Famiglia: Cgil Puglia, rispolverata idea bonus economico per indurre donne a rinuncia aborto, è offensivo

31 Visite

«Rispolverare la proposta di bonus economico per indurre le donne che hanno deciso di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza a cambiare idea è offensivo per le donne stesse e rappresenta l’ennesimo attacco a quella che rimane una scelta libera e consapevole». È il commento della segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, all’iniziativa assunta dal segretario di Noi Moderati della città di Bari, Luigi Barnabà che come, riporta da un quotidiano, vuole lanciare una petizione popolare per riattivare la proposta presentata ad aprile dell’anno scorso dall’assessora regionale al Welfare Rosa Barone, che prevedeva un bonus di 5mila euro per aiutare le donne in gravidanza e con difficoltà economiche. Una iniziativa bloccata e sospesa anche dopo le proteste delle associazioni femministe e del sindacato.

«Partono dall’assunto –
aggiunge Bucci – che quelli economici siano i principali motivi che spingono una donna a interrompere una gravidanza, e all’atto pratico propongono una somma di 200 euro per 18 mesi. Le stesse forze politiche che a livello nazionale, mentre aumentano le povertà, hanno tagliato il Reddito di cittadinanza, arretrano sul welfare e mettono a rischio la tenuta del Sistema sanitario nazionale. Per dire di quanta becera propaganda ideologica – sottolinea la sindacalista – è intrisa questa proposta di bonus. La priorità assoluta – evidenzia Bucci – dovrebbe essere l’applicazione di una legge dello Stato, la 194, quotidianamente disattesa e che nega un diritto all’autodeterminazione delle donne. Accade quando nelle strutture pubbliche il numero di ginecologi che si avvalgono dell’obiezione di coscienza tocca punte, è il caso della Puglia, del 90%. Dati che si traducono in minor sicurezza, di forte pressione psicologica e disagio».

«Per questo rilanciamo la proposta di indire in tutta la regione – continua – concorsi per medici che siano in grado di tenere in equilibrio il rapporto tra ginecologi obiettori e professionisti che non lo sono. Chiediamo anzi alla Regione Puglia di avviare in tutte le Asl un monitoraggio urgente sulla condizione di applicazione della legge 194, a difesa di un diritto all’autodeterminazione conquistato faticosamente dalle donne, sostenuto da tutta la società italiana. I corpi delle donne sono già quotidianamente oggetto di discriminazioni e violenze, risparmiateci almeno la speculazione propagandistica. Siamo pronti a mobilitarci assieme alle tante associazioni che già oggi lavorano nei territori, con tanta fatica, al fianco delle donne e per garantire il pieno diritto all’applicazione della 194», conclude.

News dal Network

Promo