IV Domenica di Quaresima

144 Visite

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38)

Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

È tutto un problema di vista. La luce e quindi la vista, sono il filo rosso delle letture proposte questa domenica. La prima lettura tratta dal primo libro di Samuele, nella quale si narra della consacrazione di Davide, pone l’accento sulla divergenza tra il modo di vedere di Dio e il modo di vedere dell’uomo: “L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”. Infatti, viene scelto come re Davide, figlio di Iesse, messo da parte dallo stesso padre perché non ritenuto idoneo. Quanto emerge dal racconto, non è altro che la realtà: il nostro sguardo, le nostre valutazioni riguardano sempre l’esteriorità e raramente il cuore di chi abbiamo dinanzi. Come anche il nostro modo di vivere la fede, spesso pone l’accento su ciò che non conta. Cosa fare quindi? Semplicemente quanto ci suggerisce San Paolo nella seconda lettura: “Comportatevi come figli della luce”, ovvero dobbiamo fare nostro lo sguardo luminoso di Dio. Il che significa essere meno farisei, meno uomini dell’apparenza, della forma e dell’esteriorità. Osservare con lo sguardo del cuore, il cuore di chi abbiamo dinanzi. Detto in poche parole: badare più al contenuto che alla forma.

Il Vangelo di Giovanni di questa domenica al quale ci introducono le letture appena citate, attraverso il racconto del cieco nato, non fa altro che rimarcare quanto appena espresso. Infatti, il Vangelo di Giovanni è il Vangelo in cui emerge il forte contrasto tra la luce e le tenebre. Vista e cecità. Contrasto che viene risolto dalla vittoria di Cristo, vera luce che illumina ogni uomo, che ridona la vista del cuore a coloro che credono e si lasciano guidare da Lui. Tutto ciò è sintetizzato dal racconto odierno dove l’immagine del cieco consegnataci, di cui non si fa il nome, rappresenta ciascuno di noi. Incapaci di soffermarci su ciò che realmente conta, amanti e osservatori più dell’esteriorità che dell’interiorità altrui. La società odierna non fa altro che proporci continui inviti alla perfezione fisica, per poter essere nel nostro piccolo tutti uomini o donne da copertina. Le giornate quindi trascorrono cercando di aggiustare il nostro aspetto, e cercando l’angolatura giusta che possa ritrarci più belli nel nostro selfie quotidiano. In tutto ciò il cuore è diventato solo materia per cardiologi, la cura della nostra interiorità viene sempre più messa in ombra, mentre lo sguardo di fede, resta vivo solo negli occhi nei nostri nonni.

Gesù, questa domenica viene incontro alla nostra cecità, per invitarci durante questo tempo di Quaresima ad aprirci alla luce e ad abbandonare il buio di ciò che non conta. A guardare il cuore, a stare attenti a non vivere in modo vuoto e farisaico i riti della Settimana Santa ormai all’orizzonte. Ad osare alla sua maniera, che guarisce il cieco nel giorno proibito del sabato. L’invito alla luce, alla verità, non conosce leggi o giorni di chiusura. A non essere omertosi come i genitori del cieco, che per non correre il rischio di espulsione dalla sinagoga, rimandano le spiegazioni di quanto accaduto al figlio. A professare la nostra fede, come fa il cieco, anche a costo di essere allontanati dalle nostre “sinagoghe” abitate tante volte più da uomini della legge che di fede.   

News dal Network

Promo