Il 4 settembre, alle 17,30, sul lungomare di Bari, si è celebrato il giorno di Giorgia Meloni, il più longevo Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana. Una carrellata di successi (tanti) e di insuccessi (pochi) è stata riproposta in tutte le salse. Ma, nell’enciclopedia, manca la polemica con Vannacci, attesa da tanti, se non troppi; ma disattesa!
C’è solo un affondo – “Il femminicidio esiste; è un’aggravante” – in risposta al vannacciano “il femminicidio non esiste come categoria giuridica autonoma; è lo un omicidio come tutti gli altri”.
Contro la sinistra sono rivolte continue sottolineature sulla profonda differenza di visione di vita, più che politica; su Vannacci e Futuro Nazionale solo punzecchiature, ma politicamente pesanti.
Infatti, in tempi non sospetti, la Meloni ha definito le posizioni del generale “non espressione della vera destra ma funzionali alla sinistra”; e ha preso le distanze, fra l’altro, da un video generato da IA, in cui si simulava l’esecuzione di avversari politici, definendolo “estraneo al mio modo di intendere il confronto democratico”.
E’ un dettaglio non da poco: alla Meloni, forse, non interessa il generale quanto il suo elettorato. C’è da farsi la domanda, visto che non si può negare che Giorgia abbia un invidiabile fiuto politico, se Vannacci sia di destra e cosa ne pensi, in realtà, la Meloni, del “fenomeno Vannacci”.
Partiamo da una premessa: potrebbe capitare a qualcuno di voi, perfetto sconosciuto con mentalità militare e senza alcuna competenza in marketing sociale, di pubblicare su Amazon un libro interessantissimo (ad esempio, il 10 agosto 2023) e di essere accreditato di un 10% di simpatizzanti dopo soli 3 anni?
La risposta la anticipiamo noi in questo articolo: assolutamente NO.
E’ una premessa azzardata? E’ improponibile, facinorosa e malevola?
Basterebbe spiegare come, tra il 10 e il 27 agosto, un libro auto-pubblicato su Amazon da uno sconosciuto, mai letto prima, abbia potuto vendere ben 93.700 copie.
Da questa premessa, irrituale ma plausibile, si può formulare una tesi e una successiva domanda: il generale è stato mandato! Chi c’è dietro?
Lo sfoggio di una strategia e competenza, così qualitativamente competitive, non può che provenire da un establishment che non è, certo, quello del sistema partitico nazionale. Dobbiamo, quindi, ipotizzare l’esistenza di un sovra sistema transnazionale, composto da un diffuso network di circoli mondialisti che di fatto controlla le democrazie occidentali, liberali e occidentali, intento a svuotare le sovranità degli Stati?
In effetti, le dinamiche, cui si è assistito dal 1945, confortano questo dubbio: per omologare e uniformare le Persone e i Popoli.
L’emarginazione sociale delle Identità sfocia, poi, in disagio, malcontento, disgregazione. La Politica va in esilio. L’Economia Reale scompare.
E’ questo che ha fiutato Giorgia Meloni? Se questo è vero, soprattutto dopo che il Time di Londra e la stampa internazionale l’hanno definita la nuova Angela Merkel, la sua visione politica costituisce un serio pericolo per l’establishment.
Per carità, non si vuole gridare al complotto. Si vogliono solo leggere gli eventi con pensiero critico. E il pensiero corre ad un evento simile; quello di Beppe Grillo che la notte del 2 giugno 1992, lui comico genovese, era presente sul Britannia. Proprio quando, molti dicono, si celebrò la svendita del patrimonio industriale pubblico italiano. Che ci faceva Grillo sul Britannia?
C’era anche Emma Bonino, molto amica di George Soros, molto stupita di vedere lì Beppe; capì molto tempo dopo che il comico aveva una funzione molto precisa.
Il 5S, accreditatosi come la vera forza del dissenso contro tutto e tutti, a furor di “vaffa” e di apriscatole di sardine, è però diventato membro d’onore del sistema partitico: si è rivelato. Quello che gli è rimasto, come spia della omologazione e della uniformazione cui il 5S si è dedicato realmente, è il suo slogan “uno uguale uno”.
Grillo era utile per la sceneggiatura; mentre il vero capo politico del Movimento era Gianroberto Casaleggio, guru del marketing socio informatico. Il suo socio nella Casaleggio Associati, Enrico Sassoon, non era persona qualunque. Di famiglia direttamente imparentata con i Rothschild, Enrico è membro dell’Aspen Institute, fondato dalla famiglia Rockefeller.
Quindi, gestire e controllare il dissenso è la questione fondamentale.
La tecnica è raccogliere il disagio, lo scontento, la rabbia; per, poi, provvedere alla sterilizzazione nella inconsapevolezza generale.
Che questo fosse l’obiettivo finale del Casaleggio, e quindi dei 5S, lo si sarebbe potuto agevolmente osservare nel suo manifesto Gaia dove si auspicava una sorta di Nuovo Ordine Mondiale: una sorta di governo mondiale neo ambientalista e malthusiano che ricorda il Grande Reset di Davos.
Per fortuna, la tecnica di cavalcare il dissenso, con il metodo di proporsi come forza di “antisistema”, non può essere eterna perché, prima o poi, si rivela nella sua essenza reale. Infatti, si tratta di sostenere l’establishment nelle sue azioni disgregatrici. Per sfortuna, poco importa, perché, intanto il danno è fatto: il caos diventa la norma, i punti di riferimento saltano, il disagio e la solitudine si diffondono come un virus, la Politica è del tutto sconfitta nel conflitto perpetuo del Partitismo.
Ma, se torniamo all’ipotesi del fiuto della Meloni, allora si può capire, in questo scenario, la sua prudenza nel trattare il “fenomeno Vannacci”.
Le punzecchiature hanno un significato di duello al fioretto.
Da un lato, piccole provocazioni per non alienarsi quell’elettorato; dall’altro, una politica positiva di costruzione che dovrebbe indurre senso di crescita e prospettiva.
L’obiettivo è scongiurare la concentrazione del dissenso e favorire, nel tempo più breve possibile, il momento della “rivelazione” della vera essenza di Futuro Nazionale, per ricondurlo nell’area originale da cui si alimenta e che sembra voglia disgregare.
ANTONIO VOX
