Lecce: 8 indagati per frode fiscale, sequestro da 133 milioni di euro

44 Visite

Un”associazione per delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, autoriciclaggio, sottrazione al pagamento delle imposte e bancarotta fraudolenta: sono le accuse a carico di otto persone raggiunte da un provvedimento cautelare emesso dalla procura di Lecce su richiesta della locale procura. A eseguire il provvedimento sono stati i finanzieri che hanno condotto le indagini e condotto in carcere uno degli indagati.

Altri sei sono ai domiciliari e un”altra persona è stata raggiunta da una misura interdittiva. I militari hanno sequestrato beni per un valore complessivo di 133 milioni di euro. Le indagini sono iniziate dai controlli di routine eseguiti in una Srl di Racale (Lecce) iscritta nell”elenco degli operatori professionali tenuto dalla Banca d”Italia. Dagli accertamenti è emerso un complesso sistema di frode fiscale, sistematicamente esteso in ambito intra ed extra Ue (Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Gran Bretagna, Albania, Australia e Svizzera). La società salentina – riferiscono gli inquirenti – è nota e in Puglia si impone come la più affermata con un volume d”affari di quasi 300 milioni di euro nel 2019.

Stando alla ricostruzione delle Fiamme Gialle, i titolari, con la complicità e l”aiuto di alcuni professionisti, facendo ricorso a una articolata rete di “prestanome” tra il 2016 e il 2020, avrebbero utilizzato diverse società “cartiere” con sedi all”estero a cui mandavano bonifici consistenti giustificati da fatture emesse per operazioni di fatto inesistenti «idonee a simulare l”acquisto di partite d”oro dall”estero», spiegano gli investigatori. I soldi che la società pugliese versava con bonifici all”estero venivano prelevati in contanti e reintrodotti «sul territorio nazionale». Somme che in parte erano usate per ulteriori «transazioni finanziarie estero su estero, facendone perdere ogni tracciabilità». Si è calcolato che in tre anni sono stati ritirati più di 120 milioni in contanti:

somma che ha allertato le autorità di vigilanza straniere. Gli indagati per impedire al fisco italiano di incassare le imposte non pagate si sarebbero liberati «fittiziamente degli asset patrimoniali della società – destinata a una irreversibile situazione di dissesto e poi fallita – trasferendoli ad altra società attiva nello stesso settore e riconducibile di fatto alla stessa governance». La sede societaria sarebbe stata trasferita in Bulgaria per evitare problemi con l”erario. L”operazione ha interessato diverse province italiane come Roma, Bari, Catanzaro, Arezzo, Barletta e Caserta dove sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni. I sigilli invece sono scattati su 3 fabbricati per uso commerciale e artigianale, nonché di un intero ramo d”azienda, del valore di circa 1.400.000 euro, in relazione ai reati fallimentari contestati.

Promo