SE GARIBALDI…

34 Visite

Se Garibaldi non ci avesse “liberati” e il confine del Tronto e Volturno fosse stato per tutto questo secolo e mezzo di unità italiana, invalicabile a capitali e persone, avremmo avuto un eccesso di risparmio rispetto alla richiesta di prestiti in tutto il Sud. Cioè investire al Sud sarebbe stato molto più economico di come poi è accaduto con conseguente maggiore sicurezza del ritorno di tali prestiti. Cioè saremmo stati il posto, dal punto di vista creditizio, migliore del mondo sia per i creditori che per i debitori. Anche l’offerta di braccia e menti sarebbe stata eccedentaria verso la domanda e quindi le produzioni avrebbero beneficiato di un costo del lavoro molto basso, almeno in un primo momento; dopo quella prima fase di bassi salari, la floridezza e competitività delle nostre produzioni avrebbero creato concorrenza tra datori di lavoro nell’accaparramento delle maestranze migliori e avremmo avuto salari molto più alti degli attuali e forse molto più alti di ogni altra parte d’Europa; e nessuno sarebbe scappato via a cercare fortuna altrove.

Invece oggi se hai messo da parte qualche risparmio e lo depositi in qualche banca, direttamente o indirettamente, quei risparmi andranno ad essere prestati a imprese o consumatori ritenuti più affidabili che però stanno lontano dal Sud Italia (come è sempre accaduto); anche i giovani e disoccupati cercano lavoro altrove arricchendo datori di lavoro di ogni lingua e colore di tutte le latitudini.

Se poi le infrastrutture le fai solo da una parte d’Italia e le paghi con le tasse di tutti gli italiani (come è sempre accaduto) il Sud -come anche per qualunque altro paese che fosse ricco di risparmi, manodopera e risorse naturali- rimane povero per sempre.

Cioè il risparmio, i lavoratori, le tasse meridionali vengono devoluti per l’altrui benessere. Se poi si fa lo stesso con il nostro petrolio, il gas, l’energia solare, eolica, le materie prime agricole, che vengono utilizzate da altri che non meridionali…. Il quadro è completato: non si invertirà mai la tendenza e lo stato di povertà.

Questa è la situazione; è un po” come accade quando hai un piano inclinato: qualunque cosa ci poggi sopra andrà verso il punto più basso e prima o poi la parte alta rimarrà vuota. Così il Sud che è ricco di tutte quelle potenzialità rimarrà privo di tutto perché tutto va altrove come ognuno può già vedere.

Peraltro senza il saccheggio del Sud il Nord collasserebbe! Che si fa?

Qualcuno dice che la gestione romana è corrotta ed inefficiente quindi è meglio che i soldi vengano maneggiati nei capoluoghi di Regione; cioè ad un centralismo romano vogliono sostituire un centralismo locale. È evidente la imbecillità di una idea del genere che statuirebbe che nei prossimi decenni e secoli quelli che comanderanno a Bologna o Milano o Venezia… saranno migliori -più capaci e onesti- di quelli che comanderanno a Roma! Cosa che già di per se è senza motivazioni ragionevoli, senza ricordare che siamo nell’era di internet e cioè che si fa o si può fare tutto a distanza. Quindi anche il regionalismo (o federalismo che dir si voglia) è destinato al fallimento? Certo! Se la floridezza di un territorio è dato dalla sua capacità di utilizzare -con l’appoggio della legge- le risorse di un altro, il posto dove maneggi i soldi non rileva: fino a che il Nord prenderà le risorse dal Sud, la barca andrà ma basterà che quest’ultimo si impoverisca troppo o si svuoti completamente che tutto il gioco finisce, salvo a trovare un’altra parte da saccheggiare.

Cosa che è assolutamente emblematica in Italia ma che anche il Nord del mondo ha fatto con i Sud del mondo e come il Nord Europa ha fatto e vuole continuare a fare con i paesi mediterranei.

Ecco che la questione meridionale si rivela come una questione NON specifica del Sud; il modello nordico non è stato concepito correttamente ma in maniera parassitaria fin dall’inizio, e il Sud non ha mai avuto una classe dirigente consapevole di questo malfunzionamento; malfunzionamento che è stato camuffato bene per molto tempo (chi non ricorda la Cassa per il Mezzogiorno, le bonifiche e le opere pubbliche del Ventennio in tutto il Sud, le cattedrali nel deserto, …) o represso come è stato fatto nei primi decenni dopo l’Unità; rimandando nel tempo la soluzione della questione; adesso dopo il trentennio della seconda repubblica che è stato tutto a trazione nordista e nel bel mezzo di una crisi di identità di tutta l’economia mondiale -ormai allo sbando per il fallimento sostanziale e continuamente celato e posticipato della finanza moderna- la questione appare in tutta la sua crudezza e inderogabilità. Quindi la questione meridionale in realtà è questione del Nord e della fine del modello finanziario, mondialista, parassitario del settentrione. Non è questione di tonificare i redditi dei meridionali per rimpinguare le casse dello stato (e sistemare a nostre spese il problema del debito creato dalla politica unitaria) ma è questione di sopravvivenza dell’Italia come è stata fino ad oggi.

E men che meno sono pertinenti i ragionamenti contabili alla Calderoli che sentiamo in questi giorni da parte dei nordici e degli “esperti” meridionalisti. Non è solo questione di Lep e di redistribuzione delle risorse; solo per un esempio: anche se arrivassero al sud tanti soldi per l’acquisto dei macchinari necessari ai nostri ospedali, sarebbero solo nuove entrate per le fabbriche di quei macchinari che certamente non sono meridionali. Quindi la questione è molto mal posta ed è ingenuo andare sul terreno scelto dai nordici che è un terreno meramente contabile e non tiene in nessuna considerazione la necessità di evitare la nostra subalternità e anche la LORO subalternità verso il loro Nord.

Il Reddito di Cittadinanza è stato introdotto per cloroformizzare parte dei meridionali e tenerli buoni; mentre va letto come un sintomo inequivocabile del detto malfunzionamento, e anche quello non è sostenibile per un bilancio e un debito ampiamente fuori controllo.

Il nuovo governo ha una idea sul da farsi? Sembra di no; crescerà ancora il debito e si faranno alcune opere pubbliche come il Ponte sullo Stretto che andranno a rafforzare le imprese appaltatrici cioè quelle del Nord che percepiranno tutti i soldi stanziati “per il Sud”; e continuerà il malfunzionamento del sistema economico nazionale.

Per ancora per qualche anno forse riusciranno apparentemente a tenere la situazione sotto controllo. Poi si vedrà.

CANIO TRIONE

Promo