Inchiesta sulla sanità in Puglia: gli intrecci tra pubblico e privato

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Secondo i magistrati leccesi che indagano sul presunto sistema corruttivo gestito dall’ex senatore salentino Salvatore Ruggeri, da giovedì scorso agli arresti domiciliari per corruzione, questi avrebbe sfruttato la sua funzione istituzionale di assessore al Welfare della Regione Puglia per ricavare profitti anche nel settore della procreazione medicalmente assistita privata.

A questo particolare ambito, infatti, i magistrati salentini hanno puntato l’attenzione in uno dei principali filoni dell’inchiesta ‘Re Artu” che ha svelato un groviglio di presunte attività corruttive e clientelari con al centro la figura di Ruggeri. In particolare, il gip Simona Panzera, nell’ordinanza visionata dall’AGI dalla quale sono scaturiti cinque arresti con il beneficio dei domiciliari e numerose misure meno afflittive, attribuisce a Ruggeri specifiche responsabilità riguardo alla «illecita agevolazione della procedura di accreditamento del centro medico specialistico Prodi’a, come centro Pma (Procreazione medicalmente assistita, ndr) di I Livello (fecondazione intrauterina), situato a Muro Leccese (Lecce. In questa vicenda, secondo la ricostruzione degli investigatori, Ruggeri, assumendo il ruolo di “regista”, nella sua veste di assessore al Welfare, avrebbe agito «replicando, su sollecitazione e pressione costante del privato corruttore, i collaudati moduli operativi di svendita della propria funzione …». Ruggeri, avrebbe operato all’interno della struttura regionale gestita dal suo assessorato «per piegare ai suoi desiderata i funzionari amministrativi ivi in servizio, preposti alla adozione di quei provvedimenti strumentali al conseguimento del privato interesse».

L’accreditamento al I Livello, in seguito attenuto da Prodi’a, secondo l’accusa attraverso le pressioni dell’assessore al Welfare, avrebbe consentito alla Pma di avviare la propria attivita’ a Muro Leccese in uno stabile di proprietà dello stesso Ruggeri attraverso un contratto di locazione con un canone di 1000 euro al mese. Ma secondo i magistrati, l’utilità principale che Ruggeri ha ottenuto dall’operazione, sarebbe stata una quota non irrilevante della Prodi’a. Tutto ciò mentre, la stessa Regione, bocciava la richiesta di autorizzazione a praticare le tecniche di II livello alla Pma privata di Nardo’ Tecnomed, fondata dal professore Lamberto Coppola, pioniere in Puglia delle tecniche di procreazione assistita.

La domanda di Tecnomed venne respinta con un documento firmato, tra gli altri, dal dirigente ed ex capo della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, arrestato nel dicembre scorso con l’accusa di avere intascato una tangente da un imprenditore. «Nella specie, il captato, documenta le pressioni – si ravvisa nell’ordinanza – esercitate da Ruggeri sui funzionari regionali competenti, appartenenti al settore del suo stesso assessorato, finalizzate a far conseguire a Quarta Elio Vito (coordinatore della struttura sanitaria e socio della società I Giardini di Asclepio, ndr), in favore del centro medico specialistico Prodi’a, gestito dalla suddetta società, ad esercitare attività di Pma di I Livello, nonché al fine di velocizzare la procedura di accreditamento …».

Le captazioni degli inquirenti sembrano dimostrare rapporti ben consolidati tra Ruggeri e Quarta. Tanto che quest’ultimo puntava ad ottenere anche l’accreditamento per il II Livello (inseminazione intrauterina). Nella intercettazione di un dialogo con Ruggeri, Quarta afferma di voler inviare «un pensiero a quelli di Bari», aggiungendo «…se lo dobbiamo fare facciamolo …ma è chiaro che gli amici nostri ci stanno favorendo …».

Il dialogo tra i due va avanti e lo stesso Quarta parla dell’assegnazione di una quota societaria a Ruggeri, affermando che «è chiaro che quando faremo l’aumento di capitale come possiamo fare o come dovremmo fare le spese, non voglio decidere solo io perché ci deve essere se tu hai il 30 e io il 20 e abbiamo la maggioranza, dobbiamo decidere se conviene farlo in un certo modo …».

L’inchiesta, oltre ai cinque ai domiciliari, vede una trentina di indagati, tra cui il direttore generale dell’Asl di Lecce, Rodolfo Rollo, che avrebbe ottenuto l’assunzione del figlio all’ospedale Panico di Tricase, una pia fondazione diretta da suor Margherita Bramato, pure lei indagata. Dopo avere appreso di essere indagato, Rodolfo Rollo ha rassegnato le dimissioni, accolte dalla giunta regionale, che ha nominato Stefano Rossi commissario straordinario dell’Asl.

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