Legge elettorale e i sondaggi

Nella recente puntata di Porta a Porta, Antonio Noto, dell’Istituto Noto Sondaggi, ha mostrato le odierne intenzioni di voto.

 

Eccole:  Fratelli d’Italia al 27,5%; Pd al 19,5%; M5S al 12,2%; Futuro Nazionale all’8%; Forza Italia al 7%; la Lega al 5,5%; Alleanza Verdi e Sinistra al 5,5%;  Azione-Liberal democratici- Spazio pubblico al 5%; Italia viva-Casa riformista al 2%; Noi moderati all’1,5%, Progetto civico all’1,3%, +Europa all’1%; Sud chiama Nord all’1%. 

 

Un rapido e semplice calcolo aritmetico mostra il centrodestra è al 41,5 % e il Campo Largo è al 41,5%. Un sostanziale pareggio con una affluenza stimata al 61%.

Infatti: Fratelli d’Italia + Forza Italia + Lega + Noi moderati = 41,5%.

Sull’altro fronte: Pd + M5S + Alleanza Verdi e Sinistra + Italia viva-Casa riformista + Progetto civico + +Europa = 41,5%.

In queste condizioni il generale Vannacci farebbe da “ago della bilancia”: un bel colpo, che lo potrebbe anche condurre alla poltrona di Presidente del Consiglio, novello Craxi.  

 

Ma cosa è successo della legge elettorale? E’ arrivata nell’aula del Senato dove è in discussione: la definitiva approvazione è prevista per il 15 settembre. E’, invece, arrivata il 10 Settembre, la approvazione sulle preferenze: emendamento non presente nella versione votata alla Camera. La legge, quindi, dovrà tornare alla Camera, in terza lettura. Cosa prevede, sulle preferenze, la legge? Dopo 35 anni, non ci sono più liste bloccate volute dal Centro Sinistra. Solo i capilista rimangono bloccati, senza parità di genere. Si potranno indicare fino a tre preferenze, con alternanza di genere obbligatoria, su di una lista di sei candidati elencati in parità di genere.

Il ballottaggio non ci sarà per la ostinata opposizione di Matteo Salvini.

Sembra che rimanga ferma, per ogni formazione, l’indicazione del candidato premier, alla guisa delle leggi elettorali comunali.  

 

Ma la questione aperta è il premio di maggioranza, per ora, fissato al  42%, pari ad un bonus di 70 onorevoli e 35 senatori: la stabilità di Governo è assicurata a meno di qualche imprevedibile tsunami. E’ la famosa norma anticespugli. Ma ciò costituisce comunque un problema per diverse ipotesi di dubbia incostituzionalità.

Allora, il Governo riformula la sua proposta iniziale della soglia-premio presentando l’emendamento Antonella Zedda, onorevole di Fratelli d’Italia.

Cosa prevede l’emendamento?

Nessuna soglia-premio di coalizione; le firme necessarie per chi non sia presente in Parlamento da 1.500/2.000 a 9.000/10.000, eccetto per chi ha una presenza nel gruppo misto alla Camera (Ok per +Europa e Futuro Nazionale ma non per Nord chiama Sud); presenza nelle circoscrizioni, da 1/3 a 1/2.

Se ora, a bocce ferme, paragoniamo i sondaggi di Antonio Noto a Porta a Porta, osserviamo che le due coalizioni sono al di sotto della soglia del 42%: entrambe ferme al 41,5%. Nessuno beneficerebbe del bonus. Quindi, comincerebbero, dopo il voto, i giochi di palazzo al Parlamento.

Tuttavia, prima del voto, non staremo granché tranquilli perché lo scenario sociopolitico sarebbe molto turbolento perché vedrà le due coalizioni impegnate a cacciare, in maniera spasmodica, quel rimasuglio dello 0,5%. 

Quindi, qualunque gruppo con quasi l’1% diventa selvaggina e darà la stura a numerosi tavoli di trattative.

Quello 0,5% è disperso nel diffuso 17% rimanente (100 – 41,5 x 2 = 17),

dove troviamo due pezzi da novanta (Futuro Nazionale con l’8% e Azione-Liberal democratici-Spazio pubblico con il 5%) accompagnati da Sud chiama Nord con il suo 1%.

 

L’emendamento Zedda risolve tutto questo. Siamo quindi propensi a supporre che l’emendamento Zedda sia acquisito da tutta la maggioranza.

Questo lo dice l’aritmetica, a bocce ferme. Ma l’aritmetica non è politica. 

 

La indicazione del premier impone, comunque, la costruzione di una coalizione.

Nell’area del Centro Sinistra appare improbabile che il Campo Largo possa acquisire Azione-Liberal democratici-Spazio per la più volte dichiarata inconciliabilità M5S/Azione; sopratutto se il candidato premier rischia di essere l’ex avvocato del popolo visti i sondaggi già effettuati sui probabili esiti. D’altra parte, per dar vita ad una coalizione, in quell’area, le primarie sono essenziali per identificare un candidato premier. C’è da attendersi che il conflitto Schlein/Conte si acuisca. Si apre, quindi, un problema reale per il Centro Sinistra. Una ipotesi probabile è che il Campo Largo rimarrà al 41,5%.

 

Nell’area del Centro Destra sembra che ci debba essere maggiore tranquillità, ma non tanto. Infatti, se Vannacci, che già oggi si sente vincitore, dovesse incrementare il suo 8%, sarebbero dolori per la Meloni. Il generale si presenterebbe all’eventuale tavolo delle trattative non come alleato ma come pretendente. Tuttavia, senza più la soglia-premio, la sua posizione risulta indebolita. Infatti, la palla gli ritorna perché, se decidesse di non allearsi al Centro Destra, il rischio che il Centro Sinistra vinca la competizione è altissimo avendo Futuro Nazionale drenato voti al Centro Destra. Allora, non ci sarebbe spazio alcuno per Vannacci; se decidesse di allearsi, allora il generale deve cedere qualche sua pretesa come quella di essere il candidato premier.

Torniamo a sostenere che il fiuto politico della Meloni sia eccellente.



Ne vedremo delle belle a partire dalla approvazione della legge elettorale.

ANTONIO VOX 

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