Ci si chiede -anche da queste colonne- che significa fare la guerra alla Russia. Anche molto autorevolmente ci si chiede come concretamente si dovrebbe fare la guerra alla Russia o alla Cina? Si mandano divisioni corazzate a invadere la sterminata Russia? Ma la guerra ormai è tecnologica fatta di droni e missili più o meno intelligenti e non ci sono ragazzi animati da spirito guerresco da porre alla guida dei milioni di carri armati necessari. E poi una volta raggiunta la capitale nemica che si fa? se il governo scappa da un’altra parte o non si trova? Insomma per quale ragione si dovrebbe fare una guerra? e coloro che la fomentano come pensano di farla? La tecnologia oltre a produrre disoccupati, prodotti scadenti e rifiuti ingestibili ha reso la guerra delle fanterie e delle artiglierie una cosa obsoleta sotto ogni punto di vista. È più probabile che giovani allevati a war games vengano impiegati con sofisticati computer per distruggere satelliti -custodi di miliardi di miliardi di dati- o cavi internet sottomarini o anche condotte di petrolio e gas!!! è lontano il tempo in cui si inviavano le truppe specializzate ad occupare città e regioni dell’avversario; ed è lontano anche il tempo della guerra nucleare! Quindi rimane la domanda sul perché fare tutto questo? Che si fa se si vince? E da cosa si vede che hai vinto? Cioè: cosa vuoi ottenere con la guerra? La cosa non è certamente nuova ed è inquietante. Il protrarsi delle operazioni in Ucraina e le sempre più numerose guerre in ogni dove fanno pensare che esista una idea a noi sconosciuta che animi questi personaggi ad aprire fronti quasi esistano dei potentati sovranazionali che temono per la propria sopravvivenza. L’unica risposta credibile che abbiamo trovato tra le tante che girano è nel fatto che avere in Russia o altrove un governo più facilmente minacciabile o corruttibile! avere un governo “amico” da imporre con le buone o con le cattive a quelle popolazioni deve essere una tentazione e una ambizione irresistibile per molti potenti veri. Il fatto che certi governi siano impermeabili alle ambizioni della finanza occidentale non va certamente giù a certi mammasantissima delle borse globali che vedono come un rischio enorme questa maniera invalsa in Russia di gestire le loro Istituzioni; insomma va sostituito il capo con altro, magari un organo collegiale, più malleabile come evidentemente già si fa altrove. Secondo questa tesi si è formata una specie di concorrenza tra due concezioni politiche antitetiche e alternative: da un lato le “Democrazie” altamente burocratizzate e quindi lente e facilmente condizionabili in ogni loro decisione dalle lobby internazionali cui si può imporre facilmente anche un pensiero collettivo che determini anche i risultati elettorali o addirittura di ribaltare (dopo aver subito un verdetto elettorale avverso) la politica concretamente seguita; e dall’altro vi sono sistemi “autocratici” impenetrabili alle lusinghe del facile danaro e custodi di immense ricchezze che possono rimanere fuori da questa specie di governo globale che alla fine della guerra fredda sembrava essersi instaurato incontrastato. Non è questo che è accaduto al Venezuela? e anche altrove? Vista in questa maniera la situazione non può non portare ad uno scontro per la sopravvivenza di uno o dell’altro. Ecco spiegato secondo questa interpretazione come può resistere sine die uno Stato che viene mantenuto in vita dal resto del mondo che vuole continuare la guerra in attesa che qualcosa accada (un passo falso del nemico o un allargamento del conflitto); non certo per resuscitare i giovani ammazzati ma per far vincere i veri mandanti della guerra stessa. Per esempio, in Medio Oriente abbiamo da un lato gli stati petrolieri e comunque autocratici che finanziano e sostengono fazioni bellicose che fronteggiano dall’altro lato altri potentati (quelli tecnologici e quindi braccio armato della finanza) diversamente aggressivi preoccupati del proprio futuro. Quindi nelle stanze dei bottoni si sarebbero create da tempo delle fazioni preda di attacchi di panico e quindi in futuro e per molti decenni si continueranno a mandare al macello generazioni di giovani pur di tentare di sgominare l’avversario sovranista che minaccia la stessa esistenza del mondialismo corruttivo che invece domina le “democrazie”. Da sempre le guerre sono state tra cristiani che si sono indeboliti e massacrati a vicenda; adesso per la prima volta si fronteggiano anche altre etnie: ma la sfida vera non sta in chi vincerà ma in come sarà il mondo futuro. Quale è il pensiero “giovane” che oggi possiamo ritenere sopravviverà a questa guerra? Non certo le “democrazie” (controllate minuziosamente dalla informazione e dalla tecnologia) ormai divenute inefficaci, deboli, inefficienti, corrotte e, quel che più conta, non rappresentative; non certo le autocrazie anch’esse inefficienti e appese alla bravura di un capo solo al comando che ha il difetto di essere mortale mentre la democrazia e la corruzione non muoiono mai! Verso quale mondo andiamo? Cosa vogliamo per il futuro dell’umanità? Una volta c’era la guerra mondiale come iattura massima possibile, adesso grazie alla tecnologia e alla disponibilità infinita di danari abbiamo la guerra eterna tra due concezioni delle Istituzioni, entrambe disoneste, ma entrambe molto dure ad essere superate semplicemente perché non esiste ancora una terza via sufficientemente condivisa. CANIO TRIONE
foto creata con intelligenza artificiale
