II Domenica di Quaresima

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Il Vangelo di questa domenica ci porta al cuore di un mistero straordinario: la Trasfigurazione di Gesù. Questo evento, avvenuto su un alto monte, è ricco di significati profondi che meritano un’attenta analisi del testo.

Innanzitutto, la scelta di Gesù di portare con sé Pietro, Giacomo e Giovanni non è casuale. Essi rappresentano i pilastri su cui si fonderà la futura comunità dei credenti. La Trasfigurazione diviene così un momento di intima condivisione tra Gesù e i suoi discepoli più vicini, oltre che una rivelazione della sua natura divina che mira a rafforzare la loro fede di fronte alle sfide e alle sofferenze che dovrà affrontare.

La trasfigurazione di Gesù, con le sue vesti divenute bianchissime, simboleggia la sua gloria divina. La presenza di Mosè ed Elia, figure chiave dell’Antico Testamento che rappresentano rispettivamente la Legge e i Profeti, sottolinea la continuità tra il messaggio di Gesù e la tradizione ebraica. La loro conversazione con Gesù indica che Egli è il compimento delle Scritture, il ponte tra l’antica alleanza e la nuova.

L’esclamazione di Pietro, sebbene dettata da un impulso spontaneo di voler preservare quel momento di gloria, rivela una mancanza di comprensione del vero significato dell’evento. La Trasfigurazione non è un momento da cristallizzare nel tempo, ma un’anticipazione della Pasqua, della vittoria di Gesù sulla morte e della sua glorificazione. Pietro vuole onorare Gesù facendogli una tenda, uno spazio a lui riservato. Ma Dio non si onora più così, ma ovunque con tutta la vita. Per questo è necessario scendere a valle, affrontare le mille fatiche che la vita riserva, e seguirlo con fiducia fino al calvario. 

La voce dalla nube, che identifica Gesù come “il Figlio mio, l’amato”, riecheggia il battesimo di Gesù nel Giordano, sottolineando ancora una volta la sua identità divina e l’importanza dell’ascolto della sua parola. Questa dichiarazione è un chiaro invito rivolto ai discepoli, e a noi oggi, a riconoscere in Gesù il messia atteso, colui che rivela pienamente Dio all’umanità.

La conclusione del racconto, con l’odine di Gesù di non parlare di quanto vissuto sul monte fino alla sua risurrezione, pone l’accento sull’importanza della Pasqua come chiave di lettura di tutta la sua missione.

La Trasfigurazione di Gesù ci mostra che, al di là delle prove e delle sofferenze, la gloria di Dio si manifesterà in pienezza. È un invito a seguire Gesù con fede, ascoltando la sua parola e tenendo lo sguardo fisso sulla sua gloria futura, certi che anche per noi sarà Pasqua.

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