Morto collaudatore pista Porsche a Nardò, Cgil proclama 1 ora sciopero per turno

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Un’ora di sciopero per turno, con presidio davanti ai cancelli della Nardò Technical Center, la pista di collaudo in provincia di Lecce dove stamattina un collaudatore di 36 anni in sella a una moto, Mattia Ottaviano, di Tuglie, è rimasto vittima di un infortunio mortale dopo lo scontro con una automobile per cause in corso di accertamento. È la prima forma di protesta decisa dalle segreterie provinciali di Cgil, Fiom e Filcams. La pista del Nardò Technical Center, è gestita dalla Porsche Engineering. All’interno lavorano circa 300 persone (un terzo delle quali dipendente di aziende appaltatrici). Domani, dalle 13 alle ore 15, i lavoratori della Ntc e deIle aziende appaltatrici incroceranno le braccia e si riuniranno davanti al centro collaudo. Con loro anche la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci.

I sindacati hanno appreso della notizia stamane proprio durante la riunione con il prefetto Luca Rotondi, a margine della giornata di sciopero proclamato da Cgil e Uil, con le categorie di edili e metalmeccanici Fillea e Feneal, Fiom e Uilm proprio sul tema della sicurezza sul lavoro. Terminato l’incontro, una delegazione di Cgil, Fiom e Filcams (categoria che tutela i lavoratori del terziario) si è recata a Nardò, davanti ai cancelli della Porsche Engineering ed è stata ricevuta dai vertici aziendali.

«Esprimiamo il cordoglio di tutta la Cgil ai familiari di Mattia per questo dramma”, dicono Valentina Fragassi, Ciro Di Gioia e Mirko Moscaggiuri, segretari generali territoriali di Cgil, Fiom e Filcams. “Ma le parole non bastano più, ora servono i fatti. Ognuno faccia la sua parte: il governo emani leggi a tutela di salute e sicurezza dei lavoratori, le aziende facciano il possibile per garantire condizioni di sicurezza nei siti produttivi, i sindacati pretendano il rispetto delle regole. Spetterà alla magistratura – aggiungono – ricostruire dinamica e responsabilità dell’incidente. Emerge però come i lavoratori coinvolti nell’incidente fossero sulla pista a bordo di mezzi da collaudare. E come gli stessi lavoratori fossero dipendenti di due aziende diverse da Porsche Engineering, due imprese che applicano il contratto del terziario. Per cui ci ritroviamo di fronte ad un’azienda-madre che appalta ad aziende esterne la propria attività principale, non i servizi di mensa o pulizia, le quali non applicano il contratto nazionale dei metalmeccanici, come sarebbe lecito aspettarsi per i driver. Porsche si concentri in via prioritaria – concludono i tre sindacalisti – a garantire la sicurezza e la salute di tutti i lavoratori, abbatta le sacche di precarietà che ancora resistono su questo sito e abbandoni la logica degli appalti».

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