Torino, campo di aggressione allo Stato

Incredibile cosa sta succedendo nelle piazze italiane. 

Sembra si sia tornati ad andati tempi bui della Repubblica. Questa politica di confronto serrato su ogni più piccolo e insignificante respiro; di condanna a prescindere; di giustizialismo come stile di vita; di negatività per principio; che ignora di proposito ogni segnale promettente di recupero di credibilità sociale, sta dano i suoi amari frutti. La Torino di ieri, sabato 31 gennaio, è stata testimone e vittima di una guerriglia annunciata, programmata e ben preparata. Da un lato le forze dell’ordine che cercavano di contenere la furia di battaglioni agguerriti, dall’altra militanti scatenati incuranti di arredi pubblici e di cittadini, pieni di un odio da sfogare. Le immagini trasmettono queste sensazioni. 

La manifestazione pro Askatasuna, il centro sociale torinese, chiuso da Piantedosi dopo oltre trent’anni di attività ai limiti della legge, è stata una guerriglia urbana.

Risultato? Persone arrestate, persone denunciate, sempre più spesso anche donne; poliziotti feriti, danni urbani e tanta paura, incredulità, sconcerto. 

Una decina le persone fermate per accertamenti ma circa una trentina gli agenti feriti e tradotti n vari ospedali del capoluogo. Le ferite? Traumi cranici, tagli profondi, forti contusioni. Dev’essere proprio pericoloso il lavoro di agente di pubblica sicurezza. Un agente 29 enne è stato circondato dai manifestanti e brutalmente malmenato anche quando era già a terra. Ha ricevuto la breve vista del Presidente del Consiglio all’ospedale Molonetrte. 

Il vice presidente Salvini dichiara: “Manifestare è legittimo, sfasciare le città e picchiare poliziotti no!”. Il ministro Guido Crosetto è più preciso: “Non sono manifestanti, sono guerriglieri, sono bande armate che hanno come obiettivo quello di colpire lo Stato e chi lo serve … Oltre 1000 persone. Organizzate militarmente. Con una strategia da guerriglia urbana, divisi in due grandi blocchi. Bombe carta piene di chiodi, molotov, jammeér per impedire le comunicazioni tra le forze dell’ordine, spranghe di ferro, scudi, maschere, occhiali di protezione, maschere antigas, caschi, catapulte per lanciare pietre enormi”. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiama Piantedosi per conoscere la situazione e per informarsi dello stato dell’agente 29 enne aggredito e ricoverato. 

L’effetto di queste incivili manifestazioni è ovviamente la recrudescenza delle iniziative di controllo e di sicurezza. E, infatti, Piantedosi ha annunciato che il pacchetto sarà discusso la settimana prossima prossima e si lavorerà per “proporre nuove norme”. 

 

Come si sono svolti i fatti? I gruppi dei facinorosi hanno aspettato il buio, per staccarsi dal corteo nazionale di Askatasuna, per cercare di sfondare i cordoni delle forze dell’ordine. È da lì è partita la guerriglia, in punti diversi del quartiere Vanchiglia, dove il centro sociale aveva sede prima dello sgombero del 18 dicembre. La polizia ha risposto con lacrimogeni, idranti e cariche di alleggerimento, per oltre un’ora e mezza. 

All’inizio, il corteo contava 15.000 persone in strada secondo le forze dell’ordine, 50.000 per gli organizzatori: c’erano sindacati di base, militanti di centri sociali non solo dall’Italia, il movimento No Tav, il fumettista Zerocalcare.

Ora, Torino si lecca le ferite. 

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