Csm: Emiliano, la riforma scoraggia l’impegno dei magistrati in politica

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La riforma è opinabile ma ha il pregio di prendere una posizione chiara. Ed è per questo che io la sostengo”. Lo afferma il presidente della Regione Puglia e magistrato in aspettativa, Michele Emiliano, parlando in una intervista al Corriere del Mezzogiorno della riforma del Csm che vieta a chi ha ricoperto ruoli in politica di tornare a vestire la toga. Emiliano, da magistrato in aspettativa, ha ricoperto il ruolo di sindaco, di presidente e segretario del Pd Puglia, e di presidente della Regione. Al momento, non è iscritto ad alcun partito. E questo, osserva, “basterebbe a tutelare la mia imparzialità per il caso in cui rientrassi in servizio”.

Per Emiliano, “nella crisi di immagine di partiti e magistratura si ritiene, con la riforma, di scoraggiare l’impegno dei magistrati in politica dicendogli che non potranno più rimettere la toga. E attualmente la strategia di scoraggiamento è fondata sul pregiudicare la carriera politica dei magistrati eletti vietandogli di partecipare alla vita dei partiti”. “Per fortuna – rileva – la riforma non licenzia il magistrato di rientro dal mandato elettorale, ma lo inserisce in ruolo equivalente nella organizzazione dello Stato. Si può non essere d’accordo, ma l’ipocrisia del sistema attuale finalmente sparisce”.

“Almeno – prosegue – non li buttano per strada, accontentiamoci. Lasciano la possibilità di tornare a lavorare dopo il mandato elettorale, che mi sembra il minimo. Voglio ricordare che proprio quel lavoro, ottenuto attraverso un concorso pubblico, da’ al magistrato in politica la libertà più grande e cioè quella di poter lasciare la politica senza trasformarla in un mestiere. Sono pronto a servire il mio Paese nella maniera in cui mi verrà chiesto”. 

La riforma riuscirà a fermare il fenomeno delle correnti?, viene infine chiesto a Emiliano: “Assolutamente no – risponde – Il Csm sarà eletto con candidati in liste. E dietro ogni lista c’è comunque una corrente”.

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