Minacce all’associazione “Italiani Amici della Russia”, partono le querele

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Quando, giorni fa, abbiamo detto che era necessario abbassare i toni ( perché si stavano creando le condizioni, internamente al nostro Paese, per una campagna d’odio nei confronti dei cittadini russi e non solo, ed esternamente all’Italia, per una perdita sostanziale del nostro appeal diplomatico nei confronti del Cremlino ai fini di un eventuale mediazione italiana per una risoluzione pacifica della crisi ucraina) non ci sbagliavamo affatto. Non sollevavamo polveroni vittimistici.

Ed ora che, anche la nostra organizzazione, unitamente a tante altre similari, è stata minacciata a mezzo web, siamo ancora più convinti e determinati riguardo il nostro modus operandi che, ricordiamolo, si basa rispetto a ciò che sta accadendo ad Est, esclusivamente sulla buona volontà, la mediazione e la ricerca della pace. Costi quel che costi, per il bene degli Ucraini, dei Russi, ma soprattutto degli Italiani. Giacché non siamo “filorussi” o non so cosa peggio, ma italiani patriottici e propositori di certe visioni, anche e soprattutto geopolitiche. Certo, ora soprattutto, non cantiamo nel coro o non impariamo il copione. Gli amanti del bel recitare e declamare possono scegliere altri teatri.

Nonostante ciò, vi è chi, ieri sera, ci ha inviato una mail delirante e minacciosa dal seguente tenore: «..….Chiudete immediatamente la vostra sede e sparite dalla circolazione! anche dal web! … il nostro gruppo è molto deciso a proteggere gli italiani dal pericolo alimentato dagli animali russi … comunicate anche ai vostri associati di nascondere che sono russi o filorussi poiché, grazie a Putin, sta nascendo in italia e negli altri paesi un movimento simile a quello che fu contro gli ebrei al tempo nel nazismo … ..».

Ebbene, premesso che noi non abbiamo paura di simili farneticazioni e che la convivenza civile è l’unico vero bene che deve essere tutelato dalle istituzioni, è fuor di dubbio che il Governo dovrebbe rivedere, unitamente a tutti gli organi d’informazione, la narrazione di questa crisi diplomatico/militare.

Non può esistere, infatti, a rigor di logica, in una qualsiasi discussione, ed a maggior ragione in una guerra, un senso unidirezionale della verità e quindi delle responsabilità su ciò che sta accadendo.

Quando ciò accade si passa inevitabilmente dalla Civiltà al campo dell’arbitrarietà e dell’irrazionalità (insomma dell’ormai ben noto e analizzato Pensiero Unico). Irrazionalità che, ad esempio, si sta manifestando con tutta la propria forza da parte del nostro Paese, attraverso la scelta di voler sanzionare la Federazione Russa, in quanto queste sanzioni, come già comprovato in passato, non lederanno come auspicato l’economia di Mosca (già organizzata per simili tempeste e proiettata verso la Cina e gli altri colossi del BRIC) ma, semmai, le economie occidentali, e in particolar modo quella italiana.

Stiamo seriamente soffiando sul fuoco, non solo in ambito internazionale ma anche sul fronte interno rispetto alla coesione sociale del Paese. La gravissima situazione dei pescatori e degli autotrasportatori, legata al caro carburanti, non è che la punta dell’iceberg: è umanamente impossibile pensare di poter fare a meno, dalla sera alla mattina, del 46% del gas russo, quando la realizzazione e l’attuazione di un serio piano B in ambito energetico richiederebbe, almeno, una decina d’anni … nel frattempo, la nostra economia e la convivenza civile che fine farebbero?

Suvvia, siamo seri! O ci piaccia o non ci piaccia, dobbiamo necessariamente riconoscere che esistono ancora dei blocchi con le relative sfere d’influenza, e “cortili di casa” soprattutto (questi ultimi in primis il buon senso e un genuino anelito alla pace suggerirebbero di non insidiare). L’Ucraina, al di là di quello che possano pensare a Kiev e Bruxelles, ricade, di fatto, nel “cortile di casa” di Mosca.

D’altronde il segnale lanciato da Lavrov in quel di Turchia ci sembra abbastanza evidente. «Non ci fidiamo più dei nostri partner occidentali, vogliamo un incontro con gli Stati Uniti per avere, in fase di trattativa, la certezza che, in futuro, non vi siano atti antirussi in Ucraina».

E’ su questo concreto e non ideologico punto cruciale, a nostro modesto parere, che il nostro Paese dovrebbe lavorare, e non a fomentare sanzioni, invio di armi, o odio culturale.

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