“La Dislessia ed il Jazz”: 5 domande all’autrice del libro, Matilde Sabato

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Matilde ha appena compiuto il decimo anno di età quando le viene diagnosticata una forma di dislessia, con un decreto per la tutela dei BES (Bisogni Educativi Speciali). La sua storia, però, inizia alcuni anni prima, agli esordi della scuola primaria: avverte qualche difficoltà nella lettura veloce dei testi, e questo complica, in primissima battuta la sua carriera scolastica. In seno alla sua famiglia, però, la necessità di vederci più chiaro era già emersa. Perché Matilde ha un legame speciale con il suo violino, la sua chiave d’accesso al mondo delle emozioni sonore. A 5 anni inizia a far scorrere l’archetto sulle corde e per lei quel mondo non ha più segreti. Non è nemmeno una questione di pentagramma. Matilde ha persino elaborato il proprio linguaggio del cuore, e comunica senza problemi con l’acero da cui cava le note.

Con la diagnosi, però, le cose cambieranno ed inizierà un percorso lungo, ma ricco di esperienze e soddisfazioni. Nonostante tutto, però, la musica non l’abbandonerà mai, neanche nei momenti di sconforto. Ed oggi la musica, per lei, è un linguaggio che parla di solidarietà, di ascolto, di aiuto per chi ha bisogno di uscire dal tunnel della dislessia.  

Ai nostri giorni Matilde è una giovane donna di 23 anni che prova ad essere utile agli altri e che mette i propri studi a disposizione di chi non ha ancora preso coscienza della difficoltà. Un esempio, quello che ha messo in scena nella mattinata nell’Agorà del Consiglio Regionale, a margine della presentazione del suo libro, quando ha fatto scaldare i giovanissimi presenti, portando il ritmo di una esecuzione estemporanea, con il battito delle mani ed il trapestio dei piedi. È il battito del cuore, è il torrente che scorre, sono le pietre levigate dall’acqua che segnano idealmente una composizione fatta di naturalezza. Il ritmo naturale e scandito dai presenti è comunicazione, è linguaggio, è musica. I giovani protagonisti sono entusiasti. L’esperimento è riuscito pienamente. 

D – Come hai vissuto i primi anni di scolarizzazione e come hai affrontato questo ostacolo?

R – I primi anni sono stati abbastanza incerti, perché la problematica non era ancora ben conosciuta e studiata. Alle volte, gli stessi insegnanti carpivano indicazioni attraverso i miei terapisti. Posso dire che in moti casi ho fatto da apripista. Solo qualche anno più tardi, le cose sarebbero cambiate, quando i BES furono affrontati con maggiore consapevolezza. Le cose, da allora, iniziarono a migliorare.

D – Dopo l’adolescenza le cose sono cambiate?

R – Premetto che ho iniziato lo studio del violino all’età di 5 anni e che non mi ponevo il problema dell’apprendimento, perché avevo concepito una mia forma di lettura prima di accedere ai canoni tradizionali, quelli secondo i quali avrei incontrato la diagnosi. Con l’inizio del Liceo, abbandonai lo studio dello strumento, per dedicarmi successivamente al canto jazz, che mi ha condotto fino alla Laurea triennale presso il Conservatorio di Monopoli. Il passo successivo, la Magistrale ad Adria, in Veneto, con la guida di Chiara Liuzzi, e con la voglia di esplorare sempre di più le possibilità che mi venivano offerte dallo studio, con la finalità di essere utile agli altri.

D – In che modo “utile”?

R – Molti amici, conoscendo il mio vissuto e la mia determinazione si rivolgevano a me per consigli o per aiutare qualcuno che non aveva ben chiara la propria situazione, come parenti o conoscenti. Questo tourbillon di richieste mi ha fatto riflettere sul fatto che fosse cosa utile mettere a sistema queste esperienze, a beneficio di tante altre persone che camminano ancora nel buio. Va chiarito, inoltre, che il jazz è stato importantissimo per me, perché attraverso il suo studio ne sperimenti la multi-canalità. Partire da una prospettiva storica è importante poiché il racconto delle origini aiuta molto la comprensione della musica stessa.

D – Cosa puoi raccomandare a chi chiede aiuto senza trovare risoluzioni?

R – Di ascoltare e ascoltarsi. Dall’ascolto nasce una circolarità di informazione che aiuta a superare le difficoltà. Ci sono passata e sono certa del fatto che la catena dell’informazione aiuta.

D – Hai modelli ai quali ti ispiri, musicalmente?

R – Di certo ho una grandissima ammirazione per Billie Holiday, un talento immenso ed un pathos inarrivabile. Tuttavia, oltre a figure eterne della musica jazz, mi piace ascoltare nuove realtà come l’afroamericana Jazzmeia Horn. Consigliatissima.

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