L’arrivo di due Fire Boss della Protezione civile nazionale all’aeroporto Gino Lisa di Foggia è una buona notizia per la Puglia, ma è anche un dato che rende ancora più evidente quanto fosse pretestuosa la propaganda costruita contro la Regione sul tema incendi dal centrodestra nel mese di luglio. I due velivoli anfibi saranno dislocati a Foggia per rafforzare il contrasto agli incendi nell’area adriatica, dopo un’estate nella quale in Puglia sono già andati in fumo oltre 8 mila ettari di aree verdi.
«Per settimane, qui a Lecce, abbiamo ascoltato esponenti della destra giovanile spiegare che mettere alla luce responsabilità oggettive dello Stato significasse voler scaricare sul Governo Meloni problemi di competenza regionale, venendo persino accusati di dire il falso e di non conoscere il riparto delle competenze. Oggi due mezzi della Protezione civile nazionale arrivano esattamente al Gino Lisa, dove il presidente Decaro aveva chiesto di rafforzare la presenza della flotta statale. Evidentemente non era propaganda della sinistra, ma una necessità concreta del territorio», dichiara Enrico Bove, segretario cittadino dei Giovani Democratici di Lecce.
Lo scorso luglio, il presidente della Regione aveva formalmente chiesto al Dipartimento nazionale della Protezione civile il posizionamento di un mezzo aereo antincendio della flotta dello Stato al Gino Lisa. La richiesta era supportata anche dai dati, visto che tra il 15 e il 30 giugno, 10 delle 76 richieste di concorso aereo nazionale erano arrivate proprio dalla Puglia. Il Dipartimento nazionale aveva però risposto negativamente, sostenendo che la riduzione dei tempi di volo rispetto ad altre basi sarebbe stata nell’ordine di appena 10-15 minuti e che, nella gestione ordinaria, questo non avrebbe inciso in maniera determinante.
«Oggi scopriamo che quei minuti, evidentemente, non erano poi così irrilevanti. E soprattutto emerge una cosa ovvia che la destra non voleva accettare: lo Stato nella lotta agli incendi ha competenze, uomini e mezzi, eppure, nelle polemiche di luglio, il tema diventava improvvisamente ed esclusivamente regionale ogni volta che serviva un argomento per attaccare politicamente la Regione Puglia solo perché governata dalla sinistra, impartendo lezioni di diritto pubblico».
Per i Giovani Democratici di Lecce, l’arrivo dei Fire Boss dimostra concretamente la natura multilivello del sistema di prevenzione e contrasto agli incendi, con la normativa che assegna alle Regioni responsabilità importanti nella previsione, nella prevenzione e nell’organizzazione della lotta attiva agli incendi boschivi ma che, quando le capacità territoriali non sono sufficienti, prevede il concorso della flotta aerea dello Stato, coordinata dal Dipartimento nazionale della Protezione civile.
«Nessuno ha mai sostenuto che la Regione non abbia responsabilità. Abbiamo sostenuto qualcosa di molto diverso, vale a dire che non abbia tutte le responsabilità in materia. Una distinzione elementare che però è stata scientemente cancellata da chi aveva bisogno di trasformare ogni incendio pugliese in un comunicato contro la Regione. Forse il problema, come dicevamo già allora, non era il tema di cui stavamo discutendo, ma il confine molto comodo entro cui qualcuno aveva deciso di tenerlo: abbastanza stretto da accusare la sinistra in Regione, abbastanza selettivo da fermarsi prima di recare disturbo alla destra al Governo del Paese».
Bove ricorda anche come la polemica estiva sia partita dalle difficoltà relative alle convenzioni con le associazioni di volontariato. «Anche lì si è costruito un racconto parziale. C’era una criticità amministrativa che andava risolta e la Regione l’ha risolta aggiungendo oltre 1,7 milioni di euro ai 700 mila già disponibili attraverso il Fondo di riserva, assicurando la copertura delle convenzioni per un fabbisogno complessivo di circa 2,4 milioni. I volontari sono fondamentali, ma sono una componente di un sistema molto più ampio. Continuare a utilizzare quel singolo capitolo come se rappresentasse tutta la politica antincendio significa scegliere consapevolmente la propaganda al posto della realtà. E oggi l’arrivo di mezzi nazionali rende quella semplificazione ancora più difficile da sostenere».
I GD Lecce sottolineano tuttavia che l’arrivo dei due Fire Boss non può diventare l’occasione per riprodurre l’errore opposto, concentrando tutto il dibattito sulla capacità di spegnimento. «Avere più mezzi e averli più vicini è indispensabile, soprattutto quando le persone, le abitazioni e il patrimonio naturale sono minacciati. Ma se la nostra politica antincendio comincia quando decolla un Fire Boss o un Canadair, significa che siamo già arrivati troppo tardi».
La sfida più importante deve essere quella della prevenzione: gestione della vegetazione secca e dei terreni abbandonati, manutenzione delle aree di interfaccia tra campagne e abitazioni, sostegno agli agricoltori nella corretta gestione dei residui, sistemi di rilevamento precoce, controllo del territorio e soprattutto una conoscenza molto più approfondita delle cause degli inneschi. «La quasi totalità degli incendi ha origine umana. Questo significa che dobbiamo smettere di utilizzare la parola piromane come spiegazione universale e cominciare a capire, territorio per territorio, quali siano realmente le cause: comportamenti colposi, pratiche agricole scorrette, interessi economici, vendette, vandalismo, criminalità. Proponiamo per questo un rapporto regionale annuale sulle cause e sulle motivazioni degli incendi, costruito mettendo a sistema i dati di Vigili del fuoco, Carabinieri forestali, Protezione civile, Comuni e autorità investigative».
«L’arrivo dei Fire Boss deve diventare il punto di partenza per una presenza strutturale dei mezzi nazionali in Puglia ma deve far accendere un dibattito pubblico su una strategia precisa che investa molto di più sulla prevenzione, come noi GD Lecce abbiamo fortemente rivendicato durante il nostro incontro pubblico con la nostra Segretaria nazionale Virginia Libero a Torre Sant’Andrea, nel quale abbiamo proposto di spostare il baricentro delle politiche antincendio dall’emergenza alla prevenzione, prendendo esempio da alcune comunità autonome spagnole particolarmente esposte al rischio incendi, nelle quali, attraverso convenzioni con agricoltori e allevatori, si sostiene economicamente la manutenzione delle aree rurali e la riduzione della vegetazione secca».
«La nostra posizione sul tema è più un appello a tutte le forze politiche affinchè ci sia meno propaganda sulle emergenze e più capacità di prevenirle, chiamando ciascun livello istituzionale a fare la propria parte. Perché i fatti, alla fine, hanno il brutto vizio di rovinare le falsità della propaganda», conclude Bove.
