OMOLOGAZIONE DI CASE GREEN O ATTACCO ALLA PROPRIETÀ PRIVATA?

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Il Parlamento europeo ha approvato la proposta di direttiva che prevede l’obbligo di realizzare interventi di efficientamento energetico su tutti gli immobili europei. 

Che cosa prevede la direttiva e in che modo cambierebbe la situazione italiana? 

Prima di tutto, la proposta della Commissione europea parte dalla necessità di rivedere le classi energetiche attualmente esistenti, introducendo dei criteri comuni a tutti gli Stati membri. Si parla in particolare di istituire classi energetiche chiuse dalla A alla G: è di fatto la situazione italiana, dunque, ma non quella di altri Paesi dell’Unione Europea. 

L’idea è quella di fissare il punto più alto e quello più basso di queste classi energetiche. Nella fascia più alta, la A, rientrano gli immobili che rispondono alla descrizione di edificio a zero emissioni e nella più bassa, la G, rientra invece il quindici per cento degli edifici più energivori, quindi con le performance energetiche peggiori, dell’intero parco immobiliare del Paese. 

Gli immobili più energivori sono anche quelli in cui si ritiene che con una spesa minore sia possibile raggiungere benefici maggiori in termini di riduzione dei consumi, di ritorno economico e anche di benessere sociale, perché i dati suggeriscono che i residenti di queste abitazioni sono più spesso colpiti da povertà energetica. 

La proposta della Commissione è dare la priorità agli interventi su queste unità immobiliari di classe G, le meno efficienti: attraverso una serie di step di scadenze. Il tuto entro il 2033. La proposta del Consiglio, invece, è che ogni Paese membro stabilisca una traiettoria di miglioramento del proprio parco immobiliare, la cui performance media deve essere pari alla classe D.

Tenendo conto che il parco residenziale italiano conta 12,2 milioni di edifici, una stima approssimativa indica che gli edifici da ristrutturare nei prossimi dieci anni sarebbero 3,1-3,7 milioni. È però difficile dirlo con certezza, per vari motivi. La direttiva ha infatti delle eccezioni e in particolare prevede l’esenzione di unità abitative molto piccole, seconde case, case vacanza, edifici usati a scopo di difesa, luoghi di culto e di interesse storico-culturale. In quest’ultimo caso saranno in realtà i singoli Stati a decidere i criteri con cui adeguare la normativa. 

È difficile anche stimare la spesa totale di questo massiccio piano di ristrutturazioni, che dovrà avvenire per forza con una combinazione di fondi pubblici e privati, anche perché gli interventi possibili (dalla sostituzione della caldaia all’installazione di pannelli solari) hanno costi molto diversi. Per questo la Commissione europea propone di rafforzare tutti gli strumenti che possano facilitare l’investimento iniziale per la ristrutturazione. 

Cosa succede se un edificio di classe G non viene efficientato entro il termine previsto? La direttiva si applica agli Stati membri, non ai singoli cittadini: ciò significa che non prevede sanzioni per i proprietari degli immobili, ma incarica ciascun Paese di decidere in che modo e con quali criteri applicare e incentivare la direttiva europea. Alcuni Stati membri hanno ad esempio adottato il divieto di mettere sul mercato gli immobili che rimangono poco efficienti: è di fatto in atto un attacco alla proprietà privata. Il testo approvato detta tempi irragionevoli, non tiene conto delle differenze tra i vari stati membri e non fa chiarezza sugli stanziamenti previsti per sostenere questo percorso. In queste condizioni, si prospetta una vera e propria ‘patrimoniale’ per i cittadini che dovrebbero farsi carico di esborsi ingenti per ottemperare agli obblighi della direttiva. Il tutto ulteriormente peggiorato dal probabile aumento dei costi edilizi. Un onere che condizionerà l’intera economia, creando una distorsione netta di mercato. Per non parlare delle conseguenze di ricaduta in altri settori, come i rischi per il sistema bancario e il deturpamento di luoghi attrativi dal punto di vista turistico. 

È sempre più evidente che l’ideologia green è diventata l’asse portante della politica europea sia economica che monetaria, improntate entrambe al dirigismo, con effetti distorsivi sul mercato per famiglie e imprese, mentre a beneficiarne è la grande finanza, che da anni promuove la svolta green. Stop ai motori a benzina e diesel, spinta alle auto elettriche, obbligo di case green, abolizione delle caldaie a gas entro il 2029.

Ed ora l’idrogeno verde dall’Africa. 

In realtà, è l’ennesimo esempio di dirigismo. Metà della popolazione africana, secondo la Banca Mondiale, non ha accesso all’elettricità, e 600 milioni di abitanti dell’area subsahariana non hanno mai avuto tessuto elettrico. Siamo sicuri che i paesi africani siano entusiasti di produrre l’energia elettrica e l’idrogeno verde per l’Europa, prima ancora che per le loro popolazioni?

Ah, la Lagarde ultimamente ha dettato l’agenda verde ai governi dell’eurozona, ordinando di eliminare quanto prima i sussidi per ridurre le bollette dell’energia per famiglie e imprese. Risorse, a suo avviso, da usare piuttosto per le energie alternative.

Siamo sicuri che il ritiro di Greta dalle scene ambientaliste, non sia dovuto al raggiungimento degli obbiettivi ed al conseguente appagamento degli interessi ottenuti da lei stessa e dal suo entourage?

GIUSEPPE ROMITO

ITALIA LIBERALE POPOLARE

MOVIMENTO LIB

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