Minori, Garante Puglia: “preoccupa la contrazione dei diritti di migranti soli”

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«Sarà necessario chiedere alle Prefetture competenti del territorio pugliese la convocazione del Tavolo Istituzionale per fare il punto sulla situazione attuale di accoglienza dei Minori Stranieri non Accompagnati in Puglia, con particolare riferimento a quelli presenti nei Cara e in Hotspot, attualmente 185 ragazzi, molti dei quali, con un periodo di permanenza superiore alle tempistiche previste dalla normativa». Lo scrive in una nota il Garante regionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Puglia, Ludovico Abbaticchio, in merito alla visita effettuata oggi all’Hotspot di Taranto in occasione della “Giornata internazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza“.

Con il garante il dirigente della Sezione Studio e Supporto alla Legislazione e alle Politiche di Garanzia Giuseppe Musicco e il funzionario regionale dell’Ufficio Garanti Giuseppe Del Grosso. Dai dati ministeriali, al 30 settembre 2023, su 23.531 minori presenti in Italia, segnala Abbaticchio, «il 5,87%, pari a 1.364 minori è presente in Puglia (dati variabili in rapporto agli sbarchi e ai flussi migratori). La legge prevede che i Minori Migranti soli, ultimate le procedure di riconoscimento previste, dopo un brevissimo lasso di tempo debbano essere collocati presso i Centri idonei di accoglienza. Al momento però i posti autorizzati e disponibili nel circuito Sai, preposti all’accoglienza, non sono sufficienti a rispondere al bisogno di accoglienza richiesto. I centri di accoglienza, in premessa, non sono organizzati per garantire, a medio e lungo termine, la tutela psicofisica e sanitaria, nonché l’attività educativa, aggregativa e di socializzazione dei minori ospiti. Potrebbero emergere situazioni ambientali di difficile vivibilità, anche di carattere igienico sanitario con una inevitabile riduzione dei diritti sostanziali. Inoltre, con riferimento ai Cara, pur in presenza di moduli abitativi diversificati, tra adulti e minori, permangono i rischi di condizioni di promiscuità e tensioni interne di carattere transculturale».

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