La notizia è che non esistono dubbi tra salute e lavoro: prima la salute. Lo dice la Magistratura al suo più alto livello. L’altra notizia è che serve un procedimento giudiziario particolarmente lungo e complesso per sentirsi dire una cosa così importante ma anche semplice e banale. La terza è che i governi (decine di governi di ogni colore) non sapevano quello che prevede il nostro ordinamento; meglio: i giuristi consulenti dei politici e delle Istituzioni apicali italiane che vivono nei nostri Ministeri molto lautamente retribuiti ed esentasse non sapevano cosa prevede il nostro ordinamento sulla questione che è stata posta; al punto da immaginare di vendere l’acciaieria a imprenditori del settore senza prima sbrogliare una questione così seria… magari consentendo ai nuovi padroni a continuare ad inquinare ed uccidere. Tanto dei tarantini chi se ne frega? E che dire delle autorità regionali? Si doveva attendere la pronunzia di tre gradi di giudizio per capire che la salute non si può, ex lege, fare finta che non conti davanti al vile danaro!?!?
Dovrebbero tutti cambiare mestiere immediatamente: quella sentenza riguarda loro -i politicanti e gli “esperti” ministeriali- prima e più di ogni altro.
Si poteva immaginare un piano “B” da tenere pronto per le evenienze avverse che avessero imposto la chiusura dell’impianto. Ma niente di tutto questo; cioè non abbiamo più l’acciaieria e non sappiamo che fare. Cosa gravissima per la politica ma anche per chi ha vinto con il “no” agli altoforni. Infatti adesso si dovrebbe decidere cosa fare; cosa che è molto più difficile che dire “no” ai veleni sparsi nell’aria.
Si potrebbe dire che la sentenza sia “politica”; cioè di quella magistratura che spara provvedimenti “strani”…ma tre gradi di giudizio sono una dichiarazione difficilmente contestabile e una condanna esplicita del modo centralista di fare economia: questa idea infantile di credere che a Roma siano bravi a decidere tutto di tutti e, nel nostro caso, stabilire se a Taranto si debbano fare siderurgia o scarpe o turismo o cultura è oltre che errato anche pericolosissimo. L’economia è cosa della gente e non dei burocrati saccenti ma ignoranti come quelli che hanno distrutto il sistema bancario meridionale e gran parte di quello nazionale. Come quelli che hanno decretato la politica energetica attuale che doveva essere fatta per rendere più economica l’energia mentre ci ritroviamo nel bel mezzo di un pasticciaccio che oltre ad aver rovinato il nostro paesaggio ci regala una immensa diseconomia e una indomabile inflazione.
Qualcuno dovrà pur essere il colpevole di questa situazione..
Qualcuno leggerebbe in queste righe l’asserzione che forse sarebbe stato meglio non unificare la legislazione della Penisola; e indovinerebbe perfettamente: solo differenziando la legislazione tra nord e sud si potrebbe permettere al sud di risollevarsi. Questo neocolonialismo fatto di investimenti di imprese provenienti da chissà dove per “dare occupazione” (cioè per venire ad utilizzare e sfruttare braccia e menti meridionali qui, per evitare che si fosse costretti ad andarsene altrove a cercare lavoro) si rivela altruismo peloso se non dannoso per la salubrità dell’aria e vivibilità della zona. Neocolonialismo che è molto più diffuso di quanto non si creda e che ha indotto centinaia di migliaia di giovani a preferire il lavoro subordinato al servizio del capitalismo altrui, piuttosto che al proprio percorso di crescita economico indipendente; fenomeno nel quale il ruolo della burocrazia e del fisco non è stato favorevole al sud e ai suoi giovani.
Quindi questa è una bocciatura senza ulteriori “se” o “ma” al gigantismo aziendale neocoloniale e un invito perentorio a creare le condizioni per lo sviluppo sul modello della Zes cioè zero burocrazia e zero fiscalità (o quasi) non solo per le mega imprese estere che già evadono “legalmente” doveri e tasse riservate alle Pmi, ma anche per le microimprese locali che hanno diritto a beneficiare dello stesso trattamento riservato ad altri. Cioè serve lasciare che i meridionali decidano cosa fare senza dover essere perseguitati per il solo torto di lavorare in modo indipendente. Continuare a considerare il sud una specie di pozzo di san Patrizio ove raccogliere senza pagare nulla (o quasi) energia, petrolio, braccia, menti, risparmi, tasse, materie prime alimentari e agricole, e magari riversarvi rifiuti radioattivi per poi meravigliarsi del come mai si svuota … è atteggiamento colpevole o imbecille.
Adesso ci attendiamo che la magistratura senza attendere procedimenti giudiziari vada a guardare come mai il banco di Napoli o la popolare di Bari e tante altre non sono più di proprietà dei loro legittimi azionisti, … ci attendiamo che si proceda seriamente a capire da chi provengono i materiali radioattivi che ogni tanto spuntano al sud; o di quelli della Terra dei fuochi, … e che dire dei comportamenti irregolari e provvedimenti illiberali tenuti durante la pandemia, … dello spreco evidente di danari presi a prestito con il PNRR che si sarebbero potuto spendere meglio nella sanità meridionale, … e dei Lep imposti dalla Costituzione????? Chi se ne ricorda più?
Adesso ci ritroviamo senza un impianto di quelle dimensioni e senza saper cosa fare di quei lavoratori. Molti potrebbero venire nella vicinissima provincia di Bari ove servono come l’aria muratori come ingegneri, avvocati come idraulici, piastrellisti come tecnologi,… per chi non si volesse muovere noi crediamo -e da tempo lo indichiamo da queste colonne- che lì si debbano da subito insediare impianti di recupero dell’energia in eccesso proveniente dagli impianti specie “verdi”. Si tratta di quantitativi enormi che andrebbero recuperati ed offerti alla collettività meridionale (famiglie e Pmi) a prezzi fissi e bassi. Ogni utente deve poter contare su un quantitativo “vitale” minimo di mille KW ora a prezzo popolare ed esentasse per la semplice ragione che l’energia elettrica è bene di prima necessità (come l’acqua o il pane) e quindi non può avere lo stesso prezzo e la stessa fiscalità per un disoccupato e per la banca d’affari o il mega impianto siderurgico … e l sud che produce con immenso sacrificio quella energia verde non può pagarla come gli altri… c’è lavoro per tutti e si tratta di una infrastruttura di portata continentale che andava progettata al momento di avviare l’insediamento delle decine di migliaia di siti elettrici “verdi” che -si sapeva- avrebbero prodotto energia non certo in base al fabbisogno ma in base al clima.
La solita baggianata dei romani? Si, certo è stato il solito svarione di personaggi che stanno al Ministero per ragioni non legate alle loro capacità e che pontificano sapendo di non capire nulla. Ma questa è un’altra storia ed è la stessa dalla quale siamo partiti.
Intelligenti pauca.
CANIO TRIONE
