L’Unione Europea verso il Camposanto

Un sondaggio apparso su “https://euobserver.com/236006/most-europeans-fear-eu-is-in-decline-but-still-rely-on-it-for-protection-new-study-finds/#:~:text=A%20new%20study,voters%20and%20eurosceptics” e uno studio apparso su “https://ecfr.eu/special/future-nostalgia-europes-unfinished-song/?mtm_source=press-release” rivelano una realtà agghiacciante per i tecnocrati di Bruxelles.

Scrive il giornale on line Scenari Economicihttps://scenarieconomici.it/il-sondaggio-choc-che-gela-bruxelles-per-il-68-dei-cittadini-leuropa-e-al-collasso-ed-allucinata-ma-lelite-parla-di-mancanza-di-fantasia/?” del 11 settembre 2026, “il 68% dei cittadini valuta che l’Europa sia al collasso ed allucinata”. Ma la cosa incredibile è che l’euro élite tecnocratica liquida la questione come “mancanza di fantasia”.

Il 68% non è una percentuale di poco conto: significa che 7 cittadini europei su 10 sono convinti che l’EU sia in uno stato di degrado irreversibile; non solo, naviga a vista senza una strategia.

 

Il sondaggio e lo studio sono stati realizzati non da qualche Istituto terzo bensì dal ECFR (European Council on Foreign Relations) e dalla ECF (European Cultural Foundation). Sono state effettuate quasi 6.000 interviste nei 6 Paesi significativi (Italia, Germania, Francia, Polonia, Paesi Bassi e Regno Unito) oltre a  numerose rilevazioni in altri quindici Stati membri.

E’ la dichiarazione di un fallimento generale che giustifica, anche,  il generale spostamento dell’elettorato nelle elezioni dei singoli Paesi: non si tratta più di spie estemporanee ma di una migrazione strutturale.

 

Ecco i temi del sondaggio e le percentuali relative:

 

1. Peggioramento generale e perdita di normalità: 68%;

2. Guerra, insicurezza e minacce esterne: 43%;

3. Frammentazione e divisioni politiche: 37%;

4. Pressioni economiche e carovita: 33%;

5. Immigrazione fuori controllo: 22%;

6. Segnali di risveglio o rinascita: 12%.

 

Dei 6 temi, quelli che hanno il maggiore significato di sistema sono il primo e il sesto. Dal 2 al 5 sono specificità tematiche. Il primo indica che i popoli europei hanno perduto fiducia nella Unione; che la EU sia uscita dai binari; che la EU non abbia rispettato le attese e gli obiettivi. Ma è il sesto tema che dà il colpo di grazia: solo il 12% pensa o spera che si possa recuperare lo spirito iniziale; quasi il 90% crede che non ci sia nulla da recuperare.

Se si va, poi, ad osservare il sondaggio nella particolarità territoriale, si scopre che, proprio nella Europa centrale (Francia, Germania) quel 12% scende ad un drammatico 5%. Quella locomotiva ha fallito: questa sembra sia la sentenza inappellabile. Nessuna fiducia nella EU, nelle sue istituzioni, nel suo futuro. Scendendo ancora nel dettaglio, quasi il 75% della platea sostiene che la EU ““stia gestendo in maniera pessima le sfide cruciali del nostro tempo”. Sfide che è facile individuare dalla tabella sopra esposta: Economia, Guerra, Immigrazione.

 

Lo studio ha classificato il panel in quattro categorie usando indicatori politici e psicologici. Ciò ha reso ancora più evidente la distanza, fra i vertici EU e la euro élite tecnocratica, dai popoli europei.

Eccole le categorie:


 


· I Negativi (che costituiscono una grande maggioranza relativa).  

Sono quegli elettori che considerano chiusa l’esperienza unitaria. L’iniziativa EU è fallita soprattutto perché si è formata una casta elitaria estranea al popolo; perché ci si è avventurati in un guerra anch’essa estranea e non sentita; perché dominano ideologie conflittuali e punitive che hanno messo in soffitta il benessere e la qualità della vita.  

· Gli Incerti (che costituiscono circa un terzo del panel).

Sono quegli elettori favorevoli ad un progetto comunitario che è stato, però, annichilito da istituzioni fortemente burocratizzate, lente e ipocrite, dedite a roboanti proclami senza, tuttavia, la capacità progettuale tesa alla crescita e alla competitività. Qui non si tratta di inficiare il progetto comunitario ma di puntare il dito sugli uomini delegati a questa missione.

· I Positivi (che costituiscono meno del 20%).

Sono quegli elettori, per lo più funzionari e ceti protetti, che beneficiano in maniera diretta o indiretta delle iniziative della EU e sembrano convinti che la crisi sia uno stimolo per forzare una integrazione mai veramente realizzata.

· I Disconnessi (che costituiscono dal10% al 15%).

Sono quegli elettori che hanno del tutto rimosso l’idea della EU dalla propria esistenza. Per costoro, semplicemente, l’Unione Europea non esiste.


 


Fin qui, abbiamo descritto i dati del sondaggio e dello studio. Ma vediamo quale interpretazione socio politica hanno proposto gli stessi autori. Intanto il giornale on line Scenari Economici definisce la interpretazione “surreale”, nel sottotitolo. Ma, dopo, Fabio Lugano, autore dell’articolo,  rincara la dose scrivendo: “Davanti a un simile disastro di consensi, la diagnosi dell’establishment rasenta l’ironia involontaria. Per gli autori del rapporto, gli europei soffrirebbero di un ‘deficit di immaginazione’: vorrebbero un’Europa forte, ma non riescono a ‘immaginare il percorso’ per arrivarci.


 

Ci vuol poco a considerare questa interpretazione non solo surreale ma “grottesca”. Cioè, se l’EU è un disastro, allora è colpa dei popoli europei, non certo dei vertici e della euro élite tecnocratica! Se poi consideriamo che gli autori del sondaggio e dello studio sono membri proprio di quel establishment, allora tutto si chiarisce. Si chiarisce, cioè, il perché questo establishment sia tanto distante dai popoli. Si chiarisce su quali presupposti si fondino le iniziative comunitarie.  

Addirittura, gli autori suggeriscono un cura: una comunicazione pervasiva che faccia emergere nella gente “la malinconia di quando il futuro appariva ancora radioso … “. Siamo alle comiche fatte da tecnocrati non comici ma da TSO!

ANTONIO VOX

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