Ispezioni sanità Asl Lecce, Pagliaro: “Ospedale Panico di Tricase modello di efficienza ma bisogna alzare tetti di spesa”

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«Il nostro viaggio nelle strutture dell’Asl Lecce ha fatto tappa all’ospedale ecclesiastico Cardinale Panico di Tricase. Una struttura d’eccellenza gestita con grande capacità manageriale per far quadrare i conti, impresa quasi impossibile a causa del budget limitato imposto dai tetti di spesa del Piano di rientro sanitario. Se venissero utilizzate tutte le modernissime apparecchiature diagnostiche e le sale operatorie disponibili (undici in tutto), si abbatterebbero notevolmente le liste d’attesa.

A guidarci nella visita ispettiva è stata la direttrice generale suor Margherita Bramato, insieme al direttore sanitario Pierangelo Errico, alla direttrice amministrativa Maria Grazia Coluccia e al responsabile del servizio tecnico Antonio Coppola. Accoglienza e presa in carico sono improntate alla professionalità e all’umanità, doti riconosciute e apprezzate da tutti i pazienti. Pulizia e ordine regnano ovunque, anche nelle cucine dove ho potuto assaggiare l’ottima qualità del cibo preparato per i pazienti.

L’ospedale ecclesiastico, classificato no profit, è gestito dalla Pia Fondazione di culto e religione Cardinale Giovanni Panico. Dotato di Dea di primo livello e pronto soccorso, è inserito nella rete delle emergenze-urgenze. Conta 400 posti letto.
Poiché la struttura risale a sessant’anni fa, necessita di adeguamenti per l’ampliamento e la riorganizzazione degli spazi. Ma i lavori, intrapresi con risorse proprie ormai esaurite, sono fermi in attesa di nuovi fondi. Occorrono circa 24 milioni per portare a termine l’intero progetto di riqualificazione, e ne servono almeno 8 per un provvisorio utilizzo di nuovi spazi. Poiché il Panico è classificato come ospedale privato, non c’è possibilità di attingere a fondi Pnrr. Carte alla mano, sotto il profilo della qualità e dell’efficienza delle prestazioni, è primo in Puglia anche rispetto alle altre due realtà ospedaliere ecclesiastiche accreditate. Le schede di dimissioni ospedaliere, ricavate dal sistema Edotto, certificano l”alta produttività ed efficienza del Panico. Ogni anno vengono erogate prestazioni extra, una volta esaurito il tetto di spesa previsto dalla Regione: dove non arriva l’economia, arriva il cuore. Nessun paziente viene respinto, a cominciare dai casi più urgenti e gravi. Come quello di una bimba salentina di due anni, con pluripatologie a causa di asfissia perinatale che le ha provocato sofferenza cerebrale al punto di avere bisogno per respirare di tracheotomia e di peg per la nutrizione. Viene accudita h24 dal personale del reparto, dagli studenti del corso di laurea in infermieristica che sono un grande supporto per l”infermiera di turno. Una fisioterapista la assiste tutti i giorni e, grazie a questa costanza, la piccola inizia a muoversi mentre la sua condizione neurologica le impediva ogni movimento. Ama molto il contatto fisico e ha imparato a riconoscere le voci di quanti fanno a gara per starle vicino. Non viene lasciata sola neppure per un attimo, ed anche le suore vanno a trovarla tutti i giorni. Lo spirito caritatevole dell’ospedale ecclesiastico non si ferma davanti ai limiti di budget, ma sostenere i costi e tenere in piedi un sistema così complesso richiede sforzi immensi.
Con la riconversione in pta degli ospedali di Gagliano del Capo, Poggiardo e Maglie, e con il depotenziamento degli ospedali di Casarano e Scorrano nel sud Salento, il Panico si fa carico di una crescente domanda di assistenza sanitaria. Vista la sua efficienza e il rigore nelle assunzioni e nell’applicazione dei contratti nazionali di lavoro, l’ospedale di Tricase meriterebbe maggiori risorse, come riconoscimento alla sua produttività ed efficienza. Con budget più alti, adeguati alle sue potenzialità, il Panico potrebbe contribuire in misura determinante a risolvere le carenze della sanità pubblica in questa porzione di territorio, in attesa dell”annunciato nuovo ospedale di Maglie Melpignano per cui si prevedono tempi di realizzazione certamente ultradecennali.

Si potrebbero ridistribuire le risorse assegnate ai tre ospedali ecclesiastici classificati della Regione, aumentando il budget del Panico che ha performance di maggiore efficienza. Al momento vengono trasferiti 120 milioni al Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari), 200 milioni all’ospedale di San Giovanni Rotondo (Foggia) e circa 78 milioni a quello di Tricase. Ma, se un ospedale non riesce ad esaurire il budget, si potrebbe assegnare al Panico che ha potenzialità di utilizzo limitate dal tetto di spesa.

