Ucraina: novembre 2025

Per chi avesse ancora dei dubbi su cosa sia la politica internazionale, che si chiama stranamente diplomazia, ecco che è accaduto di nuovo. Un Tavolo composto da pochissimi attori, disegna un patto al quale tutti, poi, semi potenti e plebe, si debbono attenere. 

Questa volta conosciamo i componenti di quel Tavolo: due affaristi, sarebbe meglio chiamarli businessman, con un patrimonio miliardario. Il primo, Steve Witkoff, 68 anni, immobiliarista di NewYork; il secondo, Kirill Dmitriev, 50 anni, Ceo del fondo sovrano russo. I criteri sono stati tutti rispettati: gli affari si fanno in due perché un condominio non è mai risolutivo; si soddisfa il più possibile i desiderata e le aspettative di entrambi i negoziatori; non si risolve nulla in una sola riunione ma il compromesso è l’obiettivo ed è ben focalizzato; chi non conta nulla e disturba è fuori; il patto dev’essere coerente con l’ambiente.

Tutti i media aspettano con ansia di fare la cronaca delle riunioni di Vertice dimenticando che la politica internazionale si basa sul business e sui rapporti di forza “commerciali e miltari”.

Tutto sommato, anche il “diritto internazionale”, tanto venerato da chi non può, vale per chi può fin quando è conveniente. Infatti, sono quelli che possono che lo “contrattualizzano” e lo impongono. Il consenso dei popoli-plebe è questione di poco conto: un po’ più difficile è ottenere il consenso dei semi potenti. Ma anche quest’ultimi subiscono il fascino del potere: è solo questione di tempo. Nelle situazioni incancrenite, con tanti che parlano e sparlano, con innumerevoli distinguo e partigianerie, dove tutti sono senza ossigeno, affogati nell’acqua melmosa e stagnate, c’è la tecnica di Alessandro. Vi ricordate Alessandro Magno e il nodo di Gordio? Un fendente e via, nel silenzio ammutolito dei spettatori.

La abbiamo vista già a Gaza, questa tecnica: così è, se vi pare. In Ucraina lo scenario è fortemente imbullonato, favorito anche da una strana vetero politica di sleeping Biden e dei suoi Alleati Nato. La Russia invade, l’Ucraina si difende. Da quel momento EU ed USA inviano soldi e armi a Kiev; condannano Putin, spiccando un mandato di cattura internazionale per processarlo; emettono un ridicolo numero di sanzioni economiche di valenza globale; congelano i patrimoni russi, di Stato e personali; rompono le relaziono diplomatiche; scatenano i media in una ossessiva ropaganda che disegna l’Ucraina come l’ultimo baluardo della Libertà della Europa; discreditano la Russia e Putin ad ogni piè sospinto. 

Ma quello è tignoso, coriaceo, impassibile. Dopo quasi 4 anni di guerra, paragonabile, per durata, alla II Guerra mondiale , nulla è cambiato. Anzi qualcosa si. L’Occidente si è dissanguato e indebolito; gli Usa si sono sfilati; Zelensky ha sempre più fame di soldi ed armi; la corruzione stile ucraino dilaga; morti a gogò; strutture e infrastrutture distrutte. Ma, soprattutto, della guerra non si vede la fine né tantomeno l’obiettivo. Addirittura, Zelensky va a Parigi per firma re un contratto da 100 caccia Rafale, della Dassault Aviation con ala a delta e alette canard. Dove vuole andare? Quanto altri anni vuol rimanere in questa posizione? Con quali soldi acquisterà quegli aerei? Di quali altre risorse dispone?​ In tutto questo tempo, l’Europa dice di combattere per la propria Libertà ma non si è mai voluta sporcare le mani scendendo direttamente in guerra. Sa tanto di ipocrisia…. E la gente si è stancata. Ecco la cartina della Ucraina al novembre del 2025:

Allora arriva il Tavolo che dice: qui c’è il Piano di Pace in 28 punti (quello di Gaza era di 20 punti).

Nessuna opzione alternativa; si accolgono solo limature, solo come espressione di cortesia. Non sono, certo, entrambi Piani di Pace; declinano le norme per un armistizio controllato. Anche in Ucraina c’è un Consiglio di Pace, presieduto da Trump. La  garanzia di controllo e sicurezza, fornita dagli USA, sarà onerosa.​

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