Lecce: fatture false e riciclaggio internazionale denaro, inchiesta su commercio oro, 7 arresti

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Riguarda principalmente un operatore professionale del commercio di oro, metalli preziosi ed oro da investimento, iscritto nell’elenco della Banca d’Italia, con sede nel Salento, l”inchiesta della Procura della Repubblica di Lecce che ha portato questa mattina i finanzieri del Comando Provinciale, con il supporto tecnico del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, a eseguire un provvedimento di misure cautelari personali e reali, emesso dal gip del Tribunale, nei confronti di otto persone (delle quali una in carcere, sei agli arresti domiciliari, una interdittiva).

Vengono contestati, a promotori, organizzatori, amministratori, prestanome e liberi professionisti, i reati di associazione per delinquere, emissione e/o utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, autoriciclaggio, sottrazione al pagamento delle imposte e bancarotta fraudolenta.

L”operatore sarebbe al centro di una fitta rete di società ‘cartiere’ (italiane ed estere) e di un complesso sistema di frode fiscale e riciclaggio internazionale di denaro. Nei confronti delle società di capitali coinvolte e delle persone fisiche con ruoli di responsabilità all’interno di esse, il gip di Lecce ha anche disposto il sequestro preventivo, anche nella forma dell’equivalente, di valori e risorse finanziarie per oltre 133 milioni di euro, quale profitto dei diversi reati contestati, oltre che di 3 fabbricati per uso commerciale e artigianale, nonché di un intero ramo d’azienda, del valore di circa 1 milione e 400 mila euro, in relazione ai reati fallimentari contestati. Le indagini, avviate sulla base di attività ispettive, tributarie e bancarie autonome, condotte nei confronti dell”operatore dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lecce e successivamente coordinate dalla Procura della Repubblica, avrebbero svelato un complesso sistema di frode fiscale, esteso sistematicamente in ambito intra ed extra Unione europea (Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Gran Bretagna, Albania, Australia e Svizzera).

Le investigazioni, sviluppate da specialisti verificatori e, parallelamente, dai militari del Gruppo d’Investigazione Criminalità Organizzata, avrebbero fatto emergere che i titolari della società salentina, con il concorso di alcuni professionisti, facendo ricorso ad una rete articolata di ‘prestanome’, molti dei quali partecipanti nella associazione per delinquere, nel periodo dal 2016 al 2020, avrebbero utilizzato diverse società ‘cartiere’, ubicate al di fuori del territorio dello Stato, verso le quali sarebbero state bonificate ingenti somme di denaro giustificate con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, idonee a simulare l’acquisto di ‘partite’ d’oro dall’estero.

Quasi contestualmente, le ingenti liquidità bonificate dalla società pugliese presso banche per lo più estere, attraverso rilevanti prelevamenti di denaro contante, sarebbero state ritirate e reintrodotte sul territorio nazionale, in parte anche utilizzate per ulteriori transazioni finanziarie ”estero su estero”, innalzando la complessità degli accertamenti e facendone perdere ogni tracciabilità con l’originaria provvista. Si è calcolato che in un solo triennio, sarebbero stati ritirati per contante, all’estero, oltre 120 milioni di euro, suscitando allarme anche presso le Autorità estere.

Il sodalizio criminoso, per impedire all’Erario di incassare le ingenti imposte non pagate, con una serie di atti dispositivi fraudolenti, si sarebbe liberata fittiziamente degli asset patrimoniali della società, destinata ad una irreversibile situazione di dissesto e poi fallita, trasferendoli ad un’altra società, che esercita la stessa attività e riconducibile di fatto alla stessa governance. Di conseguenza, secondo uno studiato schema illecito, la sede sarebbe stata trasferita fittiziamente in Bulgaria nel tentativo di evitare o sottrarsi ad eventuali conseguenze giudiziarie civili poste in essere dai creditori (in primo luogo l’Erario). L’operazione ha interessato diverse province italiane (Roma, Bari, Catanzaro, Arezzo, Barletta e Caserta), anche per perquisizioni e sequestri, e ha visto l’impiego di oltre 100 militari.

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