Balneari, la Corte europea deciderà su proroga concessioni e direttiva Bolkestein

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Il Tar di Lecce ha rinviato alla Corte di giustizia europea la decisione riguardante il ricorso presentato da diversi operatori balneari contro l’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato (Agcm), che si era opposta all’estensione delle concessioni demaniali marittime al 2033.

I giudici amministrativi salentini hanno elaborato nove quesiti, che dovranno essere ora esaminati dalla Corte europea, sollevando dubbi sulla applicazione della direttiva Bolkestein con particolare riguardo alla liberalizzazione delle concessioni balneari. Tale direttiva, contestata dai balneari italiani, impone agli stati di pubblicare appositi bandi pubblici per l’assegnazione delle concessioni. Tra il 2020 e il 2021 l’Agcm ha presentato numerose diffide contro le amministrazioni comunali che avevano rilasciato la proroga delle concessioni balneari fino al 2033, disposta dalla legge italiana 145/2018.

Secondo l’Antitrust, infatti, l’estensione di quindici anni era in contrasto con il diritto europeo che vieta le proroghe automatiche e generalizzate sulle concessioni e in particolare con la direttiva Bolkestein del 2006. Alcuni Comuni hanno deciso di ignorare le diffide dell’Antitrust, mentre altri hanno preferito ritirare il rilascio della proroga al 2033. Nel novembre 2021 il Consiglio di Stato ha annullato la proroga al 2033 dichiarandola in contrasto col diritto comunitario e ha imposto al legislatore italiano di riassegnare tutte le concessioni tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2023.

Per applicare le disposizioni di Palazzo Spada, lo scorso febbraio il consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità un emendamento al disegno di legge sulla concorrenza che attualmente si trova in discussione al Senato. Nel frattempo, però, i ricorsi dei balneari contro l’Agcm sono andati avanti e stamattina è arrivata la decisione del tribunale amministrativo leccese presieduto dal giudice Antonio Pasca.

Con la sentenza pubblicata oggi, il Tar di Lecce si è espresso sul ricorso di quattordici operatori balneari di Ginosa (Taranto) con l’intervento ad opponendum delle associazioni di categoria Sib-Confcommercio e Federazione imprese demaniali, le quali contestavano al Comune di Ginosa l’annullamento della determina con cui si era disposta l’estensione delle concessioni balneari al 2033, avvenuto in seguito alla diffida dell’Antitrust. I giudici amministrativi, in particolare, affermano che «sebbene l’attuazione della direttiva in materia di concorrenza non sembri rientrare nell’ambito delle ordinarie competenze relative alla gestione delle concessioni demaniali marittime, oggetto della sub-delega ai Comuni, l’azione amministrativa in materia di attuazione della direttiva Bolkestein nel settore delle concessioni demaniali marittime si è concretamente attuata nel sistema italiano attraverso la competenza dei singoli Comuni. La riconosciuta e radicata competenza dei Comuni e, per essi, dei singoli dirigenti di settore non avrebbe tuttavia integrato profili di criticità qualora lo Stato Italiano avesse provveduto ad approvare una specifica normativa di effettiva attuazione della direttiva Bolkestein, idonea a garantirne effettiva e uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale».

Il Tar di Lecce, inoltre, precisa: «In assenza di una effettiva legge di attuazione della direttiva e di una regolazione della materia con norme vincolanti ed efficaci sull’intero territorio nazionale, la competenza dei singoli dirigenti comunali ha intanto determinato uno stato di caos e di assoluta incertezza del diritto, con gravi ricadute negative sull’economia dell’intero settore, un settore strategico per l’economia nazionale. Così, ad esempio, alcuni Comuni hanno applicato la legge nazionale e concesso la proroga fino al 31 dicembre 2033, altri hanno espresso diniego disapplicando la norma nazionale (senza tuttavia applicare quella unionale), altri ancora, dopo aver accordato la proroga, ne hanno disposto l’annullamento in autotutela, altri infine sono rimasti semplicemente inerti rispetto alle istanze di proroga avanzate dai concessionari».

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