Spesa sanitaria, Amati: “Deficit di 39 milioni. Meglio dell’anno scorso ma per aumento di 300 milioni delle risorse statali”

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 Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati:

«Il deficit sanitario per il 2023 è di circa 39 milioni. Meglio dell’anno scorso ma ancora grave.
Infatti: nel 2022 il deficit è stato di circa 450 milioni, poi attestatosi a 144 milioni grazie al trasferimento della quota di euro 240 milioni a titolo di payback. E i 144 milioni di deficit sono stati coperti con una manovra molto pesante di riduzione spese in tutti i settori dell’amministrazione
».

«Nel 2023, invece, il deficit ammonta a circa 340 milioni, poi attestatosi a 39 milioni per il maggiore trasferimento di risorse statali, pari a circa 300 milioni.  Insomma, la funzione di riduzione delle spese e degli sprechi è avvenuta in piccolissima parte, non in grado di giustificare parole lusinghiere, e per via di entrate maggiori.  La riduzione di spese e sprechi, infatti, è stata registrata in misura leggerissima su farmaceutica e dispositivi, ma il tema sarà approfondito nelle prossime settimane, e per via del blocco delle assunzioni, ad eccezione del turnover e comprese le assunzioni delle Sanità service, e della riduzione della mobilità passiva, nella speranza che quest’ultimo dato si riveli in riduzione strutturale e non come fatto episodico».

«Mettendo in conto le eventuali differenze di virtù tra le diverse aziende, il dato generale suggerisce, dunque, alcune cose molto semplici. Ci aiutano, generalmente, le maggiori entrate a contenere il disavanzo, piuttosto che politiche aderenti alla migliore gestione manageriale. Eppure, ed è questa la cosa che più spiace, le maggiori risorse dovrebbero essere destinate ad ampliare servizi e prestazioni, piuttosto che a contenere un deficit da inefficienze aziendali.  Nelle prossime settimane dedicheremo una seduta all’analisi del bilancio sanitario generale e delle singole Asl, per rendere più chiaro il quadro e scomponendo le singole voci. Per ora basti dire che siamo di fronte a una continua disapplicazione o elusione delle disposizioni legislative e amministrative in materia di gestione efficiente, da parte delle burocrazie sanitarie. Il nostro vero problema è riuscire a trasformare i burocrati in manager, così come amano essere chiamati, nonostante non riescano a cogliere l’essenza di quella parola in sanità: adattare l’organizzazione al malato, destinandogli le risorse, e non il malato all’organizzazione, sprecando così risorse».

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