Caporalato. Riparte processo a Lecce contro riduzione in schiavitù, Emiliano: «Avanti sulla strada della legalità»

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«E una svolta decisiva del maxi processo ‘Sabr’ che apre un importante spiraglio nella difesa dei diritti e della dignità umana, per cui, come Regione, ci siamo battuti e continueremo a farlo».

E il commento del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, alla notizia dell’annullamento con rinvio della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Lecce che aveva assolto nell’aprile del 2019 gli imprenditori e i caporali accusati di aver ridotto in schiavitù i lavoratori stagionali impiegati nella campagne di Boncuri, a Nardò (Lecce). «Bisogna proseguire sulla strada della legalità – aggiunge il presidente Emiliano – . Il caporalato di oggi non è più quello di una volta e determina ancora un controllo violento del territorio rurale e mette in discussione non solo la vita, ma la dignità dei lavoratori, in particolare dei lavoratori migranti». 

«La vicenda, come tutti ricordano –  prosegue l’assessore all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio, che per conto della Regione Puglia presentò ricorso avverso la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Lecce, insieme ai legali dei lavoratori coinvolti, della Cgil e alla Procura generale del capoluogo salentino  -, aveva toccato da vicino la comunità pugliese e non solo, portando alla luce, secondo l’accusa, una rete di imprenditori e caporali che avrebbero ridotto in schiavitù lavoratori stagionali impiegati nelle campagne di Boncuri, a Nardò. Lavoratori, per lo più migranti, i quali decisero di ribellarsi, trovando al loro fianco le istituzioni, le organizzazioni sindacali e associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani”. 

Il processo di primo grado aveva fatto emergere condizioni di schiavitù in cui i lavoratori erano costretti a sottostare, pena la perdita del lavoro: condizioni igieniche a dir poco precarie e insalubri, mezzi di trasporto sovraffollati e giacigli fatiscenti ove passavano la notte. 

«Alla sentenza di secondo grado – continua Maraschio –, che aveva cancellato le accuse di caporalato, siamo ricorsi in appello ottenendo l’annullamento e rinvio. La Regione continuerà nell’iter processuale a sostenere la fondatezza dell’impianto accusatorio della Procura della Repubblica di Lecce». «Da parte nostra, continueremo a mettere in atto ogni azione e strategia per arginare il fenomeno dello sfruttamento del lavoro nei campi attraverso interventi che tutelino i diritti dei lavoratori stagionali. Vorrei ricordare, a tal proposito, l’ordinanza del sindaco di Nardò e poi estesa dal presidente Emiliano a tutta la Regione, che ha vietato il lavoro nelle ore più esposte al caldo torrido estivo, ma anche l’organizzazione, da parte della Regione, di aree attrezzate per l’ospitalità dei migranti lavoratori. La Puglia – conclude – deve continuare ad essere terra d’accoglienza e terra di diritti per tutti’».

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