Manifestazione del 3 aprile alla Regione Puglia

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Ancora una volta si ripetono le stesse cose al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

Ieri 3 aprile, alle ore 10, con pochissimo preavviso di accordi a stretto giro, le Associazioni: Illavacavalli, LiberAttivi, Azione Civile, Verdi Ambiente e Società, si sono presentate sotto la sede del Consiglio regionale della Puglia per una mozione urgente.

Sono convinti assertori della salvaguardia ambientale che registrano lo stridore dell’assenza di gruppi ambientalisti italiani più conosciuti. Il sospetto è che questi ultimi, più sono grandi, più sono alimentati da fondi economici pubblici e privati e più sono politicizzati.

Le ragioni di quest’impegno sociale sono dovute al non abbandono, da parte della Regione, del progetto di ampliamento della pista di alta velocità del Nardò Technical Center.

Tale istituzione non ha ancora avuto il coraggio di rinunciare, in autotutela, a lasciar disboscare 200 ettari del Bosco dell’Arneo, già teatro dell’impatto ambientale causato dall’attuale pista della Porsche Engineering Gmbh, piazzata in quel paradiso terrestre salentino.

La multinazionale vorrebbe, con il benestare della Giunta Emiliano, ‘bruciare’ tutta quella foresta: uno scrigno naturalistico prezioso in termini di flora e di fauna ineguagliabili.

Ci sono lecci di immenso valore paesaggistico, piante di mirto, lentisco, fillirea, timo, rosmarino selvatico, ginestra, perastro, olivastro, erbe officinali, gigaro, mercorella, orchidee, serapide, ecc.

La fauna ospitata è costituita da specie animali selvatiche come linci, faine, lupi, volpi, scoiattoli, talpe, ricci, lepri, donnole e molti altri, compreso la microfauna a sostegno del ciclo della vita in perfetta simbiosi con il sottobosco. L’ornitologia locale contempla la presenza di gufi, civette, barbagianni, gheppi. Un contributo impagabile in una porzione di Puglia dalla biodiversità  impareggiabile, al pari delle riserve naturali più preziose.

Non mancano anfibi come rospi e rettili, presenti nelle zone lacustri e nelle paludi.

Archeologicamente la zona è impreziosita da aree che testimoniano la civiltà messapica, di origine greca, risalente a 3000 anni fa.

Il piatto, servito al progetto di ampliamento della pista ad alta velocità, sarebbe ‘condito’ dalla violenza dei circa 550 ettari espropriati ai coltivatori locali e ai residenti.

Facciamo un passo indietro per presentare i fatti che interessano questa terra, che è tanto splendida quanto è martoriata.

Il 29 agosto 2023 la Regione Puglia approvava l’ampliamento dell’attuale pista, mettendo a repentaglio centinaia di ettari tra bosco secolare, gariga, macchia mediterranea e steppa, che sono preziosi custodi di specie animali e vegetali rare. Un patrimonio ineguagliabile.

Eppure nel 1992 la CEE diramò la Direttiva n.43 sull’Habitat, a salvaguardia di scenari ambientali come questo, che definiva i requisiti di ‘Habitat prioritario’; i quali sono posseduti dal Bosco dell’Arneo.

A quanto pare, la Regione Puglia ha deliberato uno scempio naturalistico a dispetto di tale disposizione.

A nulla valgono gli appelli dei politici che assurgono motivazioni economiche e di occupazione professionale per giustificare l’opera in parola

Primo, perché non ci siamo dimenticati che il personale precario, ivi impiegato, nel 2015 indisse uno sciopero clamoroso durato un mese per ribellarsi delle condizioni a cui erano sottoposti.

Quindi, salta la motivazione di particolare interesse sociale e l’intera condizione di “Pubblica utilità”, decantata dai promotori dell’iniziativa, le cui opere accessorie comprendono un eliporto, centri medici e di sicurezza antincendio oltre a percorsi ciclabili ecocompatibili.

Sono misure dichiarate ‘compensative’ dell’impatto cagionato al territorio.

Questi complementi appaiono come pretesti, messi su per “indorare la pillola”, che assomigliano ai capricci di giovani birbanti alla ricerca del permesso dei genitori di andare a giocare con gli amici adducendo la sentita motivazione di passare dalla nonna per andare a salutarla!

Siamo stati anche noi guasconi e ora siamo genitori. Queste scuse non ci convincono.

Se l’opera si compisse, il danno ambientale sarebbe fortissimo sul piano idrogeologico, zoologico e boschivo. Causerebbe la perdita di molte specie endemiche di quel luogo, le quali esisteranno finché rimarrà ‘in piedi’ la loro casa. Nulla potrebbe compensarne la sottrazione.

