Energia, nel centrosinistra è scontro sulla realizzazione dell’eolico off-shore in Puglia

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Sulla realizzazione di un mega impianto eolico off-shore in Salento è ancora scontro nella maggioranza di centrosinistra della Puglia.

Dopo le dichiarazioni in Consiglio regionale dell’assessora all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio, che si è detta a favore dell’eolico ma nel rispetto del paesaggio, arriva la presa di posizione del consigliere del Pd, Fabiano Amati: «Il Consiglio regionale – ricorda – è a favore degli impianti eolici offshore. Tutti. E ciò è stato detto con un voto formale, favorevole e ambientalista. Una dichiarazione contraria orale, equivoca e inquinante dell’assessore all’Ambiente, peraltro pronunciato dopo aver confessato di non conoscere il progetto, non è in grado di mutare il voto invece consapevole e informato del Consiglio regionale. E’ forse l’ora di smetterla con queste manfrine politiciste, messe su per assecondare dubbi campanilistici, in un momento così grave per il mondo, per l’Europa, per l’Italia e per le tasche delle persone normali. Basti pensare alle bollette. Se qualcuno intende giocare al ‘piccolo’ paesaggista, aggredendo i valori ambientali e portandoci in regalo l’alternativa dell’inquinamento, delle malattie, della povertà e della guerra, è pregato di farlo in un momento più calmo e meno rischioso per le sorti dell’umanità. L’eolico offshore è un grande contributo al disinquinamento e alla prevenzione delle malattie».

Quindi sembra che in consiglio regionale convivano nella sinistra due idee differenti sulla questione dell’eolico off shore; la prima dice che le pale vanno bene ad ogni costo e in ogni dove evocando guerre e pestilenze, inflazione e problemi sociali; mentre un’altra dice di avere un occhio per il paesaggio senza precisare altro. Questa seconda categoria è chiamata politicamente del “piccolo paesaggista”. Così diviene credibile l’indiscrezione per la quale sembra che stia per decollare anche un’altra promettente corrente della sinistra quella delle “giovani marmotte animaliste” che si occuperà delle pellicce da vietare con ogni mezzo.

Però non molto tempo fa la giunta Vendola “prima maniera” era contraria agli impianti eolici su terra ferma e per questo fu votata. Poi la capacità esortativa delle multinazionali è riuscita a modificare il nostro ambiente terrestre in modo biblico e cioè permanente e totale.

Oggi siamo nella stessa condizione: esiste la necessità di produrre energia “pulita” e quindi non si bada alla modifica del paesaggio; modifica che non è ancora considerata cosa sporca: ma come si fa? Avendo proceduto in quella maniera alcuni lustri fa tra vigne e uliveti si intende replicare la stessa esperienza in mare; d’altronde se nessuno ha protestato significativamente per lo scempio sulla terra ferma perché ci si dovrebbe arrabbiare per quello in mare fuori dalla vista dei rivieraschi?

Che la sinistra non possieda la cultura ambientalista e energetica, né separate né congiunte pare evidente dai fatti detti, ma che neanche la destra abbia idee è veramente scandaloso: la destra è ambientalista o asseconda gli interessi delle multinazionali?

Ma serve chiedersi: dopo che abbiamo sacrificato il paesaggio avremo una bolletta più leggera? E di quanto? Oppure sarà come adesso che non cambia nulla? E se non cambia nulla per quale insana ragione dovremmo sacrificare il paesaggio visto che siamo i primi produttori di energia da sole e vento d’Italia?? Come mai la Regione non individua un sito dove collocare i nuovi insediamenti evitando così di distruggere anche il piccolissimo piacere di pescare o di navigare per piccoli e grandi imbarcazioni?

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