Nicola Gratteri in campo

Su Libero del 14 novembre, è apparso un maxi titolo “Patacca e Martello”, contenente più articoli, fra i quali si ritrova quello sulla battaglia referendaria per la legge sulla separazione delle carriere dei Magistrati, dal titolo “Gratteri insiste in tv: «Falcone mai a favore della separazione»”, a firma di Tommaso Montesano. Purtroppo, quella storia di Falcone contrario alla separazione delle carriere è falsa.

Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri l’ha proposta a DiMartedì nella sua intervista rilasciata al presentatore Giovanni Floris. Quindi, se la  storia è falsa, Falcone non si può usare come testimonial contro la legge sulla separazione delle carriere dei magistrati.

Ovviamente è scoppiata la bufera politica e le critiche da ogni dove non si sono fatte attendere. Ma è il sottotitolo dell’articolo ad essere strabiliante: “Il procuratore di Napoli si scusa …: «Ho sbagliato, me l’hanno mandata persone autorevoli …. Giovanni voleva separare solo le funzioni»”.

Nel corso dell’articolo, Montesano riporta il mea culpa di Gratteri, rilasciato al Corriere della Sera e al Foglio: “Ero in trasmissione, mi è arrivata su Whatsapp … C’era la testata.  C’era la data (il 25 gennaio 1992, ndr). Sembrava vera. … In realtà non esiste. Ho sbagliato.… Erano persone autorevoli dell’informazione, me l’hanno riportata come autentica, …”.

Gaffe per apparare gaffe: non se ne esce più. Sia il sottotitolo che il mea culpa, che riportano entrambi dichiarazioni virgolettate di Gratteri, non fanno che alimentare la polemica.

Nel sottotitolo (… Giovanni voleva separare solo le funzioni), Giovanni Falcone non avrebbe potuto voler separare le funzioni fra Magistrato inquirente (Procura) e Magistrato giudicante (Tribunale) perché queste sono già separate. Non si capisce come potrebbe essere diversamente.  Fra l’altro, c’è grande differenza fra la carriera e la funzione. La carriera è un percorso di crescita professionale: è una linea ascendente. La funzione è l’incarico specifico  assegnato nell’ambito del percorso di crescita professionale: è un punto della linea ascendente. Per essere più chiari, la funzione è definita dalla “Job Description” (il mandato dell’incarico) e dalla “Job Profile” (caratteristiche, titoli e attitudini richieste). La funzione, o anche posizione organizzativa, non è citata nella legge della separazione delle carriere perché è competenza specifica del Csm. Ecco come la dignità professionale del magistrato si esalta. Chissà cosa intendeva dire Gratteri.

Nel mea culpa, tanti sono i sospetti ed interrogativi che potrebbe suscitare nella opinione pubblica:

Come? Gratteri, così preciso e puntuale non verifica le informazioni che gli arrivano? Ed è capace di diffonderle comunque? Di chi si fida Gratteri? Chi sarebbe questo suggeritore autorevole e perciò al di sopra di ogni sospetto? Che ambienti frequenta Gratteri? Ma è veramente autonomo e indipendente? Ma come fa un magistrato a credere che Falcone volesse separare le funzioni (e non le carriere come prima affermato) se queste sono già separate?

E’ solo un esempio ma non si va lontano nel considerarle domande che richiamano sospetti di false testimonianze, messaggi strani, equivoche relazioni, depistaggi.

Eppure, la questione è molto più semplice.  

Non si capisce perché la ANM (Associazione Nazionale dei Magistrati) consideri la legge pericolosa quando il dispositivo non mette in discussione, in nessuna parte, la autonomia e l’indipendenza della Magistratura; né intende promuovere l’efficienza della giustizia, come Gratteri pretende che sia, perché questo è compito della legge ordinaria. Tutela, invece, fortemente, la dignità professionale dei magistrati. Infatti, predispone carriere professionali distinte e mirate, più idonee ed efficaci per rendere più consistenti, solide e professionali le attività dei magistrati. Altresì, viene confermata, né avrebbe potuto essere diversamente, la separazione dei tre Poteri dello Stato: legislativo, esecutivo, giudiziario. Ma, L’Anm e il fronte del No al seguito, insistono sul fantasma del processo alle intenzioni: “la legge come primo passo per sottoporre le Procure alla Politica”. Sembra proprio che sono loro che considerino la Procura come corpo estraneo al Potere giudiziario; quindi, potrebbe essere estrapolato, nel futuro. Ma chi farebbe le indagini? Forse, il Potere Esecutivo? Dovrebbero prima cancellare l’Art. 3 della Costituzione, quello della uguaglianza di tutti i cittadini. Una dittatura si costituisce con i “colpi di Stato”; ma allora non servono Procure e Tribunali: ci vuole la Rivoluzione. E’ tutta la Nazione che vigila.

Quindi, quanto sostenuto dalla Anm, da Gratteri, e da tutta l’opposizione, è del tutto sghembo rispetto al presupposto e al dispositivo della legge.

1. Non esiste alcun rischio di una strisciante ed emergente dittatura;

2. Il presupposto della legge non è la efficienza della giustizia ma è la crescita della dignità professionale del magistrato che è autonomo e indipendente.

Ma allora, come mai questa guerra che non ha concreti elementi di dissidio?

Dato che ogni guerra è questione di potere, dovremmo analizzare dove c’è potere in bilico. L’unica area della legge, dove c’è “potere in bilico”, non è certo il percorso di carriera, né il rischio di dittatura: è l’elezione dei membri del CSM, o meglio dei due Csm. Cioè, la scelta dei membri è fatta con il criterio del sorteggio. Questo metodo salvaguarda la gestione della carriera  e della assegnazione degli incarichi dalla nefasta e devastante influenza delle correnti, che hanno inclinazioni da visione politica e che hanno diverse dimensioni e numero di voti; nonché dei “baroni”. Cioè, tutti fattori che delimitano e confinano la tanto dichiarata autonomia e indipendenza del Magistrato. Ecco, è questo potere che è in bilico. Ancora una volta, la legge è vincente perché garantisce e rafforza le prerogative costituzionali di ciascun Magistrato, salvandolo dal dominio  della politica correntizia.

Non è forse la Libertà dalla Politica che vogliono i Magistrati?

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