Ampliamento centro Porsche Nardò. Pagliaro: “piano imposto, elisoccorso e prevenzione incendi solo fumo negli occhi”

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Nota del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani:

«Mentre la Regione sbandiera un accordo da favola con il colosso Porsche, passando come un bulldozer sul diritto di proprietà di agricoltori, allevatori e titolari dei terreni di Nardò e Porto Cesareo da espropriare per l’espansione del Centro Tecnico di Nardò, il presidente Emiliano proclama che il Salento sarà famoso nel mondo per la Porsche. Affermazione che ci umilia, perché abbiamo ben altro di cui andar fieri e da esibire – arte e bellezza, cultura e tradizioni, imprese d’eccellenza che si impongono a livello nazionale ed internazionale – e non ci stiamo ad essere colonizzati dalle multinazionali ma rivendichiamo quel che ci serve per crescere: innanzitutto infrastrutture e connessioni moderne ed efficienti. Con tutto il rispetto per Porsche, siamo ben lieti voglia investire sul nostro territorio ma non sulla pelle di chi ha investito sudore e sangue nell’area di Nardò e Porto Cesareo e che ora, dopo gli espropri decisi a tavolino e notificati alla vigilia di Ferragosto, si vede proporre accordi bonari come alternativa, quando si tratta invece di un’imposizione di fatto. Questo vuol dire condannare a morte aziende floride insediate da lungo tempo sul territorio, e sfrattate da terreni di loro proprietà: un sopruso legittimato con la formula della pubblica utilità, nonostante il piano di sviluppo riguardi un’azienda privata. Se poi ci sono proprietari disposti a vendere, si agisca in trasparenza con regolare trattativa privata, ma non si ricorra allo spauracchio dell’esproprio per costringere alla resa ad un accordo bonario come male minore.   

Come al solito si passa ai ricatti per far ingoiare il rospo, e pazienza se qualcuno (ben 150 ignari proprietari) dovrà patirne. Il ricatto occupazionale: 500 nuovi posti di lavoro promessi; il ricatto delle opere di compensazione da realizzare: un “centro di elisoccorso con strutture sanitarie integrabili con il sistema sanitario regionale” ed un centro di prevenzione incendi. Specchietti per le allodole. La postazione di elisoccorso si realizzi, com’era peraltro già previsto, al Dea del Vito Fazzi di Lecce, ospedale cardine della sanità pubblica salentina in posizione senz’altro più centrale e strategica, anziché in una località sperduta. Se la mission dell’elisoccorso è svolgere un rapido intervento, svincolato da problemi logistici e di traffico che rallentano i mezzi terrestri, il paziente elitrasportato che atterri nel centro collaudo di Nardò dovrà essere trasbordato su un’ambulanza e da lì percorrere 27 chilometri per raggiungere l’ospedale più vicino di Copertino, o 39 chilometri per arrivare all’ospedale di Lecce, oltretutto con strade strette e non lineari, intasate dal traffico in estate. E il fantomatico “centro prevenzione incendi anche a servizio del territorio intorno”? Che tipo di interventi potrà effettuare, visto che il soccorso tecnico urgente è di competenza dello Stato e quindi del corpo dei Vigili del fuoco?

Fumo negli occhi per accecare con il miraggio di uno sviluppo non sostenibile, imposto senza la minima considerazione da chi è abituato a fare il padrone in casa d’altri».

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