Si terrà questo pomeriggio, 26 settembre, “Decidiamolo insieme”, l’assemblea pubblica e aperta promossa dai Giovani Democratici di Lecce, nella sede provinciale del Partito Democratico in via Tasso, al fine di coinvolgere direttamente i giovani della città nella costruzione delle priorità politiche della propria generazione, anche in vista delle elezioni del 2027. Sarà un momento di confronto aperto non soltanto agli iscritti, ma a studenti e giovani lavoratori, per coinvolgere persone che non hanno mai fatto parte di un’organizzazione partitica. Casa, lavoro, salari, diritto allo studio, salute mentale, trasporti, sanità, ambiente, diritti e possibilità di costruire il proprio futuro nel territorio saranno alcuni dei temi sui quali avviare il confronto, con l’obiettivo di individuare poche priorità e tradurle in proposte.
L’appuntamento cade nelle stesse ore in cui il dibattito politico nazionale si concentra sulla decisione del Governo di intervenire sulla presenza degli studenti stranieri nelle classi, prevedendo un tetto del 30% per gli alunni che non abbiano un’adeguata conoscenza dell’italiano. Una discussione rispetto alla quale i Giovani Democratici di Lecce rivendicano la necessità di rimettere al centro le condizioni materiali nelle quali i giovani crescono. «Trovo paradossale che nel dibattito pubblico si continui ad agitare lo spettro della sostituzione etnica e a raccontare la presenza di bambini stranieri come un problema dal quale difenderci, mentre in questo Paese quasi 1 milione e 300 mila minori vive in condizioni di povertà assoluta» dichiara il Segretario dei Giovani Democratici di Lecce, Enrico Bove.
Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, oltre 1 milione e 283 mila minori vive in povertà assoluta, il 13,8% dei minorenni residenti in Italia. Il dato sale ulteriormente se si considera il rischio di povertà o l’esclusione sociale, che riguarda il 26,7% dei minori di 16 anni raggiungendo un picco del 43,6% nel Mezzogiorno. «Sono questi numeri – prosegue Bove – che raccontano la grande frattura sociale della nostra generazione: se vogliamo discutere seriamente dei bambini che frequentano le nostre scuole, dovremmo cominciare dalla povertà che diventa esclusione sociale e dell’esclusione sociale che diventa disuguaglianza nelle opportunità per l’età adulta». Le classi nelle quali oltre il 30% degli studenti è costituito da alunni con cittadinanza non italiana nati all’estero rappresentano appena lo 0,6% del totale. «Trasformare un fenomeno di queste dimensioni in un’emergenza nazionale significa strumentalizzare condizioni di fragilità per distrarre l’opinione pubblica dai problemi del Paese reale» aggiunge Bove.
È proprio partendo dalle condizioni reali delle persone e trasformandole in proposta politica che i Giovani Democratici di Lecce vogliono costruire l’assemblea di oggi. Un metodo che rappresenta la prosecuzione naturale del percorso iniziato negli ultimi mesi e che ha trovato un momento particolarmente significativo nell’incontro “Prendersi cura” del 6 settembre alle Officine Cantelmo con la segretaria nazionale del PD Elly Schlein. Proprio in quella occasione, una parte rilevante delle testimonianze portate sul palco è arrivata da giovani protagonisti del percorso costruito in questi mesi a Lecce. Non interventi affidati loro in quanto dirigenti di una giovanile, ma storie personali diventate questioni politiche: Amelia Grasso sul lavoro precario e sull’indipendenza economica dei giovani, El Hadji Ngom sul diritto alla cittadinanza, Irene Meo sulle paure e sulle fragilità di una generazione ed Enrico Bove sul rapporto tra giovani, partecipazione e partiti.
L’asse tra i giovani ed Elly Schlein costruito nel corso dell’incontro, ha lasciato il segno proprio perché figlio di una formula distante dalle consuete ritualità, con esperienze e storie al centro del confronto. Durante gli interventi la segretaria nazionale ha annotato gli spunti emersi e, nel suo successivo discorso, è tornata più volte sui temi sollevati dai giovani: dalla precarietà alla cittadinanza, dalla responsabilità collettiva della cura al rapporto tra nuove generazioni e partecipazione politica. Il confronto si è concluso con il suo invito ai ragazzi a “prendersi il proprio spazio” e con un appello al grido di “facciamolo insieme”, che riassume lo spirito dell’iniziativa che la giovanile di Lecce vuole mettere in campo. «Quello che è accaduto il 6 settembre ci ha confermato che esiste uno spazio enorme per una politica capace di partire dalle persone anziché dalle formule – prosegue Bove – proprio perché sul palco non c’erano semplici militanti di una giovanile: c’erano il lavoro sottopagato, la cittadinanza negata, la paura del futuro, la difficoltà di riconoscersi nei partiti. È una grammatica della politica che vogliamo continuare a praticare: partire dalle esperienze individuali, comprendere ciò che raccontano della società e trasformarle in risposte collettive. Anche il dibattito di queste ore sulla scuola dimostra quanto ce ne sia bisogno: possiamo scegliere se discutere delle paure che qualcuno costruisce oppure dei problemi che milioni di persone vivono ogni giorno per trovare delle soluzioni».
Da qui la scelta di organizzare “Decidiamolo insieme”, che non sarà impostato come un classico convegno, ma diventerà uno spazio nel quale i partecipanti saranno chiamati direttamente a discutere, scegliere le priorità e contribuire alla formulazione delle proposte. Il risultato del percorso confluirà in un documento politico che i GD Lecce metteranno a disposizione del Partito Democratico, con l’obiettivo di portare nella discussione programmatica anche la voce e le priorità delle nuove generazioni del territorio salentino. «Non vogliamo chiedere ai nostri coetanei semplicemente di osservare decisioni già prese – conclude Bove – perché, se vogliamo davvero riportarli nella politica, dobbiamo essere disposti a condividere con loro il potere di decidere».
