Riflettevo: Un tempo l’ignorante sapeva di essere ignorante e contemporaneamente sapeva e riconosceva che c’erano persone colte che lo potevano istruire e far migliorare, perché fondamentalmente il suo stato era frutto di una carenza d’istruzione, una impossibilità legata a precise contingenze.
La differenza oggi, a mio parere, non è l’istruzione, la tecnologia, i social, i tempi cambiati ecc., la realtà è che non si ha piu l’umiltà di riconoscere il proprio bisogno di miglioramento e non si riconosce il potenziale di coloro che posseggono più cultura, conoscenza ed esperienza.
A questo si aggiunge una diffusa e profonda mancanza di educazione, senso di realtà, modestia e rispetto, virtù oggi scomparse a tutti i livelli.
Ma, partiamo dalla definizione e dall’etimologia per cercare di iniziare a capire i significati anche reconditi di determinati atteggiamenti.
La parola deriva dal latino “ignorantia“, che significa letteralmente “mancanza di conoscenza“, ha radici nel verbo ignorare (composto dalla particella negativa ‘in-‘ e dalla radice del verbo ‘noscere‘, cioè “conoscere”), in definitiva “non sapere“. Nella lingua italiana la parola ignoranza assume sfumature diverse a seconda del contesto in cui viene utilizzata.
Nella sua interpretazione più classica, cioè nel suo significato letterale, originario e tradizionale è la mancanza di nozioni, di conoscenza, di istruzione o di informazioni; non sapere una determinata cosa, una materia, una disciplina perché non si è studiata o non si ha avuto l’occasione di impararla.
Quindi il suo significato è la condizione di chi non conosce una cosa specifica semplicemente perché non se ne è mai occupato o non ne ha avuto notizia, questo significa anche inconsapevolezza, come incompetenza e non conoscenza di un determinato argomento.
Ma anche la mancanza totale o parziale di istruzione, intesa come sapere generale, una scarsa cultura dovuta al mancato accesso all’istruzione a causa di impossibilità oggettive o cattiva volontà.
Nel linguaggio quotidiano, nell’uso comune o gergale, il termine viene spesso esteso per indicare maleducazione, rozzezza di modi o cafonaggine, per indicare un comportamento villano o la mancanza di buone maniere.
Infatti dire a qualcuno “che ignoranza!” in questo caso non fa riferimento al livello dei suoi studi, ma al suo comportamento incivile.
In ambito giuridico invece esiste la famosa massima latina: “ignorantia legis non excusat” ovvero:”l’ignoranza della legge non scusa”.
In pratica davanti alla legge, nessuno può giustificare un reato sostenendo di non sapere che quel comportamento fosse vietato.
In ambito filosofico l’ignoranza assume anche un valore positivo se legata alla consapevolezza, infatti già nel 400 a.C. Socrate aveva individuato l’unica vera soluzione nell’umiltà intellettuale, con il suo celebre motto:
“So di non sapere”
che non è un elogio dell’ignoranza, ma bensì il prerequisito fondamentale per l’apprendimento.
L’umiltà socratica definisce la cosiddetta “ignoranza dotta” cioè ammettere la propria ignoranza è il primo, fondamentale passo verso la vera conoscenza e il miglioramento personale.
E così dovrebbe essere per tutti, perché, a pensarci bene, anche se la parola viene sempre usata con connotazione negativa, ogni persona è più o meno ignorante sui vari argomenti, perché d’altronde è umanamente impossibile essere esperti in tutto!
Purtroppo la consapevolezza di “non sapere” è, ed è sempre stata, una rarità, ed è proprio questo uno dei problemi principali.
Ma, sicuramente, quest’ultimo non è il solo il tema della mia riflessione che riveste molti altri aspetti.
Molte persone sono convinte di essere esperti, preparati, intenditori specializzati, esprimendo i pareri più disparati, senza accorgersi che, proprio a causa della loro incompetenza, giungono spessissimo a soluzioni sbagliate.
Cioè sono ignoranti della propria ignoranza!
Sui social la cosa diventa ancora più evidente, perché si allarga lo scenario, la platea, e le piattaforme tecnologiche hanno preso il posto delle classiche sedie, che a seconda del genere, si raccoglievano fuori dalle porte di casa o dei circoli dei nostri paesi, dove chiunque era uso aprire verbo su tutto e tutti, anche e soprattutto senza nessuna conoscenza diretta della persona e dei fatti.
Praticamente è cambiato il modo di rapportarsi, la modalità ma, la sostanza il più delle volte è rimasta identica: dolosamente e in malafede, per proprio interesse si confonde l’opinione personale con la realtà, con i fatti, con la competenza e l’esperienza in una parola: per ignoranza.
