Ucciso, probabilmente con un colpo di pistola e poi gettato nel pozzo artesiano della sua casa rurale nelle campagne di Torre Rinalda dove Antimo Mazzotta 78 anni viveva con i suoi cani e i suoi gatti. Questa mattina i carabinieri del nucleo investigativo e della scientifica sono tornati nella villetta dove si è consumato il delitto. Un sopralluogo necessario per acquisire ulteriori elementi. Ricerche mirate soprattutto a trovare il portafoglio dell’uomo che non si trova. Probabile che chi l’ha ucciso se ne sia impossessato. Un delitto relazionale ipotizzano gli investigatori. Chi l’ha ucciso lo conosceva bene così come conosceva bene i luoghi e gli oggetti presenti in quella casa, come il carrello usato per trasportare il cadavere fino all’area dove si trova il pozzo. Un tragitto segnato da tracce di sangue e trascinamento.
Il pozzo della morte, un piccolo pozzo artesiano con un diametro interno di una quarantina di centimetri sarà ispezionato in queste ore dai vigili del fuoco del Saf per verificare l’eventuale presenza sul fondo dell’arma del delitto. Il foro rinvenuto sul volto di Mazzotta, all’altezza del naso farebbe ipotizzare l’uso di una 7,65 ma non si esclude anche un oggetto appuntito anche se questa supposizione appare meno convincente. A chiarire questo punto fondamentale per le indagini saranno gli accertamenti radiologici. Il movente. Un omicidio d’impeto? Maturato dopo una discussione ? Oppure premeditato, qualora dovesse venire confermato il colpo di pistola. Chi poteva volere la morte di un pensionato? 20 anni trascorsi in Inghilterra come ristoratore prima di rientrare in Salento. Forse ad ucciderlo una questione di soldi, un debito da saldare e non onorato.
