Nazionalizziamo il petrolio lucano

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l’Italia grazie al petrolio meridionale è il secondo produttore di petrolio d’Europa dopo la Norvegia. In tutto il mondo dove c’è il petrolio vi sono un sacco di soldi; non in Italia e men che meno in Lucania. Da tempo si sarebbe dovuto mettere mano a questa anomalia, ma non si è fatto nulla. Questa offesa alla intelligenza di tutti gli italiani e segnatamente dei meridionali -lucani in testa- adesso diviene blocco dei trasporti merci per il caro carburante e inflazione galoppante con stipendi invariati; mentre c’è una guerra che, si dice, (ma non vogliamo crederci) può divenire molto più grande. E siamo talmente stupidi da entrare in questa guerra dalla porta di servizio armando ulteriormente uno dei contendenti.

Ci sono, come si vede, tutte le condizioni della forza maggiore per procedere alla nazionalizzazione almeno temporanea per cinque anni del nostro petrolio e garantire almeno agli autotrasportatori, ai pescatori e ai contadini un prezzo non superiore ad un euro il litro in funzione calmieratrice (anche se parziale) dell’inflazione. Certo non è cosa semplice se a governare ci sono persone legate a filo doppio con le multinazionali (come mai il governo non mostra la propria determinazione ai petrolieri? E come mai nessun partito nel governo manco ipotizza una cosa del genere?); ma è anche vero che questa governance ha fatto danni enormi anche in altri settori come quello del greenpass e dei rapporti internazionali. Quindi di ragioni per cambiare filosofia di governo ve ne sono tante e tutte determinanti:solo un nuovo governo può cambiare radicalmente i rapporti con la Russia così compromessi dall’attuale politica!

Quindi questa è la classica goccia che deve far traboccare il vaso: lo sciopero dell’autotrasporto che ha già gettato nel panico le nostre famiglie ed imprese non può essere uno sciopero di categoria per scopi di settore ma deve puntare -assieme a tutti gli italiani- a rivedere dalle fondamenta la filosofia di governo e puntare a meglio rappresentare gli interessi e la cultura di noi tutti che non siamo né bellicisti, né fessi. Almeno in fatto di petrolio non è il caso di dire “prima gli italiani?” come tutti in tutto il mondo?

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