Impianto biomasse Surbo, Pagliaro: “Ho scritto ad Arpa per chiedere controlli sui terreni di spandimento a Lecce”

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Nota del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani

Controlli approfonditi sui terreni dove viene sversato il digestato prodotto dall’impianto a biomasse di Surbo – in particolare a Lecce per supplire alla mancata richiesta da parte del Comune – alla luce dei risultati del sopralluogo Arpa del 26 settembre scorso. È quanto ho chiesto all’Agenzia regionale per la protezione ambientale, nella lettera che ho indirizzato al direttore generale Vito Bruno, al direttore scientifico Vincenzo Campanaro e alla responsabile dei Servizi Territoriali del Dipartimento di Lecce, Anna Maria D’Agnano.

Dalla relazione Arpa illustrata in Commissione Ambiente lunedì 23 ottobre sono emerse otto violazioni riscontrate nell’impianto Enibioch4in Quadruvium Srl sulla provinciale 236 Surbo-Casalabate. Il report è arrivato in Commissione a seguito della mia richiesta di audizione sulla fonte dei miasmi in zona di Masseria Trapanà, nel territorio di Surbo, Lecce e Trepuzzi. Fonte ormai accertata. Ma c’è di più: lo sversamento non autorizzato di digestato in un terreno adiacente all’impianto, da cui provenivano fumi maleodoranti frutto di combustione. Da qui la necessità di analizzare il terreno per escludere la presenza di sostanze inquinanti e potenzialmente nocive.

Ho chiesto in audizione, e ho ribadito nella lettera ad Arpa, di estendere i controlli a tutti i terreni in cui – secondo il Piano di utilizzazione agronomica – è stato autorizzato lo spandimento del digestato prodotto dall’impianto a biomasse di Surbo. In particolare, poiché il Comune di Lecce, a differenza di quello di Surbo, non ha richiesto ad Arpa controlli sui terreni che ricadono nel suo territorio, ho chiesto all’Agenzia di passare al setaccio i suoli in agro di Lecce. Le evidenze emerse dagli accertamenti Arpa sull’attività dell’impianto in questione giustificano misure e interventi straordinari ed urgenti, per appurare la natura delle sostanze sversate e l’eventuale contaminazione dei terreni e delle falde. Per salvaguardare l’ambiente e la salute pubblica serve la massima allerta su questa vicenda, e non è esclusa la richiesta di sospensione cautelare delle attività dell’impianto.

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