Centinaia di agricoltori pugliesi hanno raggiunto Roma per denunciare una crisi che, secondo le organizzazioni di categoria, sta mettendo in ginocchio interi comparti produttivi. Partiti all’alba con pullman da tutte le province, giovedì 22 ottobre si sono ritrovati davanti a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, per chiedere interventi immediati al Governo e all’Unione Europea.
La mobilitazione, organizzata da CIA Agricoltori Italiani, ha riunito olivicoltori, cerealicoltori, viticoltori, allevatori, produttori ortofrutticoli, florovivaisti, apicoltori e operatori agrituristici. Settori diversi, accomunati dalla stessa difficoltà: i ricavi diminuiscono mentre i costi di produzione continuano ad aumentare.
A guidare la protesta anche il presidente nazionale Cristiano Fini e quello regionale Gennaro Sicolo, che descrivono la situazione come una crisi aggravata dalle guerre e dai cambiamenti climatici.
Olio pugliese, prezzi dimezzati e aziende in difficoltà
Uno dei comparti più colpiti è quello olivicolo-oleario, che in Puglia conta circa 16mila aziende, 720 frantoi e 30mila occupati, considerando anche l’indotto.
Secondo CIA Puglia, l’aumento delle importazioni di olio dall’estero, soprattutto dalla Tunisia, ha contribuito a far precipitare le quotazioni dell’extravergine italiano da 9 a 4 euro. Una diminuzione che sta mettendo in difficoltà aziende agricole e frantoi, già impegnati in investimenti sostenuti quando il prodotto aveva un valore di mercato decisamente superiore.
Le criticità riguardano anche altri settori. L’organizzazione denuncia le conseguenze delle importazioni, soprattutto dai Paesi extraeuropei, sulle quotazioni di grano, frutta, latte e ortaggi.
Grano, uva e olio: crollano i compensi ai produttori
Le cifre diffuse da CIA Puglia mostrano la portata della contrazione dei prezzi riconosciuti alle imprese agricole. Per il grano viene segnalata una diminuzione del 48%, mentre le uve da vino registrano una flessione del 20%. Ancora più articolata la situazione dell’uva da tavola, con riduzioni comprese tra il 25 e il 50% rispetto al 2021, a seconda delle varietà.
Per l’olio extravergine pugliese, il calo indicato raggiunge il 50%. Un andamento che interessa anche le altre produzioni regionali e che, secondo l’associazione, contrasta con la crescita dei prezzi pagati dai consumatori nei supermercati.