Ora si parla tanto di CO2, della Carbon Tax che si vuole applicare alle tasse della gente e, poi, si distrugge quel polmone, generatore di ossigeno, sostituendolo con i fumi del gas di scarico di potentissime auto di lusso che, dopo la loro commercializzazione, sfrecceranno nei paradisi fiscali dei soliti ricconi che “respirano l’aria degli altri”.

Sorge spontanea una domanda: – Come mai a noi poveri mortali, se dobbiamo ergere una minuscola veranda nella nostra casetta in campagna, ci affliggono con valutazioni paesaggistiche severissime e, invece, laddove si deturpano centinaia di ettari di bosco secolare quel rigore si ammorbidisce al tintinnio dei milioni di euro che costerà l’opera?

Si fanno “Due pesi e due misure” a favore di chi se lo può permettere finanziariamente?

Paradossalmente, gli ambientalisti tedeschi di Stoccarda si stanno mostrando più preoccupati di quelli italiani, che restano possibilisti e serenamente seduti al tavolo delle trattative politiche.

I cittadini pugliesi, però, dichiarano che non ci stanno a subire questo scippo ecologico.

La sicurezza del circuito incriminato, poi, si è rivelata deficitaria dopo la morte di un collaudatore motociclista 36-enne nello scontro con un’auto incrociata su quella pista.

Nel secondo punto delle pretese opportunità sostenute dai favorevoli alla realizzazione, ovvero quello delle motivazioni economiche, ci dovrebbero spiegare chi se ne avvantaggerebbe. Sicuramente non l’intera popolazione meridionale, che patirebbe solo la deprivazione di un polmone di ossigeno e di un patrimonio naturalistico incomparabile.

Aumenterebbero gli affari del gruppo Porsche. Solo quelli di pochi ricchi investitori, pure stranieri.

Quindi, i servigi istituzionali della giunta pugliese non sarebbero fruiti dalla popolazione, che dovrebbe essere rappresentata dal gruppo di amministratori della Regione Puglia, ma soltanto da pochi privilegiati!

Il 22 gennaio 2024 l’Associazione Italia Nostra e il Comitato Custodi del Bosco dell’Arneo presentarono ricorso al TAR e finora questo atto e le continue sollecitazioni, avanzate dalle associazioni interessate all’ambiente, hanno sortito l’effetto di bloccare l’avanzamento dell’iter di ampliamento, mettendo il governatore Emiliano nelle condizioni di dover fare una sospensiva sull’accordo di concessione che elargì ad agosto dell’anno scorso.

Ma fino a quando quel bosco rimarrà tale?

I veri ambientalisti non si accontentano di una semplice “Sospensione” (diversamente da quelli blasonati, che prendono i soldi per le sovvenzioni e che stipulano accordi di convenienza con le stesse istituzioni che gliele concedono):

–          Vogliono la rinuncia totale e definitiva allo sfacelo ambientale, il rispetto del buon senso e della Direttiva CEE che impone all’amministrazione di eseguire preventive interrogazioni pubbliche finalizzate all’ottenimento della valutazione d’incidenza, in seno al suo organo decisionale, prima di assumere decisioni di questa portata;

–          Chiedono il rispetto della valutazione d’incidenza ambientale di parere negativo, già ricevuta dal Comitato regionale VIA/VINCA n. 374 del 28 luglio 2022;

–          Chiedono l’applicazione del provvedimento con cui il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale Patrimonio Naturalistico e Mare, comunicava alla Regione Puglia, con nota prot. n. 0004104 del 12 gennaio 2023 la necessità di procedere ad una riformulazione del Formulario del progetto (che evidentemente non è adeguato);

–          Non accettano pretestuose misure compensative dell’intervento edilizio che minaccerà l’integrità del sito.

Per manifestare questo dissenso, i rappresentanti delle suddette associazioni si sono disposte civilmente davanti all’ingresso della Regione Puglia in via Gentile, a Bari, attirando l’attenzione delle televisioni locali intervenute ad intervistare gli organizzatori.

I manifestanti hanno registrato anche la presenza discreta di Polizia e Carabinieri, che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione con efficienza e simpatia verso una compagine rispettosa della legge e portatrice di una sana ribellione civica, pacata e diffusiva, talvolta anche empatica.

Anche questo aspetto contribuisce a dimostrare che proprio tutto il popolo pretende di salvaguardare l’ambiente, a tutti i livelli e in tutti i comparti della società civile. Almeno, quella parte di essa che resta ancora tale.

Lo testimoniano le 39.000 firme già raccolte, ancora in aumento, per chiedere di rinunciare all’ampliamento.

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