L’ospedale riceve 78 milioni di euro all”anno dalla Regione, a fronte di 40mila accessi di pronto soccorso, 22mila ricoveri ordinari e 28mila ospedalizzazioni. Molti accessi non giungono attraverso la rete del 118 e quindi Ares paga, ad esempio, solo il 50% degli infarti miocardici acuti. Se la Regione pagasse la differenza tra i fondi assegnati dal tetto di spesa e le prestazioni realmente effettuate, il bilancio sarebbe sostenibile. Non si possono rifiutare le prestazioni salvavita e gli accessi al pronto soccorso, non si possono bloccare le emergenze e le urgenze per sforamento del budget di spesa, non essendoci alternative sul territorio a sud di Maglie.

Con i ricoveri giornalieri fermi (per raggiunto tetto di spesa) aumentano i costi di personale, gestione e farmaci, causando problemi di bilancio e rendendo quasi impossibile continuare a garantire i servizi sanitari.

Urologia e chirurgia generale e sale endoscopiche: vengono utilizzati sistemi innovativi e Robot Da Vinci. Hub specializzato soprattutto per i tumori gastrointestinali.

Oncologia e medicina ematologica: 50 trattamenti al giorno di Chemioterapia e 50 trattamenti al giorno in Ematologia, con utilizzo di trailer sperimentali gratuiti per i pazienti, che permettono la fruizione dei farmaci più innovativi. Vengono eseguite circa 60/70 chemioterapie al giorno.

Pediatria, ginecologia e ostetricia: 2 sale parto ordinarie ed una per casi covid. Si eseguono 1200 parti all”anno, 10 le culle di Neonatologia, 2 culle per isolamento e 6 posti di terapia intensiva neonatale Utin, 12 posti letto di Pediatria. L’ospedale di Tricase è il solo dotato di Terapia intensiva neonatale (oltre al Fazzi di Lecce), da qui la riflessione sul mantenimento di punti nascita non sicuri.

Blocco operatorio (11 sale in tutto): 6 al quinto piano (4 utilizzate per tutte le specialità, una di urgenza e una di emergenza, tra cui una ibrida, una con Robot Da Vinci ed una attrezzata per la neurochirurgia); 1 sala operatoria per ortopedia e traumatologia al primo piano; 2 sale per chirurgia generale e urologia con robot da vinci, più 3 sale di endoscopia digestiva al secondo piano; 2 sale operatorie di oculistica, otorino e day service al terzo piano.
Team di specialisti eccellenti.
Le sale operatorie sono dotate di armadi intelligenti che riforniscono in automatico farmaci, presidi e protesi quando sono in esaurimento.

Spazi limitati: al Pronto Soccorso la sala d”attesa è un po” sacrificata, in attesa del completamento dei lavori che permetteranno di ridistribuire gli spazi. L’ospedale è continuamente interessato da progetti di ristrutturazione con cantieri attivi in diverse aree:
costruzione di una nuova piastra dove verranno allocati i nuovi Poliambulatori e i servizi di Laboratorio Analisi e di Genetica;
costruzione della nuova centrale termica con il sistema della trigenerazione (utilizzo dell’energia termica anche per produrre acqua refrigerata per il condizionamento, con notevole risparmio energetico);
completamento della sala operatoria ibrida (dotata di dispositivi avanzati come intensificatori di brillanza e scanner per la tomografia computerizzata o per la risonanza magnetica nucleare, per interventi chirurgici minimamente invasivi e meno traumatici); realizzazione dell’isola ecologica in ambiente protetto extra ospedaliero, per il decoro negli spazi e la sicurezza degli operatori.

Dotazione tecnologica di avanzatissimo livello, come la risonanza magnetica da 3 tesla che consente di analizzare strutture anatomiche anche di un millimetro. C’è anche una RM da 1,5 tesla; 2 Tac, 1 Tac con gamma camera per scintigrafie; 1 mammografo; 1 RX telecomandato.

Una struttura modello che chiede solo di poter operare al massimo delle sue potenzialità. Non si può trattare un ospedale con pronto soccorso e dea come se fosse una casa di cura, limitandone operatività e potenzialità di rispondere alle richieste dei pazienti. Questo comporta mobilità passiva, mentre eliminando il blocco alla mobilità attiva si potrebbero attrarre ingenti risorse. È quello che solleciterò in audizione in Commissione Sanità, affinché si possano fissare tetti di spesa più alti, che premino la qualità e l’efficienza dell’ospedale Panico di Tricase».

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