Riforma fiscale 2023, da Irpef a detrazioni tredicesima: cosa cambia

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La legge delega, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 agosto, consentirà di attuare la riforma fiscale voluta dal Governo di Giorgia Meloni. Le misure contenute in essa sono molte e il lavoro da svolgere nei prossimi 24 mesi è sicuramente, oltre che importantissimo, pesante e di grande responsabilità.
Una revisione a 360 gradi del Fisco italiano partendo dai controlli fiscali e giungendo a quello che è stato definito il ‘Fisco amico del contribuente’. Un’amministrazione finanziaria, non più vessatoria e nemica del cittadino, ma capace di dialogare con esso alla ricerca di una conciliazione.

Sicuramente si tratta di un progetto ambizioso che nel lungo periodo, entro fine legislatura, dovrebbe portare all’obiettivo finale dell’equità orizzontale e della flat tax per tutti. Nel frattempo, però, si procederà a piccoli passi il primo dei quali dovrebbe essere contenuto nella prossima Legge di Bilancio e dovrebbe portare a una rimodulazione e riduzione degli scaglioni di reddito e delle aliquote Irpef.

Le intenzioni a breve termine sembrano essere quelle di passare dalle attuali quattro aliquote, con altrettanti scaglioni di reddito, a tre. Le ipotesi più accreditate vogliono un ampliamento del primo scaglione di reddito che comprenda anche il secondo per fare in modo che i redditi fino a 28.000 euro siano tassati tutti al 23%. Altre auspicano, invece, un accorpamento del secondo e terzo scaglione di reddito lasciando invariato il primo e l’ultimo. Ovviamente per sapere come si deciderà di agire al riguardo bisognerà attendere quelle che saranno le dichiarazioni in proposito del Governo anche se fino a ora l’orientamento della premier sembra essere quello di ridurre la pressione fiscale sulle fasce meno ricche della popolazione.

Ridurre gli scaglioni di reddito e le aliquote ha un costo e per finanziare la riforma dell’Irpef si dovranno reperire le coperture. Il modo per farlo è razionalizzare detrazioni, deduzioni e crediti di imposta lasciando salvi quelli primari come le detrazioni per le spese di istruzione, per le spese sanitarie, per le previdenza complementare e per i bonus edilizi. Si parla, quindi, di un taglio importante delle detrazioni di cui oggi si gode come sconto sull’imposta da versare, ma anche in questo caso è da attendere le decisioni del Governo per capire quali e in che misura saranno colpite.

Nel frattempo, per non inserire la detassazione della tredicesima nella manovra finanziaria, che porterebbe i primi effetti della misura a dicembre 2024, si sta meditando se varare una misura apposita che permetta di attuare la detassazione stessa già dal mese di dicembre prossimo per far avere ai lavoratori gli effetti sul portafoglio fin da subito (anche nella speranza che la cosa possa rilanciare parzialmente i consumi).

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