I SUGGERIMENTI DEL DEBITO PUBBLICO

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Sul WSI (Wall Street Italia), del 16 Gennaio 2024, è apparso un articolo “Il Debito Pubblico Italiano a raggi X” che descrive una analisi di RBS (Rome Business School basata sui dati riportati nella pubblicazione di Bankitalia dal titolo “Finanza pubblica: fabbisogno e debito“.

Sappiamo subito che Il Debito ha raggiunto il massimo storico, a ottobre 2023, (€ 2.867 mld) per poi calare a novembre 2023 (€ 2.855 mld) di

€ 12,6 mld. Che intervento è stato fatto per riportarlo giù?

Da un lato, il Debito era salito ancora di € 1,1 mld a fronte della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio. Allora, il Tesoro ha ridotto la sua disponibilità liquida di € 12,9 mld e ha rastrellato € 0,8 mld dalle  casse delle amministrazioni pubbliche.

Una operazione contabile “nel giro di un mese”, ma d’urgenza, che denota l’affanno del Governo su questo tema del Debito Pubblico.

Tuttavia, non è l’importo del Debito che interessa i mercati; piuttosto è il suo rapporto con il PIL che denota il tasso di fragilità del Paese: più il PIL va giù, più il rapporto sale. Nel 2023 la Germania ha un rapporto Debito/PIL pari al 64,8%, la Francia al 109,6%, la Spagna al 107%. L’Italia, invece, si attesta al 139,8%, al 140% nel 2024, al 140,9% al 2025.

La fragilità del Paese è, inoltre, strettamente collegata alla variabilità dei tassi che non dipende dalla politica nazionale ma che definisce il costo del debito: una enormità. Si è passati dallo 0,1% del 2021 si è passati al 3,76% del 2023.

Il NADEF (Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza) di  settembre 2023, dice che il costo del Debito salirà ancora al 4,2% nel 2024, al 4,3% nel 2025, al 4,6% nel 2026. Per dare una idea degli importi corrispondenti, l’Italia dovrà sborsare € 78 mld nel 2023, € 89 mld nel 2024, € 94 mld nel 2025, € 104 nel 2026:

Cioè un costo del Debito di € 280 mld al 2026; di cui ben € 91 mld per i non residenti, posto che detengano una media del 25% del Debito.

 

Debito Interno (in mano ai residenti) e del Debito Esterno (in mano ai non residenti) è un tema a parte. Certamente il Debito Interno comporta meno rischi per il Paese perché è possibile gestirlo; ma è anche vero che ciò significa trasferire il rischio-Paese agli operatori interni.

La figura mostra, all’agosto 2023, quali siano i detentori del Debito Pubblico.

E’ vero che “solo” il 26,5% è detenuto da non residenti (Debito Esterno), ma è anche vero che il 25,8% è detenuto dalla Banca d’Italia che significa BCE, quindi non proprio Debito Interno.

Certo, si è un pò più tranquilli con il Debito Interno ma ciò non significa “solidità”: il Paese ha , comunque, creditori non controllabili.

Inoltre, il totale dei “privati” (Banche più Fondi domestici) è pari al 36,8% e questi “privati” hanno l’obiettivo del profitto.

Il profitto, tutti sappiamo, è caratterizzato da un alto tasso di cinismo.

La verità è che i mercati fanno poca o nessuna distinzione fra i due Debiti.

Se il Paese non dovesse riuscire a pagare il suo debito, i guai sono del tutto prevedibili.

Vale sempre il detto: per asservire qualcuno, appropriati del suo debito. Quando si ha un debito è meglio farsi amico il creditore.

Ma questa non è economia!

L’ideale sarebbe promuovere il trasferimento della maggioranza del  debito alle famiglie residenti perché esse sono membri della Comunità debitrice; quindi, direttamente coinvolte; quindi molto meno pericolose. Ma è necessario arricchirle perché esse possano procedere all’acquisto del Debito. Ma è necessario anche adottare una strategia che accresca la attrattività delle emissioni a favore delle famiglie italiane.

 

Comunque lo si guardi, il Debito Pubblico così elevato è un bel guaio, soprattutto alla luce del nuovo patto di stabilità europeo che impone un rientro forzato in tempi flessibili ma certi.  ………………..

Il che significa che sarà un vero problema formulare le prossime manovre finanziarie perché si dovrà partire da circa – € 20 mld.

 

Tutte le tecniche sulla gestione del Debito Pubblico e sulle emissioni dei Buoni del Tesoro sono benvenute ma non bastano.

Qui la Politica deve avere il coraggio di “riformare” la Società italiana.

 

I temi sono notissimi:

promuovere la crescita economica e ridurre la spesa pubblica.

Il che significa:

Riforme strutturali e organizzative basate principalmente sulla efficacia per ridurre la spesa pubblica e controllare il deficit;

Rigenerazione e dieta dimagrante  della burocrazia;

Piani industriali d’attrazione investimenti; Focalizzazione delle risorse;

Sviluppo del Mezzogiorno e Spesa pubblica di Investimento.

ZERO distrazioni.

Gestione dell’inflazione;

 

 

Bisogna recuperare un sacco di tempo perduto. Non è facile ma è obbligatorio.

 

Antonio Vox

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