Il nostro futuro alimentare, come sarà?

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Con l’avvicinarsi della data delle elezioni europee qualche domanda si impone. Data l’importanza della politica agricola europea verso quale futuro alimentare andiamo?

 

Sappiamo che vi sono potentissimi gruppi di pressione che ritengono di conoscere il nostro interesse meglio di noi. Essi propongono di riempire i nostri piatti di grilli fritti e bistecche fatte con la stampante 3D; assieme a formaggi e frittate tutte perfettamente confezionate con le più moderne tecnologie. Si possono produrre più facilmente in grandi quantità e, quel che più conta, secondo tecniche e brevetti che loro possiedono. Naturalmente tutto questo porta ad una ecatombe di vacche e pecore che saranno progressivamente sterminate in modo da non riprodursi più, perché inutili; peraltro questo sterminio biblico non è stato perpetrato anche per gli animali da pelliccia che non solo non sono stati difesi dagli animalisti ma da questi condannati a morte? senza che nessuno abbia pronunziato una parola in loro difesa? Lo sterminio prossimo venturo che si invoca anche dagli ambientalisti ne è la copia.

 

Altri invece cercano faticosamente e costosamente di accaparrarsi le zucchine e la frutta del vecchio contadino che non si arrende alle modernità. Contemporaneamente l’esigenza sempre più diffusa di costruire una agricoltura futura simile a quella del passato ha costretto anche i colossi della chimica a cercare fertilizzanti e antiparassitari che riescano a garantire le quantità crescenti che il mercato richiede con qualità decisamente superiori a quelli offerti dalla chimica e dalla genetica “tradizionali”. Conoscere o addirittura essere amica ad uno di questi anziani contadini è un vanto che le signore dell’alta società non finiscono mai di esibire per l’invidia delle amiche. Per questi appassionati della natura il futuro deve assomigliare maledettamente al passato. È una prospettiva possibile? In realtà non si tratta di pochi fanatici ma di crescenti masse di popolazione che anche se prive di cospicue sostanze economiche si arrabattano in ogni modo possibile pur di trovare un po’ di vino o di olio che ricordi i bei tempi e gli incredibili sapori che furono. Questi non hanno santi in Paradiso e se scendono in strada a protestare come hanno fatto i contadini recentemente a mala pena sanno dire cosa rivendicare, ma non mollano. Sanno di essere tanti e sanno di essere nel giusto se difendono il loro lavoro e la libertà di mangiare.

 

In realtà le modernità non hanno mantenuto le promesse dei primordi: i supermercati che promettevano prezzi bassi per qualità costanti adesso offrono qualità scadenti per prezzi elevati; la chimica che prometteva la moltiplicazione dei raccolti ha seminato intolleranze, allergie, malattie che non si sa come affrontare; il mondialismo che prometteva di portare in Occidente prodotti esotici a prezzi ridicoli in realtà ha solo moltiplicato i profitti dei commercianti internazionali e danneggiato gravemente se non distrutto intere filiere agroalimentare; intere regioni sono ormai in via di desertificazione per l’eccesso di sfruttamento del suolo e delle acque.

 

Una battaglia titanica che vede da un lato il grande capitale che con tutti i suoi mezzi cerca di controllare se non possedere l’intero settore che peraltro è fondante sul piano culturale, identitario e politico; dall’altro la vox populi senza una guida ma senza alcuna cedevolezza difende disperatamente la propria identità alimentare e agricola.

 

Ma come mai in campagna elettorale non si parla e neanche si accenna a questi temi? Forse perché il Parlamento Europeo non conta nulla ed esiste solo come nome mentre la Commissione vuole preservare la propria più totale libertà di manovra? È forse per questo che i candidati sono accuratamente scelti per lo più tra persone perfettamente incapaci di intendere questi temi?    

 

CANIO TRIONE

 

 

 

Con l’avvicinarsi della data delle elezioni europee qualche domanda si impone. Data l’importanza della politica agricola europea verso quale futuro alimentare andiamo?

 

Sappiamo che vi sono potentissimi gruppi di pressione che ritengono di conoscere il nostro interesse meglio di noi. Essi propongono di riempire i nostri piatti di grilli fritti e bistecche fatte con la stampante 3D; assieme a formaggi e frittate tutte perfettamente confezionate con le più moderne tecnologie. Si possono produrre più facilmente in grandi quantità e, quel che più conta, secondo tecniche e brevetti che loro possiedono. Naturalmente tutto questo porta ad una ecatombe di vacche e pecore che saranno progressivamente sterminate in modo da non riprodursi più, perché inutili; peraltro questo sterminio biblico non è stato perpetrato anche per gli animali da pelliccia che non solo non sono stati difesi dagli animalisti ma da questi condannati a morte? senza che nessuno abbia pronunziato una parola in loro difesa? Lo sterminio prossimo venturo che si invoca anche dagli ambientalisti ne è la copia.

 

Altri invece cercano faticosamente e costosamente di accaparrarsi le zucchine e la frutta del vecchio contadino che non si arrende alle modernità. Contemporaneamente l’esigenza sempre più diffusa di costruire una agricoltura futura simile a quella del passato ha costretto anche i colossi della chimica a cercare fertilizzanti e antiparassitari che riescano a garantire le quantità crescenti che il mercato richiede con qualità decisamente superiori a quelli offerti dalla chimica e dalla genetica “tradizionali”. Conoscere o addirittura essere amica ad uno di questi anziani contadini è un vanto che le signore dell’alta società non finiscono mai di esibire per l’invidia delle amiche. Per questi appassionati della natura il futuro deve assomigliare maledettamente al passato. È una prospettiva possibile? In realtà non si tratta di pochi fanatici ma di crescenti masse di popolazione che anche se prive di cospicue sostanze economiche si arrabattano in ogni modo possibile pur di trovare un po’ di vino o di olio che ricordi i bei tempi e gli incredibili sapori che furono. Questi non hanno santi in Paradiso e se scendono in strada a protestare come hanno fatto i contadini recentemente a mala pena sanno dire cosa rivendicare, ma non mollano. Sanno di essere tanti e sanno di essere nel giusto se difendono il loro lavoro e la libertà di mangiare.

 

In realtà le modernità non hanno mantenuto le promesse dei primordi: i supermercati che promettevano prezzi bassi per qualità costanti adesso offrono qualità scadenti per prezzi elevati; la chimica che prometteva la moltiplicazione dei raccolti ha seminato intolleranze, allergie, malattie che non si sa come affrontare; il mondialismo che prometteva di portare in Occidente prodotti esotici a prezzi ridicoli in realtà ha solo moltiplicato i profitti dei commercianti internazionali e danneggiato gravemente se non distrutto intere filiere agroalimentare; intere regioni sono ormai in via di desertificazione per l’eccesso di sfruttamento del suolo e delle acque.

 

Una battaglia titanica che vede da un lato il grande capitale che con tutti i suoi mezzi cerca di controllare se non possedere l’intero settore che peraltro è fondante sul piano culturale, identitario e politico; dall’altro la vox populi senza una guida ma senza alcuna cedevolezza difende disperatamente la propria identità alimentare e agricola.

 

Ma come mai in campagna elettorale non si parla e neanche si accenna a questi temi? Forse perché il Parlamento Europeo non conta nulla ed esiste solo come nome mentre la Commissione vuole preservare la propria più totale libertà di manovra? È forse per questo che i candidati sono accuratamente scelti per lo più tra persone perfettamente incapaci di intendere questi temi?    

 

CANIO TRIONE

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