Accoltellò il figlio durante una lite a Roca: 76enne a processo per tentato omicidio

Si aprirà il prossimo 4 novembre, davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Lecce, il processo a carico di Giuseppe Giannone, 76 anni, originario di Calimera, accusato di aver accoltellato il figlio Luca, di 50 anni, al termine di una violenta discussione.

Il giudice per le indagini preliminari Tea Verderosa, in sostituzione del giudice Stefano Sala, ha accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal pubblico ministero Maria Grazia Anastasia. L’anziano, attualmente detenuto nel carcere di Lecce, dovrà rispondere delle accuse di tentato omicidio e detenzione e porto illegale di armi.

L’episodio risale al 28 giugno scorso e si è verificato a Roca, marina di Melendugno. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, padre e figlio avrebbero iniziato a discutere per motivi economici. La lite sarebbe rapidamente degenerata fino a quando il 76enne avrebbe impugnato una pistola.

Il figlio sarebbe riuscito a disarmarlo e, nel tentativo di difendersi, lo avrebbe colpito più volte con il calcio dell’arma. La situazione, tuttavia, non si sarebbe placata. Dopo alcuni minuti, infatti, l’anziano avrebbe afferrato una lama appuntita, ricavata da un grosso paio di forbici, e avrebbe colpito ripetutamente il figlio a un braccio.

Il 50enne, rimasto gravemente ferito, è stato soccorso e trasportato in ospedale. Secondo l’impostazione accusatoria, il padre avrebbe agito con l’intenzione di ucciderlo, senza riuscire a portare a compimento il proprio proposito soltanto grazie all’intervento della moglie, dei vicini di casa, del personale sanitario del 118 e dei carabinieri giunti sul posto.

Da questa ricostruzione è scaturita la contestazione di tentato omicidio. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il 76enne avrebbe manifestato dispiacere per il ferimento provocato al figlio, fornendo però una versione dei fatti che non ha convinto il giudice.

Nel provvedimento con cui è stato convalidato l’arresto e disposta la custodia cautelare in carcere, il giudice ha evidenziato come l’uomo non avrebbe mostrato «alcun credibile pentimento», limitandosi a offrire una ricostruzione ritenuta del tutto inverosimile del proprio comportamento.

Giannone resterà quindi detenuto nel carcere di Lecce in attesa dell’avvio del processo. La difesa dell’imputato è affidata all’avvocato Silvio Verri, mentre il figlio, indicato come parte offesa, è assistito dall’avvocata Francesca Conte.