Il 15 settembre 2026 è passata questa norma discutibile al Senato, con voto palese.
È palese la strategia di abbagliare i senatori con il faro della reprimenda palese, appunto.
Alcuni parlamentari, tra cui Renzi, però non sono molto convinti che la Camera, con voto segreto, ratificherà quello del Senato.
Il motivo sta anche nel fatto che i partiti stanno mettendo una cambiale sul licenziamento degli attuali componenti del Parlamento: proprio quelli che hanno dovuto votare, loro malgrado, contro i propri interessi personali sulla futura candidatura che, si sa, non è così irrilevante per loro.
Pertanto, si adombra la possibilità di un successivo voto di fiducia su ogni articolo, per blindarne la marcia, che casualmente avviene a Roma.
La truffa non sta nel contenuto della legge che, in quanto tale è almeno imperfetta, per usare un eufemismo adatto alla solita qualità del nostro legislatore.
L’inganno sta nella propaganda che spaccia tale provvedimento per uno che consentirebbe all’elettore la scriminante di preferire nell’urna i propri candidati, contrastando la partitocrazia nelle pie speranze.
In teoria sì ma, in pratica, anche no! È uno specchietto per le allodole.
Sono state pure quadruplicate le firme necessarie per rendere più difficoltosa l’iscrizione dei nuovi partiti: è un modo per eliminare le formazioni neofite e consentire di governare ai soliti accoliti delle multinazionali finanziarie che già governano il mondo, compresa l’Italia, attraverso i loro luogotenenti.
Con il 42% dei voti totali e il premio di maggioranza, il governo vincente (quello che oggi si rispecchia morfologicamente nelle caratteristiche con cui sono state forgiate le nuove regole) avrà la totalità del controllo e il dominio del nazione.
Non sarà, quindi, un governo, ma una quasi dittatura.
Altro che preferenze, poi: la prima candidatura sarà accaparrata dal partito, che diventerà egemone attraverso il suo capolista, il cui nome è deciso dal Gruppo.
Le altre cinque opzioni nominative sono state lasciate ipocritamente all’elettore, ma non hanno opportunità significative, spartendosi le briciole.
Qualcuno crede ancora che il voto sia rispettato dal sistema politico?
La maggior parte degli italiani, ormai, crede solo al voto di protesta con ‘parole significative’ apposte dall’elettore sulla scheda elettorale, al fine di comunicare, ai piani alti, il dissenso del popolo alla massoneria partitica e contemporaneamente di invalidare la scheda immolando, sia la propria libertà che il tempo necessario a raggiungere le urne, sull’altare di una protesta molto estesa, seppur blandamente rivoluzionaria.
Attualmente, il grido di protesta non raggiunge nemmeno il grado di altarino, nel senso riduttivo del termine. È un simulacro.
Nella prima settimana di ottobre dovrebbe esserci l’ultimo passaggio della Opus magnum di questo governo, che si definisce liberale ma che ancora non ha fatto intendere di quale libertà dei cittadini si sia fatto paladino, visto che l’economia delle persone va a rotoli, mentre quella raccontata dal governo andrebbe a gonfie vele.
Nel frattempo, l’Italia è costretta ad accogliere i continui rincari dei carburanti, il cui prezzo rasenta quello degli oli essenziali, perseguendo la pervicace militarizzazione della Commissione europea, artefice delle sanzioni alla Russia sull’embargo energetico.
Infatti, gli italiani pagano la benzina oltre 2 €./litro, mentre i russi la pagano 0,85 €./litro.
Non c’è dubbio che le politiche europee sull’applicazione della forza sulla Russia abbiano avuto l’effetto d’impoverire il sanzionatore che, dopo aver urlato contro l’Orso slavo, si ritrova afono, scornato e con una minaccia concreta di entrare in uno sciagurato conflitto mondiale.
Ma questo dev’essere poco importante, visto che si sta parlando prevalentemente di “legge elettorale’. Almeno, per chi la legge in questi termini!
