Il primo ministro ungherese Viktor Orbán è volato in Usa, alla Casa Bianca, per un incontro con il presidente Donald Trump.
Non ci sarebbe nulla di strano se questo non fosse il terzo incontro in pochissimi mesi. Ma cosa ha da dire Orban a Trump?
Ricordiamo che, per poche ore, si era ipotizzato un incontro di ben altra levatura, quello fra Putin e Trump, nientemeno che a Budapest, in Ungheria. Addirittura, in terra europea, dove un minaccioso mandato di cattura internazionale attende il presidente russo. La disinformata Unione Europea, infastidita e irritata per essere stata colta di sorpresa, non ha potuto far altro che sospendere, momentaneamente, il mandato di cattura e ha dovuto diramare, ai paesi europei i cui cieli avrebbero dovuto essere sorvolati, l’ordine di un salvacondotto per l’aereo che avrebbe trasportato Putin. La scelta di Budapest, come sede di un incontro Russia/Usa, ai massimi livelli sulla Ucraina, già di per sé, rivela che Orban ha assunto un ruolo di collegamento fra le due superpotenze. Questo ruolo gli è stato affidato, certamente, da Putin perché Trump non avrebbe potuto mai pensare ad una sede europea per trattare l’armistizio.
Quindi, la visita di Orban alla Casa Bianca, sotto le mentite spoglie di una questione di affari internazionali, che pure ci sono, ha avuto tutt’altro tenore.
Ciò, per non essere distratti, è opportuno che lo si colleghi alla recente visita di Orban a Roma, alla presidente Meloni. Anche questa visita, la second, ha seguito, in tempi ravvicinati, la precedente prima.
Concludiamo, per non essere prolissi: la Meloni è stata informata, preventivamente, del viaggio di Orban in America ed è stata resa edotta di quali sarebbero stati i contenuti dell’incontro. Come mai? Perché accendesse i suoi preziosi servigi.
Per fare una sintesi, Meloni è un link per Trump; Orban è un link per Putin. Entrambi, Meloni e Orban, guarda caso, sono “conservatori”. Usiamo questa dizione solo per far capire che c’è una base di visione comune anche se i due non sono affatto conservatori.
Allora, cosa è andato a fare il primo ministro ungherese a Washington?
Nell’incontro, Orban ha cominciato dal punto debole di Trump: gli affari.
Ha chiesto di poter continuare ad acquistare petrolio e gas russo senza essere colpito dalle sanzioni statunitensi nell’inasprimento dei dazi.
La motivazione ufficiale è che l’Ungheria dipende dalla Russia per il 74% del gas e per l’86% del petrolio; quindi, non avendo sbocco diretto sul mare, ha gravi problemi di approvvigionamento da fornitori alternativi.
In cambio, però, Budapest, con un accordo di cooperazione bilaterale per il nucleare, acquisterà dagli Usa combustibile nucleare (che attualmente compra dalla Russia) e 12 mini reattori nucleari modulari, per un valore di oltre 20 miliardi di dollari. In più acquisterà gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti con un contratto quinquennale da $ 600 mln e armamenti per $ 700 mln.
La proposta è molto favorevole agli Usa. Orban ha cominciato bene perché ha capito che Trump ha la fissa di ridurre le spese nel contesto internazionale e di recuperare gli squilibri della bilancia dei pagamenti sulle transazioni estere. Ha poca importanza che metodo debba usare; se dazi o contratti commerciali favorevoli.
Ora, però, si nota che l’approvvigionamento continuo di gas naturale liquefatto dagli USA appare in contrasto con la motivazione ufficiale di non disporre di sbocchi diretti al mare. E’ una stranezza, si; ma tanto i media non se ne accorgono. Infatti, è il risultato quello che conta. E il risultato è che Trump ha accettato la proposta. D’altra parte, una trattativa d’affari che si concluda con un contratto è sempre un bene per i due contraenti: in questo caso USA e Ungheria. Tutto qui l’incontro? Niente affatto!
Poi, è successo che il presidente Usa ha definito Orban un “grande leader”; guarda un po’, come la Meloni che però è anche “bella”. Per di più, Trump ha raccomandato Orban alla Europa, che lo vede come il fumo negli occhi: ha detto di “trattarlo bene” dal momento che aveva colto correttamente la gravità del problema immigrazione. Una scusa come un’altra. Sembra proprio una lode sproporzionata per festeggiare la conclusione di un semplice contratto d’affari. Infatti, Trump, qualche ora dopo, ha ripreso il suo solito atteggiamento ottimistico nel dichiarare che si è riaperta l’opportunità dell’incontro a Budapest sulla Ucraina. Cioè si dovrebbero riaprire i negoziati interrotti da Trump stesso.
Ecco il vero motivo del viaggio in Usa di Orban.
Quindi quel viaggio non era solo per un contratto d’affari: gli affari erano un corollario. Quel viaggio è diventato, così, un messaggio pieno di significati. Il primo è indirizzato alla Unione Europea: un Paese della EU tratta, in prima persona, affari internazionali che includono trattamenti, come i dazi, di specifica pertinenza della Unione. Un po’ irritante per la Ursula. Il che significa tanto se ci attardiamo sullo spessore della personalità dell’Europa.
Il secondo è indirizzato a Putin: la concessione a Orban all’acquisto di petrolio e gas dalla Russia si può vedere come concessione alla Russia di vendere. E’ un favore di riguardo di Trump a Putin: “caro Putin, ok, mi fa piacere, andiamo avanti”.
La questione, però, rimane sempre l’Europa.
Aver raccomandato Orban alla EU significa che a Washington si è parlato di Europa e della collocazione di Orban persona in EU. Non è difficile immaginare l’irritazione del management del vecchio continente. La risposta non si è fatta attendere. Al solito, tuttavia, ne fa le spese i’incolpevole cittadino: le procedure per i visti di ingresso in EU per i cittadini russi sono state inasprite.
Tutto sommato uno sgarbo inutile. E, subito, Mosca ha ribattuto con un sarcastico: “l’Europa preferisce gli immigrati clandestini ai turisti russi”.
E’ strano che, da un lato si pretenda di far sedere qualcuno al tavolo della pace, dall’altro si cerca ogni opportunità per stuzzicarlo malevolmente.
Intanto, il giro si è chiuso! E l’Europa non riesce ad entraci, nel giro.
