“MARANZA”
Le radici dell’odio
Non crediate sia andato pesante… intitolare questo pezzo come “radici dell’odio” perché oggi come oggi questa parola,questo sostantivo, ha assunto un inquietante quanto bieca preoccupazione. Diciamolo subito. Ho letto, e mi sono documentato, negli spazi più variegati su questa parola; dai giornali ai Social Network,alla TV,ai rotocalchi. Quanto, questo termine, abbia recentemente avuto la sua eco. I suoi risvolti. La sua “apoteosi” Sembra innanzitutto che la sua origine sia incerta,imprecisata. Sia sul piano semantico che del lessico comune. Qualcuno sostiene che sia di origine milanese,lombarda,altri invece affermano sia di origine meridionale […]. Nella sua accezione iniziale la parola era usata come tamarro, bifolco,coatto,per assumere successivamente un significato controverso…dal smargiasso a guascone,spaccone ecc. Il termine è stato usato per la prima volta negli anni ’80 dalla generazione “BABY BOOMER” i quali però, provenivano da un’altra filosofia di vita: “I Figli dei Fiori” che nulla avevano a che fare con i Maranza di oggi.I Maranza di oggi provengono da una cultura o pseudocultura dei Social Network a cominciare da TIK TOK dove è possibile rendere virale un video che inneggia alla violenza,alla minaccia,all’intimidazione. Poi abbiamo INSTAGRAM,Facebook,Twitter (oggi X),Telegram;tutte piattaforme dove nonostante i controlli scrupolosi della Polizia Postale è possibile trovare TROLL, che inneggiano alla provocazione ed al fastidio sistematico degli utenti;agli Hater,odiatori/odiatrici seriali senza scrupolo;al cyber bullismo e quant’altro. Ecco che,i Maranza ,sono spesso assuefatti dal “BRAIN ROT” una parola che i cosiddetti esperti attribuiscono ad una sorta di “marciume cerebrale” che scaturisce dal fatto di passare troppo tempo sui Social alla ricerca d’una identità,spesso inesplicabile nella sua natura. Una specie di “Isola che non c’è” perché manca loro i punti di riferimento cui ogni uomo cerca per la sua armonia e la sua integrazione. I MARANZA sono coloro che ascoltano una “certa” musica trap e drill dove alcuni testi inneggiano all’aggressione,esaltano forme di razzismo e odio xenofobo. Nella loro tracotanza esprimono una sorte di nichilismo malevolo,reazionario e provocatorio che non trova ragionevole collocazione nel panorama sociale. Sono pronti a riunirsi in gruppi come Baby Gang pronti a disseminare terrore e distruzione. Disposti a rischiare sulla propria pelle,sulla propria vita l’inerzia e l’accidia di cui sono soggiogati. Basta una scintilla,una parola di troppo per dissotterrare l’ascia di guerra e trasformare una rissa in un fatto di sangue e di morte. Il loro look è un po’ l’evocazione di alcuni gruppi anglosassoni degli anni ’60 e ’70,gli Hippie,i Punk,gli Swing. Una forte analogia nel vestire che richiama ad un egocentrismo spropositato, dal quale, ne scaturisce sovente una personalità minata. I Maranza non sono dunque un fenomeno circoscritto ad un’area della nostra Penisola, ma una problematica generalizzata con un’escalation preoccupante. Il Maranza è l’archetipo d’una Baby Gang, che non ha colore né etnia. Non ha a che fare con l’extra comunitario di prima o seconda generazione,né con il bullo delimitato ad un’area di popolazione. I fatti di violenza perpetrati in questi ultimi tempi a Pesaro (settembre 2026) a Ferrara,a Vicenza e Jesolo (giugno 2026) sono il risultano del fenomeno anzidetto, nel quale I Maranza sono artefici. Essi rappresentano in qualche modo l’imitazione delle Baby Gang americane. Perché il loro operato sfocia di violenza gratuita. Seminando terrore e devastazione. Una problematica nella quale gli stessi sociologi fanno fatica a districarsi. Un fenomeno spinoso dove psicologi e criminologi ostentano tesi, per cogliere il bandolo della matassa… Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un crocicchio, dove riemerge, con forte attualità, il mito di Teseo ed Arianna. Il punto di equilibrio, dove l’uomo possa ritrovare il suo spirito ancestrale tra armonia e umanità. Forse, manca loro, quella comunità nobile e valoriale, di cui parlava il compianto Papa Joseph Ratzinger quando asseriva che “La famiglia è la fondamentale culla della formazione della persona umana”.
Alberto Scalfari
