Le elezioni e la notte di “mutismo selettivo”: silenti gli sconfitti, parlano gli eletti

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La notte porta consiglio. E’ la massima, poco consolatoria, che si devono essere ripetuti gli sconfitti di questa notte elettorale che non hanno proferito verbo: Enrico Letta, segretario del Pd, che ha visto il partito scendere sotto la soglia del ‘minimo sindacale’ del 20%, collocandosi intorno al 19%, e Matteo Salvini con la Lega finita sotto la doppia cifra, che veleggia sopra l’8% senza raggiungere il 9%. Parleranno solo stamattina in due conferenze stampa previste tra le 11 e le 12. La notte, invece, è stata ricca di parole, di sorrisi e anche di promesse per i vincitori: Giorgia Meloni in primis che ha visto Fratelli d’Italia superare il 26% e affermarsi soprattutto nel centro-Nord, ma, poi, anche Giuseppe Conte con il M5s sopra il 15% che quasi raddoppia al Sud, Antonio Tajani con Forza Italia «che veniva data per morta» e invece è sopra l’8% e marca stretto la Lega, Nicola Fratoianni con Sinistra italiana supera comodamente la soglia del 3%. Anche +Europa nella notte sembra farlo ma dagli ultimi dati, quasi definitivi, si assesta sia alla Camera che al Senato poco sotto. Quanto al Terzo Polo tutto (quasi) tace: parla a notte fonda Elena Bonetti, ministra di Italia Viva, da Azione però non arrivano reazioni e si rimanda tutto alla conferenza stampa del day after. Ma a inizio mattina è Carlo Calenda a rompere il silenzio con una nota in cui ammette che «l’obiettivo non è stato raggiunto» e promette l’avvio di un «cantiere» del polo riformatore opposto alla «destra sovranista» che è «pericolosa» e alla «sinistra populista» dell’asse Pd-M5s. Via via che arrivano i dati definitivi sullo spoglio delle sezioni, si consolida l’exploit del Movimento Cinquestelle al Sud, con risultati intorno al 30% in Sicilia e che si avvicinano a questa percentuale in Campania, Puglia, Calabria, conquistando anche un 20% in Sardegna.

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