Da qui, i miei approfondimenti sul tema che derivano da una situazione che vivo quotidianamente, e ritrovo in ogni luogo e ambito, a tutti i livelli di età, ceto sociale e cultura, il dilagare dell’insipienza, dell’ignoranza, della rozzezza, della incultura supportate e aggravate anche da: prepotenza, tracotanza, arroganza, presunzione, supponenza, mancanza di dubbio, falsa sicurezza, e come avremo modo di dimostrare non sto esagerando.
L’unione tra “ignoranza e arroganza” o il binomio “ignoranza e prepotenza” descrivono una delle dinamiche relazionali e sociali più frustranti, in cui la mancanza di conoscenza o competenza si allea con un atteggiamento aggressivo, prevaricatore e presuntuoso.
Quando queste caratteristiche si fondono – soprattutto nei social dove, favorite dal relativo anonimato, trovano il massimo del terreno fertile dove prosperare – si genera una barriera cognitiva che impedisce l’apprendimento e alimenta una pericolosa superiorità illusoria.
Dal punto di vista scientifico questo rappresenta uno dei paradossi psicologici e sociali più diffusi, riassumibile nella tendenza di chi non sa a:
- sovrastimare le proprie capacità,
- mostrarsi molto sicuro di sé anche quando non conosce un argomento,
- possedere una fede incrollabile nelle proprie opinioni, rifiutando ogni dubbio o il confronto.
Il paradosso scientifico del legame tra ignoranza e presunzione viene scientificamente spiegato attraverso l’effetto Dunning-Kruger (della Cornell University), una distorsione cognitiva teorizzata fin dal 1999.
L’Effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva in base alla quale persone inesperte o incompetenti in un campo tendono a sovrastimare le proprie capacità.
A questo proposito Charles Darwin nella sua opera “L’origine dell’uomo” scriveva:
“L’ignoranza genera fiducia nei propri mezzi più spesso di quanto faccia la conoscenza“.
Si può anche offrire un certo alibi in quanto per alcuni esperti, l’incompetente non sa di esserlo e affermano che: Chi ha scarse competenze in un determinato ambito non possiede gli strumenti cognitivi minimi per rendersi conto dei propri limiti o per valutare correttamente la bravura altrui.
In pratica il meccanismo funzionarebbe così: per capire di essere ignoranti in una materia, occorre possedere almeno le basi di quella materia, per cui chi ne è totalmente privo non ha gli strumenti logici per valutare i propri limiti.
Questa mancanza di consapevolezza crea allora una “illusione del sapere“: più la conoscenza di un argomento è superficiale, più le risposte sembrano semplici e immediate, generando e traducendosi in una falsa sicurezza tanto incrollabile quanto ingiustificata.
A mio modesto parere questo non è sempre vero ma viene utilizzato anche in malafede, perché resta comunque e sicuramente vero che:
L’IGNORANZA GENERA ARROGANZA, MENTRE LA COMPETENZA GENERA DUBBIO E CAUTELA.
Lo studio ha dimostrato, ampiamente, come e perché le persone più incapaci e stupide si trovino a pensare di aver ragione, e come gli incompetenti non si rendano conto di esserlo e tendono a sovrastimare significativamente le proprie abilità.
L’effetto Dunning-Kruger è anche legato all’incapacità di fare un passo indietro, di riguardare il proprio comportamento e le proprie abilità al di fuori di sè stessi.
Le persone ignoranti sono in grado di valutare sè stesse SOLO dal loro punto di vista soggettivo nel quale si giudicano altamente qualificate, competenti e superiori alle altre.
Le persone che hanno questa sindrome, sono vittime del fenomeno che in psicologia è chiamato: “superiorità illusoria“, per cui credono che le loro capacità siano molto più alte della media anche quando chiaramente non capiscono di cosa stanno parlando.
Il legame tra ignoranza e presunzione spesso genera arroganza, sfociando nell’ utilizzo di un tono di voce alto, e un rifiuto assoluto del dialogo. Questa combinazione non è affatto casuale, infatti, la psicologia e le scienze cognitive dimostrano che esiste un legame profondo chiamato “imposizione aggressiva” tra l’incompetenza e la tendenza a imporsi con arroganza, in cui la prepotenza spinge a prevaricare gli altri, e a rifiutare il confronto civile.
I due concetti anche se spesso viaggiano insieme, operano su piani diversi:
1. L’ignoranza è la radice cognitiva. Può essere una semplice assenza di nozioni o, nel caso peggiore, una chiusura mentale che rifiuta l’apprendimento e il dubbio.
2. La prepotenza è il braccio operativo. È una modalità comportamentale utilizzata per imporre la propria volontà, compensare le proprie insicurezze profonde o mascherare il vuoto di contenuti attraverso l’aggressività e il disprezzo.
Un altra caratteristica è la completa assenza, la mancanza di ogni dubbio, l’ignoranza offre una finta sicurezza, chi sa poco non mette in discussione le proprie opinioni perché ignora la complessità del tema.
Al contrario: il dubbio del saggio, la vera conoscenza genera e si esprime con cautela, chi studia e approfondisce sviluppa la consapevolezza di quanto la realtà sia complessa, finendo spesso per sottovalutarsi, poiché conosce i limiti del proprio sapere.
