Pesca, Coldiretti: “Caro gasolio blocca flotta pugliese”

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 “Il caro energia, con un aumento medio in un anno del 67% del prezzo medio del gasolio, ferma in banchina la flotta dei pescherecci pugliesi costretti a navigare in perdita o a tagliare le uscite favorendo le importazioni di pesce straniero”. L’allarme arriva da Impresapesca Coldiretti della Puglia, in seguito all’impennata dei prezzi dei carburanti con le quotazioni del petrolio in lieve calo dopo la nuova fiammata delle vigilia che ha portato i prezzi del greggio sopra i 95 dollari per la prima volta dal 2014. A fronte di questo scenario critico, l’estensione della Cisoa agricola al settore della pesca, strumento introdotto dalla legge di Bilancio per il 2022, che aveva l’obiettivo di garantire un ammortizzatore sociale strutturato anche a questo settore, “si e’ dimostrato in realta’ una scatola vuota – denuncia Impresapesca Coldiretti- a causa dell’esclusione dei vari periodi di fermo pesca dalle causali”.

Secondo Federpesca e Impresapesca Coldiretti, “ci sono aggravi di ulteriori costi, ma nulla in concreto cambia per il sostegno al reddito dei lavoratori e peraltro la contribuzione, in assenza di previsioni ad hoc, e’ calcolata sulla base dell’aliquota dovuta per gli operai agricoli ed e’ a carico delle imprese a partire da questo mese”.


L’effetto dell’incremento del prezzo medio del gasolio , secondo Coldiretti regionale, si ripercuote sull’attivita’ dei pescherecci già duramente colpiti dalla riduzione delle giornate di pesca. Oltre la metà dei costi che le aziende ittiche devono sostenere è rappresentata proprio dal carburante. “Con gli attuali ricavi la maggior parte delle imprese di pesca – spiega Impresapesca – non riesce a coprire nemmeno i costi energetici oltre alle altre voci che gli armatori devono sostenere per la normale attivita’. Di questo passo uscire in mare non sara’ economicamente sostenibile”.

In base a dati forniti da Coldiretti, quasi 8 pesci su 10 consumati sono stranieri, spesso senza che i consumatori lo sappiano, soprattutto a causa della mancanza dell’obbligo dell’indicazione di origine sugli alimenti consumati al ristorante che consente di spacciare per nostrani prodotti provenienti dall’estero che hanno meno garanzie rispetto a quello Made in Italy. “Senza adeguate ed urgenti misure per calmierare il costo del carburante le imbarcazioni saranno costrette a pescare in perdita – denuncia ancora Coldiretti – se non addirittura a restare in banchina con gravi ripercussioni sulla filiera e sull’occupazione per un settore  che ha già perso negli ultimi 30 anni oltre un terzo delle imprese e 18.000 posti di lavoro, con un contestuale aumento delle importazioni dal 27% al 33%”.

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