Compagnia Salvatore Della Villa a Lecce con “Incantesimi”

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Andrà in scena domenica 14 aprile alle ore 18, presso il Teatro Paisiello di Lecce, lo spettacolo Incantesimi Fiabe e Leggende della Terra d’Oriente, tratto dalle Fiabe Italiane di Italo Calvino. In scena la Compagnia Salvatore Della Villa e il fascino arcaico delle fiabe legate alle terre di Puglia, messe in voce da Salvatore Della Villa, Chiara Serena Brunetta, Stefania Bove, Serena Serra; le antiche affabulazioni, popolate da maghi e sirene, saranno accompagnate dalle musiche originali composte dal M° Gianluigi Antonaci. Lo spettacolo è organizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Città di Lecce e il Teatro Pubblico Pugliese.

Incantesimi è un percorso nel mondo delle fiabe di Puglia. Sono racconti della tradizione che, per tradizione appunto, intrecciano vicende e contesti popolari con personaggi nobili o fantastici. Le storie sono varie: c’è chi parte per cercar fortuna, chi si dà alle avventure con gli amici scapestrati, chi abbandona i figli e chi li ritrova, chi si imbatte in gatti parlanti e chi si ritrova a tu per tu con le sirene. In questi affreschi di commedia umana non può certo mancare lui: lu Nanni-Orco che tesse, maldestro e burlone, le sue sinistre trame. La ricchezza della narrazione popolare è impreziosita dalla rielaborazione che ne ha fatto Italo Calvino, che dà struttura e corpo ai racconti senza mai smorzare l’anima della lingua, anima che resta costantemente viva nella resa dei detti, delle formule magiche e nelle espressioni idiomatiche.

L’opera di Calvino, come spiega l’autore stesso nell’introduzione, era stata composta per rispondere ad una precisa esigenza editoriale: Si voleva pubblicare, accanto ai grandi libri di fiabe popolari e straniere, una raccolta italiana. La raccolta non è una semplice riscrittura delle novelle, ma un’opera letteraria, una rielaborazione d’autore. L’intento di Calvino fu quello di realizzare una raccolta su base nazionale, rivolta ad un vasto pubblico, passando in rassegna tutti i tipi di fiaba documentata nei dialetti italiani e in tutte le regioni d’Italia, mettendo in luce un patrimonio folklorico che correva il rischio di andare irrimediabilmente perduto. Calvino concepiva le fiabe come la summa tra un suggestivo mondo immaginario e la realtà a cui fanno riferimento, la quale non impedisce il realizzarsi di nuovi racconti. La fiaba è il veicolo attraverso cui le popolazioni, fin dall’alba dei tempi, hanno rappresentato il mondo circostante; sono un particolare tipo di documento storico che conserva credenze, cultura e tradizioni di un popolo, racchiudendone le conoscenze intuitive. Le fiabe non sono quindi spiegazioni scientifiche alle domande ancestrali, ma la risposta illogica ed impulsiva a fenomeni inspiegabili e a paure universali. Attraverso esse, l’immaginazione di un singolo o di una comunità può essere trasmessa ai posteri, sopravvivendo nei ricordi, anche se continuamente modificata dal narratore successivo. Ciascuna fiaba ha un valore universale, percepibile da chiunque, si tratta di una narrazione che raccoglie in sé un messaggio sempre uguale, indipendente da luoghi e momenti. I ritrovamenti di fiabe identiche in diverse parti del mondo hanno dato prova della sostanziale universalità delle fiabe: benché siano oggetto di infinite variazioni esse sono riconducibili, nelle loro linee essenziali, ad un numero definito di tipi.

Nella dimensione della fiaba, la parola è il corpo caleidoscopico che muove tempi e luoghi, con figure che narrano l’estensione del racconto. Il racconto diventa così concerto di espressione del significante. Cosa c’è dietro a una porta o sul monte o nascosto nella notte o in fondo al mare? La voce lo scopre fino a sviscerarlo senza misura. Ecco come non più la drammatizzazione rappresenta il fatto, ma il suono che la supera. Tutto ciò che arriva è incanto. Incanto di memoria, di scoperta, fino al rapimento fatato nell’incantesimo del tempo, che supera sempre l’umano. La dimensione di questo universo è la Fiaba della tradizione popolare italiana che Italo Calvino ha raccolto e trascritto dai vari dialetti e distinta nelle rispettive regioni. Sulla scena di INCANTESIMI solo pochi elementi rituali: la luce di poche candele, una sedia, un baule e poi Magia, che consegna un libro antico al suo narratore, che in un concerto di voci, muoverà l’incanto, nel suo fluire multiforme di luce e suoni, della natura, del mistero, tra il fascino della sospensione e dello stupore, stretti nella musica e il suono di lei, attraverso la parola che narra e conduce l’ascoltatore nella dimensione onirica, laddove anche il piccolo gesto si trasforma in bastimento o in un bosco o nella polvere magica della ‘FANTASIA’ che come dice Calvino ‘è un posto dove ci piove dentro’.

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