Nella bolla dell’uguale

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Ormai pare quasi un virus. Da più parti i nuovi guru che maldestramente imperversano su social e affini sembrano riuniti in un sol coro che insiste nel farci credere che il benessere sia dettato dalla capacità di circondarci di gente simile a noi, di dialogare solo con chi condivide e convalida le nostre idee -come se già non bastasse l’algoritmo che ci seleziona per like, commenti e preferenze.

In un mondo sempre più connesso, sembra paradossale che ci si chiuda in bolle di comfort, dialogando solo con chi certifica le nostre visioni, ma di fatto sta avvenendo così. Avete mai provato a dissentire in un forum o un profilo in cui i follower si accartocciano tutti attorno alle stesse convinzioni? La gran parte delle volte verrete lapidati di insulti.

Certo, tutti noi siamo propensi ad avvicinarci a chi ci somiglia per valori, interessi, etc. Ma non significa farne un mantra che esclude ogni dissenziente. Senza il confronto con chi è diverso da noi, non c’è crescita. E forse, se vogliamo usare questa metafora, non è un caso se i figli di consanguinei hanno molte più probabilità di ammalarsi e non essere proprio centrati.

Immaginate un giardino dove crescono solo fiori uguali. A parte la monotonia, il giardino stesso sarebbe infinitamente più vulnerabile e, ad esempio, una sola malattia potrebbe spazzare via tutte le piante in un sol colpo. Interagire solo con persone simili a noi limita la nostra visione del mondo, riduce la nostra capacità di adattarci e ci rende meno resilienti di fronte alle sfide.

Il dialogo con chi è diverso non è solo un atto di cortesia o tolleranza. È un’esperienza arricchente che stimola il nostro cervello, allarga i nostri orizzonti e ci spinge a riflettere più profondamente su ciò che crediamo di sapere. È un invito a uscire dal comfort, a non barattare un falso benessere che si traduce in quiete e assenza di conflitto.

Ogni pensiero divergente è, infatti, come una bussola che ci guida attraverso territori sconosciuti. Ci permette di scoprire nuove prospettive, mette in discussione le nostre convinzioni e ci fa crescere come individui. Dialogare con chi non parla il nostro linguaggio ci costringe a essere più chiari, più empatici e, in ultima analisi, più umani.

Non è solo un esercizio intellettuale, ma una necessità evolutiva. Le società che prosperano sono quelle che sanno integrare le differenze, trasformandole in punti di forza. La storia è piena di esempi di culture che, grazie al contatto con l’altro, hanno sviluppato innovazioni, scoperte scientifiche e progressi sociali.

Siamo tutti inclini a cercare conferme alle nostre idee, un fenomeno noto come bias di conferma. Riconoscere questa tendenza è il primo passo per superarla. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che ciò che conosciamo è solo una piccola parte della realtà e che l’ignoto non è necessariamente una minaccia, ma un’opportunità.

Franco Marella

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