Riordinando le idee tra le caratteristiche principali e gli atteggiamenti tipici dell’ignoranza troviamo:
- Presunzione e arroganza:
Chi sa poco giudica se stesso altamente competente e pensa di avere sempre ragione.
- Sopravvalutazione di sé:
Le persone con una scarsa conoscenza di un argomento tendono a considerare le proprie idee infallibili, chi ha scarse competenze tende a credersi esperto e non riconosce i propri limiti.
- Uso di frasi assolute:
Fanno affermazioni categoriche, utilizzano frasi fatte o slogan, ed evitano di fare domande o mostrare curiosità.
- Confusione tra opinione e competenza:
Credono che il proprio punto di vista valga quanto uno studio o un’esperienza professionale.
- Incapacità di ascoltare:
Faticano a mettersi in discussione o ad aggiornare le proprie idee anche di fronte a prove contrarie.
Paradossalmente invece le persone competenti ritengono che anche gli altri siano in possesso delle loro qualità e possano arrivare agli stessi risultati o alle stesse conclusioni.
In definitiva per la sopravvivenza della specie UMANA sono importanti l’ISTRUZIONE e la FORMAZIONE possibilmente continua.
Per rendere gli individui più consapevoli della propria incompetenza occorre renderli più competenti, in sostanza, la formazione rende le persone più consapevoli della propria incompetenza e meno arroganti.
Altro prerequisito fondamentale è l’UMILTA‘: per acquisire ulteriore conoscenza, perchè, come sostenuto dalla psicologa Elizabeth Mancuso:
“imparare richiede l’umiltà di rendersi conto di avere qualcosa da imparare.”
Voglio riportare una celebre frase che, anche se non fa parte dei suoi film, sketch o delle sue poesie ufficiali, è comunemente attribuita ad Antonio de Curtis in arte Totò, ed è diventata una citazione virale, sul tema, molto popolare sul web e sui social:
“L’ignoranza è una patologia che colpisce molte persone. I sintomi sono: la cattiveria, lapresunzione, l’invidia e la cattiva educazione.”
Questa citazione esprime una dura critica sociale verso la mancanza di consapevolezza e di empatia, equiparando l’ignoranza a una vera e propria patologia, ad una malattia dell’anima che si manifesta attraverso comportamenti relazionali tossici.
Analizzando i singoli “sintomi” indicati nel pensiero, emerge una precisa radiografia psicologica:
- La cattiveria:
Chi non conosce o non capisce tende a temere il prossimo o a non empatizzare con le sue sofferenze, traducendo la propria frustrazione in azioni o parole maligne.
- La presunzione:
La tendenza delle persone poco preparate a sopravvalutare le proprie competenze e a credersi superiori agli altri.
- L’invidia:
Chi soffre di una profonda ignoranza emotiva e culturale non possiede gli strumenti per costruire il proprio valore, finendo per desiderare la distruzione del valore altrui.
- La cattiva educazione:
La mancanza di rispetto e di buone maniere è la naturale conseguenza dell’assenza di sensibilità verso le regole della convivenza e la dignità altrui.
Questa visione ricalca, in chiave più moderna e satirica, il concetto filosofico espresso già da Socrate, secondo il quale:
“L’ignoranza è la vera radice di tutti i mali, poiché chi agisce male spesso lo fa perché non conosce il vero significato del bene”.
Per il filosofo, nessuno compie il male volontariamente e la conoscenza coincide con la virtù:
“Chi agisce male lo fa per ignoranza del bene, scambiando un male per un bene … chi capisce cos’è veramente il bene non può che compierlo”
Per concludere voglio riportare i suggerimenti e le strategie di tutela emotiva che i terapeuti e gli esperti di comunicazione delle piattaforme social, consigliano di adottare quando ci si trova davanti a dinamiche di questo tipo:
- Evitare il dibattito frontale:
Discutere con chi è guidato da una distorsione cognitiva è spesso sterile, poiché non riconoscerà alcuna prova logica o fattuale.
- Praticare l’assertività:
Mantenere un tono calmo, fermo e focalizzato sui fatti, tracciando confini netti rispetto agli attacchi personali o alla prevaricazione.
- Scegliere il silenzio strategico:
Mettere in pratica il detto: “Quando l’ignoranza urla, l’intelligenza tace”.
In sintesi per comportarsi con le persone ignoranti, la scelta migliore è mantenere la calma ed evitare di sprecare energie in discussioni inutili, non si tratta di sottomissione, ma di preservare le proprie energie psicologiche, proteggendo la propria serenità.
Ben sapendo che solo quando si accetta il limite della propria conoscenza si apre la porta al dubbio, all’ascolto e alla reale competenza.
Per Confucio:“L’ignoranza è la notte della mente, ma una notte senza luna né stelle”.
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka
