Per chi avesse ancora dei dubbi su cosa sia la politica internazionale, che si chiama stranamente diplomazia, ecco che è accaduto di nuovo. Un Tavolo composto da pochissimi attori, disegna un patto al quale tutti, poi, semi potenti e plebe, si debbono attenere.
Questa volta conosciamo i componenti di quel Tavolo: due affaristi, sarebbe meglio chiamarli businessman, con un patrimonio miliardario. Il primo, Steve Witkoff, 68 anni, immobiliarista di NewYork; il secondo, Kirill Dmitriev, 50 anni, Ceo del fondo sovrano russo. I criteri sono stati tutti rispettati: gli affari si fanno in due perché un condominio non è mai risolutivo; si soddisfa il più possibile i desiderata e le aspettative di entrambi i negoziatori; non si risolve nulla in una sola riunione ma il compromesso è l’obiettivo ed è ben focalizzato; chi non conta nulla e disturba è fuori; il patto dev’essere coerente con l’ambiente.
Tutti i media aspettano con ansia di fare la cronaca delle riunioni di Vertice dimenticando che la politica internazionale si basa sul business e sui rapporti di forza “commerciali e miltari”.
Tutto sommato, anche il “diritto internazionale”, tanto venerato da chi non può, vale per chi può fin quando è conveniente. Infatti, sono quelli che possono che lo “contrattualizzano” e lo impongono. Il consenso dei popoli-plebe è questione di poco conto: un po’ più difficile è ottenere il consenso dei semi potenti. Ma anche quest’ultimi subiscono il fascino del potere: è solo questione di tempo. Nelle situazioni incancrenite, con tanti che parlano e sparlano, con innumerevoli distinguo e partigianerie, dove tutti sono senza ossigeno, affogati nell’acqua melmosa e stagnate, c’è la tecnica di Alessandro. Vi ricordate Alessandro Magno e il nodo di Gordio? Un fendente e via, nel silenzio ammutolito dei spettatori.
La abbiamo vista già a Gaza, questa tecnica: così è, se vi pare. In Ucraina lo scenario è fortemente imbullonato, favorito anche da una strana vetero politica di sleeping Biden e dei suoi Alleati Nato. La Russia invade, l’Ucraina si difende. Da quel momento EU ed USA inviano soldi e armi a Kiev; condannano Putin, spiccando un mandato di cattura internazionale per processarlo; emettono un ridicolo numero di sanzioni economiche di valenza globale; congelano i patrimoni russi, di Stato e personali; rompono le relaziono diplomatiche; scatenano i media in una ossessiva ropaganda che disegna l’Ucraina come l’ultimo baluardo della Libertà della Europa; discreditano la Russia e Putin ad ogni piè sospinto.
Ma quello è tignoso, coriaceo, impassibile. Dopo quasi 4 anni di guerra, paragonabile, per durata, alla II Guerra mondiale , nulla è cambiato. Anzi qualcosa si. L’Occidente si è dissanguato e indebolito; gli Usa si sono sfilati; Zelensky ha sempre più fame di soldi ed armi; la corruzione stile ucraino dilaga; morti a gogò; strutture e infrastrutture distrutte. Ma, soprattutto, della guerra non si vede la fine né tantomeno l’obiettivo. Addirittura, Zelensky va a Parigi per firma re un contratto da 100 caccia Rafale, della Dassault Aviation con ala a delta e alette canard. Dove vuole andare? Quanto altri anni vuol rimanere in questa posizione? Con quali soldi acquisterà quegli aerei? Di quali altre risorse dispone? In tutto questo tempo, l’Europa dice di combattere per la propria Libertà ma non si è mai voluta sporcare le mani scendendo direttamente in guerra. Sa tanto di ipocrisia…. E la gente si è stancata. Ecco la cartina della Ucraina al novembre del 2025:
Allora arriva il Tavolo che dice: qui c’è il Piano di Pace in 28 punti (quello di Gaza era di 20 punti).
Nessuna opzione alternativa; si accolgono solo limature, solo come espressione di cortesia. Non sono, certo, entrambi Piani di Pace; declinano le norme per un armistizio controllato. Anche in Ucraina c’è un Consiglio di Pace, presieduto da Trump. La garanzia di controllo e sicurezza, fornita dagli USA, sarà onerosa.
