scuola costituisce uno dei principali presìdi pubblici. Continuare a interpretare questa trasformazione quasi esclusivamente attraverso la concentrazione amministrativa significa privilegiare una logica di contenimento organizzativo senza affrontare adeguatamente le esigenze del servizio.

Il Coordinamento sostiene pertanto la sospensione degli interventi di riorganizzazione contestati per l’anno scolastico 2027/2028, fermo restando il necessario rispetto degli obblighi previsti dalla disciplina nazionale, e chiede l’apertura di un confronto istituzionale che consenta di riesaminare le proposte sulla base di dati verificabili. Per la provincia di Foggia, particolare attenzione dovrà essere riservata anche agli effetti delle precedenti deliberazioni regionali, affinché l’eventuale rinvio non determini il consolidamento automatico di assetti ancora oggetto di contestazione.

La moratoria, tuttavia, sarebbe insufficiente senza un impegno finanziario concreto. Il CNDDU propone l’istituzione di un programma straordinario triennale per la qualità e la tenuta della rete scolastica pugliese, con un obiettivo finanziario di 60 milioni di euro, pari a 20 milioni annui, da sottoporre a una specifica verifica delle coperture nel bilancio regionale e delle possibilità di cofinanziamento statale ed europeo. Le risorse dovrebbero essere destinate prioritariamente al miglioramento dei collegamenti scolastici, al sostegno dei servizi educativi nei territori maggiormente esposti alla contrazione demografica, all’ampliamento delle opportunità formative e al rafforzamento dei servizi organizzativi di competenza degli enti territoriali. Tale programma dovrebbe essere accompagnato da una distinta richiesta al Ministero dell’Istruzione e del Merito di risorse stabili per gli organici e il personale amministrativo, che non possono essere finanziati strutturalmente attraverso interventi regionali temporanei.

La proposta economica richiede naturalmente un confronto sulla sua effettiva fattibilità, ma proprio questa verifica dovrebbe costituire il punto di partenza della programmazione. Non è più sufficiente discutere quanti istituti accorpare senza quantificare parallelamente quanto occorra investire per garantire il funzionamento delle nuove strutture. Ogni ipotesi dovrebbe essere corredata da un’analisi comparativa dei costi amministrativi, degli eventuali risparmi e degli oneri aggiuntivi, compresi quelli che ricadrebbero sugli enti locali e sulle famiglie. Diversamente, il dimensionamento potrebbe produrre una riduzione contabile della spesa senza un corrispondente beneficio per il sistema scolastico.

La Regione Puglia è chiamata a chiarire non soltanto quali modifiche intenda introdurre, ma quali miglioramenti concreti ritenga di poter conseguire attraverso tali modifiche. La tenuta delle istituzioni scolastiche non può essere misurata esclusivamente sulla base del numero delle autonomie amministrative, né la complessità di un territorio può essere risolta attraverso operazioni di aggregazione prive di adeguate garanzie operative.

Il CNDDU chiede quindi che l’approvazione del piano sia preceduta dalla pubblicazione delle valutazioni tecniche ed economiche relative agli interventi più controversi e da un confronto effettivo con le rappresentanze scolastiche e gli enti interessati. Il dimensionamento non può diventare uno strumento attraverso il quale le difficoltà finanziarie e organizzative vengono semplicemente redistribuite tra istituti già sottoposti a forti pressioni gestionali. Se una riorganizzazione non dimostra di ridurre i costi complessivi, migliorare i servizi e garantire condizioni di lavoro sostenibili, manca il presupposto sostanziale per considerarla un intervento di razionalizzazione.

La questione, in definitiva, non è quante scuole possano essere accorpate, ma quale sistema scolastico si intenda lasciare ai territori pugliesi. Senza una valutazione pubblica dei risultati attesi e senza investimenti adeguati, la riduzione delle autonomie rischia di essere scambiata per una riforma, mentre rappresenterebbe soltanto una diversa distribuzione delle criticità esistenti. È su questa responsabilità, e non sulla rapidità con cui verranno approvati gli accorpamenti, che dovrà essere valutata la qualità delle decisioni regionali.

prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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